
(METEOGIORNALE.IT) L’alta pressione subtropicale è pronta a riprendere in mano le redini del meteo su tutta la nostra penisola e addirittura su gran parte del Mediterraneo. Non sarà una toccata e fuga dal bel tempo, bensì un anticiclone ad Omega che potrebbe persistere e avvolgere tutto il nostro stivale per almeno una settimana. Almeno fino al 15 dicembre il tempo sarà molto stabile, le temperature aumenteranno laddove splenderà il Sole e torneranno anche fitte nebbie che causeranno un sensibile incremento dell’inquinamento su molte città.
Inquinamento in aumento dall’Immacolata
Questa particolare configurazione anticiclonica, tipica delle grandi fasi di blocco atmosferico, contribuisce a rendere l’aria estremamente stabile dalla superficie fino a diversi chilometri di altezza.
Il risultato è la totale assenza di rimescolamento verticale: l’atmosfera si “addormenta”, le masse d’aria rimangono intrappolate negli stessi strati e ogni forma di inquinamento resta confinata nei bassi livelli. È una situazione che in Val Padana conoscono molto bene, soprattutto quando l’alta pressione arriva nel cuore della stagione fredda.
Nubi basse, nebbie e polveri sottili in forte aumento
Sarà proprio questo il problema principale della settimana entrante. Il ritorno della nebbia, persistente non solo di notte ma anche di giorno sulla valle padana, favorirà un aumento delle concentrazioni di polveri sottili, PM10 e inquinanti vari soprattutto a ridosso dei principali centri urbani e dei poli industriali.
Considerando che il promontorio sub-tropicale resterà ben saldo su tutta Italia per ben 7 giorni, è chiaro che le concentrazioni di inquinanti aumenteranno sensibilmente giorno dopo giorno poiché mancheranno ricambi d’aria degni di nota e le nebbie avranno modo di intensificarsi sempre più di ora in ora.
Ecco cosa comporterà questa situazione:
- Accumulo continuo di inquinanti nelle città e nelle aree industriali.
- Nebbie persistenti, favorite dall’umidità e dall’assenza di vento.

Un mix pericoloso: PM10, PM2.5 e altri inquinanti
Oltre al PM10, nelle nebbie padane tendono ad accumularsi altre sostanze fortemente irritanti o nocive, come biossido di azoto proveniente dal traffico e dagli impianti di riscaldamento, particolato ultrafine PM2.5 capace di penetrare in profondità nei polmoni, ozono residuo della stagione precedente e composti organici volatili che, intrappolati nella cappa di umidità e freddo, subiscono trasformazioni chimiche che li rendono ancora più aggressivi.
In condizioni normali, anche una semplice perturbazione o un modesto vento sarebbero sufficienti a “ripulire” la bassa atmosfera, ma in presenza di un anticiclone così robusto la ventilazione è assente e l’inquinamento si accumula come dentro un contenitore chiuso.
L’inversione termica, in montagna sembrerà Primavera
Queste nebbie saranno favorite chiaramente dal fenomeno dell’irraggiamento notturno, ovvero quel processo che permette ai terreni e al suolo di perdere rapidamente calore durante le ore di buio, concentrando ulteriormente l’umidità presente nei bassi strati dell’atmosfera.
Più la temperatura si abbassa e più aumenta l’umidità relativa nell’aria, ragion per cui non appena arriva al 100% questa si tramuta in nebbia. Inoltre, mancando il vento, la nebbia è in grado di persistere per giorni e giorni fino a creare una vera e propria cappa nebbiosa che avvolge le pianure e dalla quale gli inquinanti non hanno modo di fuggire.
Le nebbie sono alla base del fenomeno dell’inversione termica, ovvero il ribaltamento del normale andamento della temperatura con la quota. In condizioni atmosferiche ordinarie l’aria si raffredda man mano che si sale di quota, ma nei periodi anticiclonici accade esattamente il contrario: l’aria fredda e densa scivola verso il basso e rimane intrappolata in pianura, mentre uno strato più caldo si colloca sopra di essa creando un vero “coperchio” termico che impedisce qualsiasi risalita dell’aria umida e inquinata.
Le città più colpite
Città come Milano, Bologna, Verona, Cremona, Mantova, Modena, Parma, Piacenza dovranno fare i conti con fitte nebbie per giorni e giorni, ma non escludiamo che le nebbie possano allungarsi fin sulla Val Padana orientale, tutto l’alto Adriatico e addirittura la Romagna. Avremo banchi di nebbia anche nelle valli appenniniche e in quelle alpine.
La Val Padana, con la sua conformazione chiusa su tre lati e la scarsa ventilazione naturale, rappresenta uno dei luoghi più soggetti a questo tipo di fenomeni. L’aria tende letteralmente a ristagnare come in una grande conca e, a differenza delle zone costiere che beneficiano di un ricambio più frequente, le pianure interne accumulano umidità e inquinamento con estrema facilità. Anche le valli alpine e appenniniche, soprattutto quelle strette e profonde, sono soggette a microclimi simili poiché la massa d’aria fredda discende verso il fondo valle durante la notte e resta intrappolata fino al mattino successivo.
Zero termico alle stelle
Al di sopra di questi fitti banchi di nebbia splenderà il Sole, ovvero in collina e in montagna, dove tutto sembra tranne che inverno. A dirla tutta l’inversione termica sarà davvero impressionante per il periodo, visto che in pianura avremo nebbie, grigiore e clima più freddo, mentre in alta quota le temperature saranno simili a quelle primaverili.
Addirittura lo zero termico schizzerà al di sopra dei 3000 m di altitudine già a partire dall’Immacolata, un grosso problema per i ghiacci e la neve caduta nelle ultime settimane in montagna.
Per il ritorno delle piogge e di venti in grado di spazzar via nebbie e inquinamento, bisognerà attendere la terza settimana del mese.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
