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      Home » Gennaio-Febbraio, i mesi più duri dell’Inverno: qualcosa è cambiato
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      Gennaio-Febbraio, i mesi più duri dell’Inverno: qualcosa è cambiato

      Oggi è ancora così?

      Ivan Gaddari
      Ivan Gaddari
      Pubblicato: 29/12/2025
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      4 Min Lettura
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      Negli ultimi anni i mesi di Gennaio e Febbraio hanno mostrato un andamento meteo-climatico caratterizzato da una marcata variabilità, influenzata da fenomeni globali e locali. Questo periodo dell’anno, tradizionalmente associato al freddo invernale e alla neve, ha visto alternarsi ondate di calore anomalo, precipitazioni irregolari e in qualche caso anche eventi estremi

       

      Proviamo a ripercorrere insieme ciò che ha caratterizzato i due mesi invernali per antonomasia. Nel 2022 l’Inverno fu segnato da un Gennaio insolitamente mite su gran parte delle nostre regioni, con temperature spesso e volentieri superiori alle medie stagionali soprattutto nelle regioni del Centro Nord.

       

      Questa anomalia fu causata da una persistente Alta Pressione che bloccò l’ingresso di masse d’aria fredda provenienti dal nord e dall’est Europa. La scarsità di neve nelle Alpi, soprattutto a quote medio-basse, destò non poca preoccupazione. Febbraio segnò un parziale cambio di passo, ci fu infatti il passaggio di una serie di perturbazioni che riportarono neve sulle Alpi e lungo la dorsale appenninica, ma il deficit idrico accumulato nei mesi precedenti non fu colmato.

       

      Nel 2023 le prime settimane dell’anno mostrarono un andamento ancora più estremo. Gennaio fu segnato da temperature estremamente elevate per il periodo, addirittura con punte di oltre 10 °C rispetto alle medie stagionali. Quest’anomalia fu accompagnata da una quasi totale assenza di precipitazioni significative, aggravando una situazione di siccità che si protraeva dall’Autunno. Febbraio fece registrare una breve ma intensa ondata di freddo, con nevicate abbondanti in alcune zone del Centro e del Sud Italia, ma la sua durata fu effimera e non sufficiente a ristabilire un minimo di normalità.

       

      Nel 2024 l’andamento meteo climatico è stato influenzato dalla presenza di El Niño, ovviamente fenomeno a scala globale ma capace di ripercuotersi in vario modo anche sul nostro tempo. Gennaio vide alternarsi periodi insolitamente caldi e ondate di freddo intenso, con una distribuzione delle precipitazioni molto irregolare. In alcune aree d’Italia, ad esempio al Nord, si verificò un prolungato periodo di stabilità atmosferica, accompagnato da nebbie persistenti a causa di forti inversioni termiche. Febbraio vide l’arrivo di perturbazioni più organizzate, con neve abbondante nelle regioni alpine e sull’Appennino centro settentrionale. Tuttavia gli episodi di pioggia intensa e localizzata causarono notevoli disagi in alcune regioni d’Italia.

       

      Nel 2025 abbiamo avuto mesi di Gennaio e Febbraio molto simili ai 3 anni precedenti, quindi evitiamo di andare nel particolare. Diciamo che il 2026 potrebbe rappresentare in qualche modo l’anno della svolta, temporanea o no vedremo a tempo debito. Forse per via de La Nina, forse per la QBO negativa, pattern dei quali abbiamo parlato in svariate occasioni.

       

      Le ondate di calore anomalo, le variazioni nella frequenza e nell’intensità delle nevicate e l’aumento degli eventi estremi sottolineano la necessità di un cambiamento capace di riportarci l’Inverno di un tempo, quell’Inverno che sembra essersi smarrito da troppo tempo e del quale vi sarebbe davvero necessità.

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      TAG:analisi meteoclima recenteGennaio Febbraioinvernoinverno che cambiamesi più freddimeteo invernalestagionitemperature invernalitendenza climatica
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