Stratwarming e Inverno: cosa può succedere davvero. Come stanno i fatti, situazione ed evoluzione meteo di Dicembre.
Il grande riscaldamento in quota sul Nord America
(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni, a circa 30 chilometri di altezza sopra il Nord America, l’aria si sta scaldando in modo impressionante. Parliamo di un riscaldamento stratosferico con temperature fino a circa 40°C sopra la media: un’enormità, dal punto di vista fisico.
Siamo vicini a quella soglia critica in cui la circolazione dei venti in alta quota – i venti che ruotano attorno al Vortice Polare – può iniziare a cambiare bruscamente. Quando questa macchina si inceppa, il colpo di scena arriva più in basso: l’atmosfera delle medie latitudini, Europa compresa, ne risente in modo diretto.
Quando il Vortice Polare viene disturbato o addirittura indebolito da uno Stratwarming molto forte, il gelo accumulato in Siberia ha la strada spianata per essere “traghettato” verso l’Europa. È in queste fasi che nascono le grandi ondate di freddo di cui si parla per anni.
Come si muove lo Stratwarming: fasi, spostamenti, incognite
I modelli matematici ci permettono di seguire l’evoluzione di questo riscaldamento stratosferico – il famoso Stratwarming – quasi come se avessimo una radiografia dell’alta atmosfera.
Secondo le simulazioni attuali siamo in una fase destinata a indebolirsi: il primo episodio di Stratwarming tenderà a calare, cambiare forma, distendersi verso l’Atlantico e poi verso la Siberia, perdendo parte della sua energia iniziale.
In attesa di cosa? Di un nuovo possibile impulso. I modelli intravedono infatti attorno al 13 dicembre un altro riscaldamento stratosferico importante, questa volta con centro proprio sulla Siberia. Anche qui, le anomalie termiche in alta quota potrebbero tornare su valori prossimi ai 40°C sopra la media, forse poco più.
Il punto, però, è cruciale: questo secondo riscaldamento – almeno allo stato attuale – potrebbe non essere abbastanza forte da invertire il flusso dei venti zonali, cioè i venti che scorrono da ovest verso est in alta quota. Senza inversione, niente collegamento diretto e strutturato tra gelo siberiano e Europa.
Verso il 18 dicembre, invece, il nucleo di aria molto calda in altissima quota sembra di nuovo volersi spostare verso il Nord America. È lì che, se il riscaldamento dovesse intensificarsi ulteriormente, si potrebbe entrare nella “finestra ideale” per un forte Stratwarming capace di rompere il Vortice Polare, invertire i venti in alta quota e propagare il disturbo fino ai livelli più bassi dell’atmosfera, attivando le famose ondate di gelo.
Siamo, insomma, in quel periodo stagionale in cui questi eventi estremi diventano statisticamente più probabili. Ma – ed è un ma importante – ad oggi i modelli non mostrano ancora con chiarezza un’impennata così netta del riscaldamento stratosferico da parlare di evento estremo conclamato.
Dicembre e gelo da Stratwarming: cosa è realistico aspettarsi
Cosa significa, tradotto in pratica, per il mese di dicembre?
In teoria, se le simulazioni venissero confermate, tutto dicembre non dovrebbe essere dominato da ondate di freddo direttamente indotte da un grande Stratwarming.
Attenzione però al dettaglio: questo non vuol dire che non possano esserci irruzioni di aria fredda. Il freddo può arrivare anche senza lo zampino diretto di un evento di Stratwarming.
Lo abbiamo già visto in passato: irruzioni di aria gelida di origine siberiana senza un grande Stratwarming a guidarle si sono verificate, ad esempio, a metà settembre dello scorso anno e verso fine settembre 2025. E non solo: anche la recente irruzione di aria fredda artica di fine novembre, che ha interessato anche l’Italia con nevicate a quote molto basse, si è sviluppata senza l’aiuto di un grande riscaldamento stratosferico.
In qualche parola: lo Stratwarming è un “regista” potente ma non è l’unico modo in cui l’inverno può farsi sentire.
Che cos’è davvero uno Stratwarming e perché spaventa l’Europa
Lo Stratwarming non è un fenomeno di tutti gli anni. Si tratta di un evento relativamente raro, che tende a verificarsi ogni alcuni anni. Quando è intenso, può innescare una vera e propria inversione dei venti in alta quota, destabilizzando profondamente la circolazione del Vortice Polare.
