
(METEOGIORNALE.IT) Il meteo dei prossimi giorni ci racconta di una parentesi mite e anticiclonica che poco si confà all’inverno, ma sopra di noi, molto sopra di noi, sta iniziando a muoversi qualcosa che merita attenzione. Chi segue la dinamica stratosferica sa bene che spesso i segnali più importanti arrivano da quote dove l’aria è rarefatta, il vento corre veloce e ogni piccola variazione può anticipare cambiamenti enormi nel tempo che vivremo al suolo. Ed è proprio lì, intorno ai 30 km di altezza, che i modelli stanno tracciando un possibile scenario davvero intrigante.
Nelle ultime emissioni, la media degli scenari previsti dall’ECMWF mostra un riscaldamento stratosferico non più concentrato sopra il Canada come abbiamo visto con il recente canadian warming, ma posizionato in un’area diversa e molto più strategica: lo stretto di Bering. È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché da quella regione il flusso perturbato può essere disturbato in modo più diretto, con ripercussioni sulla struttura del Vortice Polare.
L’azione descritta dai modelli suggerisce quasi una sorta di “tenaglia”: da una parte l’impulso caldo proveniente dal Pacifico settentrionale, dall’altra una risposta dinamica sul settore nord-atlantico. Tra questi due poli si intravede un possibile accenno di bilobazione, cioè una divisione del vortice polare in due lobi distinti. È una configurazione che non si vede spesso e che, quando compare, può alterare profondamente il disegno delle correnti e la circolazione invernale su scala emisferica.
Non siamo ancora davanti a un evento conclamato, bisogna dirlo con chiarezza. Ma rispetto alle settimane scorse, lo scenario adesso è molto più vivo e meno monolitico. E quando la stratosfera comincia a cambiare ritmo, chi fa previsioni sa che è il momento di sedersi, osservare e non dare nulla per scontato. È un po’ come percepire un cambio di tonalità in una musica che conosciamo bene: la melodia è la stessa, ma la direzione sembra un’altra.
Sul fronte troposferico, cioè quello che viviamo ogni giorno, la “coda” delle proiezioni dei modelli principali suggerisce un possibile ritorno delle piogge e di un clima più frizzante poco prima di Natale. Un segnale che merita di essere seguito: dopo settimane dominate da alte pressioni insistenti, anche una normale perturbazione può diventare un indizio di un meccanismo più grande che si sta ricalibrando.
Il meteo, insomma, potrebbe presto raccontarci qualcosa di nuovo: non siamo ancora nel territorio delle certezze, ma i segnali che arrivano dalla stratosfera indicano che l’inverno potrebbe voler cambiare passo. E quando la macchina atmosferica decide di rimescolare le carte, spesso lo fa in silenzio, molto prima che noi ce ne accorgiamo al suolo. Continuiamo a osservare: lo spettacolo, forse, è appena iniziato.
Ci ritorneremo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.