Per l’Europa questo è spesso sinonimo di “allerta freddo”: il gelo della Siberia viene proiettato verso ovest. A farne le spese, prima di tutto, è l’Europa orientale, dove in queste situazioni i termometri possono scendere fino a -40°C anche su aree relativamente pianeggianti, come porzioni della Polonia o dei Balcani.
In condizioni estreme, anche il Nord dell’Italia può essere duramente colpito. In Pianura Padana le temperature possono scendere sotto i -20°C. Nel celebre gennaio 1985 si sfiorarono addirittura i -30°C in alcune zone di pianura e, nelle pianure toscane, si registrarono gelate con valori inferiori ai -20°C.
Durante l’episodio rigidissimo del 1956, poi, temperature sotto i -20°C si osservarono lungo tratti della costa adriatica, sulle riviere e nelle valli appena nell’entroterra. Si tratta di esempi che ricordano quanto questi eventi siano eccezionali: non rappresentano il “normale inverno”, ma veri e propri fenomeni meteorologici estremi.
Il vero inverno non è solo gelo estremo
Ed è qui che è utile fare una distinzione. L’idea di “inverno di una volta” viene spesso confusa con episodi come il gelo di gennaio 1985 o di febbraio 2012. In realtà, l’inverno “vero” non è una sequenza ininterrotta di gelo siberiano.
Un inverno tipico, alle nostre latitudini, è un’alternanza: periodi più miti, fasi più fredde, intervalli con nevicate a bassa quota in Italia, episodi di neve in pianura padana, momenti piovosi, periodi nebbiosi. Un mosaico di situazioni, insomma, ben diverso da quello della Finlandia o del Nord della Scandinavia – semplicemente perché viviamo a una latitudine molto inferiore.
I ricordi, col tempo, tendono a diventare selettivi: si ricordano solo i grandi episodi gelidi, cancellando gli intervalli miti che pure c’erano. Si finisce così a immaginare un’Italia molto più fredda e nevosa di quanto fosse realmente in media.
Il grande gelo, invece, era relativamente più frequente in un’epoca che va all’incirca dal 1600 alla metà dell’Ottocento, periodi conosciuti come Piccola Era Glaciale. Neppure allora, però, si trattava di un evento ordinario ogni anno: erano fasi eccezionali, dentro un clima comunque variabile.
In quel contesto storico si registrò un’espansione notevole dei ghiacciai alpini: alcuni villaggi di alta quota vennero abbandonati perché i ghiacciai avanzavano fin quasi a lambire case e pascoli, sia sul versante italiano delle Alpi che su quello estero. Un altro mondo, pur sempre fatto di estremi, non di “normalità”.
Cosa dicono oggi i modelli stagionali sul nostro inverno
Tornando al presente, stiamo un po’ raccontando le ipotesi su come potrebbe essere il nostro inverno attuale.
I modelli matematici stagionali, al momento, non dipingono uno scenario da inverno rigidissimo per l’Europa e per l’Italia. Al massimo suggeriscono un inverno meno anomalo rispetto ad altri anni recenti, cioè con temperature più vicine alla media, forse leggermente meno miti di quanto abbiamo sperimentato spesso negli ultimi decenni.
La linea di tendenza più robusta sembra un’altra: precipitazioni mediamente più abbondanti. Questo significa maggiori occasioni di neve sulle Alpi e, anche se con minore frequenza, nevicate sull’Appennino.
Il periodo più favorevole alla neve sull’Appennino resta comunque quello tra fine dicembre, gennaio e febbraio. Nei primi di dicembre, per quanto la memoria possa ingannarci, la neve abbondante e diffusa a bassa quota non è la situazione più comune: tendenzialmente è un po’ anomala, proprio come è stato anomalo il freddo di fine novembre.
C’è quindi tutto l’inverno davanti. Sentire dire già adesso che “l’inverno non ci sarà” o che “l’inverno è finito prima di iniziare” è, francamente, privo di senso. Allo stesso modo, è altrettanto fantasioso sostenere che arriverà sicuramente il “grande gelo siberiano”. Quando si parla di atmosfera, si parla di possibilità, non di certezze.
Le previsioni meteo affidabili arrivano, nella maggior parte dei casi, fino a circa cinque giorni, un po’ di più in condizioni particolarmente stabili. Oltre, entriamo nel campo delle tendenze, che dipendono dalla situazione sinottica generale e possono cambiare con una certa rapidità.
Clima che oscilla, non solo cambiamento climatico
Negli ultimi dieci-quindici anni abbiamo sperimentato inverni spesso diversi rispetto a quelli precedenti. Probabilmente siamo dentro un ciclo climatico particolare, dove il cambiamento climatico si intreccia con la normale variabilità del sistema atmosferico.
In Europa sono mancate a lungo quelle sequenze di ripetute irruzioni di aria fredda che restano per giorni o settimane, abbassando stabilmente la temperatura media. In compenso abbiamo avuto lunghi periodi di alta pressione, con temperature molto sopra la media in alcune aree.
Tutto questo contribuisce al quadro del cambiamento climatico, che poi si somma a ciò che vediamo in estate, quando invece dell’alta pressione delle Azzorre domina più spesso l’anticiclone africano, con valori termici davvero notevoli.
È un contesto complesso: da una parte il clima di fondo si scalda, dall’altra la variabilità continua a produrre eventi estremi anche di freddo. Di questo hanno esperienza diretta i nordamericani, che per ragioni geografiche sono molto più esposti alle discese artiche dirette.
In Europa, una corrente da nord-ovest come quella che può colpire il Nord America arriverebbe dal settore dell’Islanda o della Groenlandia, ma transiterebbe sopra l’Oceano Atlantico, mitigato dalla Corrente del Golfo. Il freddo, quindi, perderebbe parte della sua intensità, con effetti molto diversi rispetto alle grandi pianure nordamericane.
Allo stesso tempo, però, la circolazione atmosferica è oggi molto dinamica, e non si possono escludere situazioni diverse da quelle viste negli inverni recenti. Siamo, in pratica, sul crinale tra vecchi schemi e nuovi equilibri.
Alta pressione, stallo atmosferico e cosa aspettarsi dopo Natale
In questo momento ci troviamo in una fase di relativa “stasi”: una sorta di stallo atmosferico, in cui non è ancora chiaro quale sarà il percorso che prenderà il tempo nelle prossime settimane.
Rispetto ad altri anni, non si intravede per ora una forte e persistente espansione di alte pressioni di tipo caldo che dominino per mesi. Va però ricordato che molto spesso questi blocchi si sono manifestati dopo Capodanno, condizionando pesantemente gennaio e febbraio e finendo, di fatto, per “annientare” l’inverno proprio nel suo cuore.
A dicembre questa tendenza non è sempre evidente: è una sorta di sorpresa a scoppio ritardato. Vedremo se anche quest’anno si ripeterà lo stesso copione o se il quadro cambierà.
Gli indici climatici che descrivono il comportamento generale dell’atmosfera, al momento, sembrano suggerire il contrario: non si vede chiaramente la firma di lunghi periodi anticiclonici temperati come in altri anni. Ma anche questi indici sono influenzati dal cambiamento climatico, e le loro “regole non scritte” potrebbero non funzionare più come in passato.
In grandi linee, si intravedono scenari diversi che dovranno essere confermati. Ora come ora, più che un ritorno deciso dell’alta pressione africana e del caldo fuori stagione subito dopo Natale, verrebbe da aspettarsi – come sensazione, più che come previsione – una possibile irruzione di aria fredda di origine artica, magari attraverso la Scandinavia.
In uno scenario del genere la temperatura in Italia scenderebbe in modo marcato, e se nel frattempo transiteranno anche delle perturbazioni, le condizioni sarebbero favorevoli a nevicate in pianura padana e a bassa quota anche sul resto del Paese.
Ma, lo ribadiamo, siamo nel campo delle ipotesi ragionate, non delle certezze.
I modelli stagionali, per quel periodo, suggeriscono temperature tendenzialmente attorno alla media e – punto interessante – precipitazioni sopra la media. Freddo moderatamente invernale più precipitazioni abbondanti fa rima, spesso, con neve a bassa quota e, localmente, anche in pianura sulle regioni del Nord.
Se e dove accadrà realmente, lo vedremo passo dopo passo. L’atmosfera, comunque, ci sta mandando segnali di maggiore dinamicità rispetto ad altri inverni recenti. Il seguito, come sempre, sarà tutto da seguire.
Dati e riferimenti: ECMWF, NOAA, Copernicus Climate Change Service (METEOGIORNALE.IT)

