Stratwarming precoce e rischio gelo siberiano
(METEOGIORNALE.IT) La Oscillazione Artica (AO) al momento naviga in acque tranquille: è sostanzialmente neutra, con il Vortice Polare stratosferico di nuovo in fase e quindi non più debole come nelle scorse settimane. Le proiezioni suggeriscono che l’AO resterà per lo più neutra, o al limite leggermente positiva, nelle prossime due settimane. Le anomalie di pressione e di altezza geopotenziale sull’Artico sono infatti contrastanti adesso e dovrebbero continuare a esserlo. Insomma, poche variazioni apparenti – che non significa affatto, diciamolo chiaramente, che l’Inverno sia finito prima ancora di cominciare.
Anche la Oscillazione Nord Atlantica (NAO), al momento, si mantiene neutra. Sulla Groenlandia prevalgono deboli anomalie di pressione e altezza geopotenziale, un quadro che secondo i modelli tenderà a conservarsi nelle prossime due settimane, con NAO neutra o positiva e anomalie in prevalenza negative ma deboli sulla stessa Groenlandia. Non è uno scenario che esclude colpi di scena sul Mediterraneo, anche se un’area di alta pressione si sta espandendo verso l’Europa. E qui emerge il nodo di fondo: questo anticiclone si inserisce pienamente nell’estremizzazione del clima legata al Cambiamento Climatico e al Riscaldamento Globale, quindi non è un “semplice” anticiclone stagionale.
Vortice Polare disturbato e Autunno anomalo
In questi giorni l’attenzione torna a concentrarsi sull’anomala perturbazione del Vortice Polare (VP), insolitamente ampia per il periodo, e sulle conseguenze per il nostro meteo. Siamo ancora in autunno meteorologico, ma la variabilità del vortice è scattata in anticipo, quasi di fretta.
(Nei prodotti previsionali si vede, ad esempio, l’anomalia di temperatura attesa per dicembre, gennaio e febbraio 2026 dal modello Janus e dagli ensemble C3S, con scenari che divergono in modo significativo da una stagione tranquilla.)
Finora questo autunno è stato relativamente mite su gran parte dei continenti dell’emisfero nord. Fa eccezione – anzi, potremmo dire la principale eccezione, se non l’unica – la Siberia, alle prese con anomalie fredde marcate. E quello che succede in Siberia, di solito, non resta confinato laggiù. Le previsioni termiche indicano infatti un raffreddamento più deciso sul Nord America e condizioni più fredde su parte dell’Europa, dove sono già in atto irruzioni di aria molto più fredda. E il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) è che non siamo ancora entrati davvero nell’Inverno.
L’andamento delle temperature autunnali in Eurasia sembra aver favorito un indebolimento del Vortice Polare, come sostengono diversi tra i maggiori esperti mondiali di meteo avverso invernale. Non è solo un’impressione: è un tassello che si incastra con gli altri segnali di disturbo in alta quota.
(L’estensione del ghiaccio marino artico al 23 novembre 2025 è rappresentata in bianco, mentre il contorno arancione mostra l’estensione climatologica tipica per la stessa data: un altro indizio del contesto anomalo in cui si muove il Vortice.)
Stratwarming canadese, SSW e rischio gelo in Europa
Il Vortice Polare è stato, e continua a essere, il principale protagonista della stagione. Abbiamo già assistito a un riscaldamento canadese (Stratwarming) che ha prodotto un Vortice Polare allungato, deformato. Poi è arrivato un secondo riscaldamento canadese che sta cercando, per così dire, di spingersi oltre e trasformarsi in un improvviso riscaldamento stratosferico (SSW), definito come l’inversione del vento da ovest a est a 60°N e 10 hPa, o quantomeno in un episodio molto vicino a questa soglia.
Siamo esattamente nella fase in cui molti, osservando i grafici quotidiani, si dividono sul possibile esito di questo riscaldamento. Alcuni sostengono che non produrrà conseguenze rilevanti, altri ritengono invece che possa innescare effetti anche se di breve durata. Il punto delicato è il rischio di un’inversione dei venti in alta stratosfera: una svolta del genere aumenterebbe sensibilmente la probabilità di ondate di gelo in Europa, alimentate da una Siberia più fredda della media. Scenario che, se ci si pensa un attimo, è piuttosto inquietante.
Se in questa settimana si concretizzasse davvero un SSW (uno Stratwarming in grado di collegarsi alla Troposfera e di invertire i venti a 60°N e 10 hPa), ci troveremmo di fronte a un evento senza precedenti nell’era dei satelliti. I riscaldamenti canadesi del 2025 sono, in questo senso, particolarmente insidiosi. Per l’Europa, tuttavia, è difficile immaginare che possano riprodurre – anche solo da lontano – la portata dell’episodio del dicembre 2009, che resta un riferimento storico.
Modelli stagionali, caos previsionale e ruolo del vortice
In questo contesto, diversi scenari restano sul tavolo e risulta complicato indicare con sicurezza quello più probabile. Le previsioni invernali dei vari modelli stagionali, compresi quelli non destinati al grande pubblico, mostrano un livello di caos notevole per questo Inverno, come non si vedeva da tempo. È un inverno “difficile” anche per i modelli, non solo per chi lo dovrà affrontare.
Per onestà intellettuale, e per rendere più trasparente la futura verifica delle previsioni, è necessario seguire ancora l’evoluzione dello Stratwarming e del Vortice Polare, senza avere la pretesa di verdetti definitivi a novembre.
Il Centro Meteo Europeo (ECMWF) sintetizza al momento uno scenario di Inverno mediamente più caldo sul contesto euroasiatico, dunque sopra o verso la media. Probabilmente però non riesce a incorporare tutte le variabili legate agli episodi estremi di disturbo del vortice. Negli Stati Uniti, invece, vengono condotti studi molto dettagliati sul meteo avverso invernale, anche perché l’area nordamericana è fortemente esposta all’allungamento del Vortice Polare, che può scatenare ondate di gelo estreme. In Europa l’impatto diretto di questi “affondi” è in genere minore, fatta eccezione per la Scandinavia e le Isole Britanniche. Qui, nel vecchio continente, il freddo più intenso tende ad arrivare da est, dalla Siberia.
Lo scenario di gelo per l’Europa
Il modello Janus, un sistema matematico avanzato per le previsioni invernali, presenta uno scenario particolarmente interessante. Mostra un Inverno assai rigido dalla Scandinavia all’Europa centrale e fino all’Asia, con un’estensione del freddo davvero notevole. Sull’Italia il segnale appare lievemente meno estremo, ma nel complesso la vastità dell’area fredda porta a parlare di un’evoluzione inedita da moltissimi anni, almeno sulla carta.
In sintesi, l’opzione di una ondata di gelo di origine siberiana per l’Inverno imminente è la più forte degli ultimi decenni, superiore anche al 2012 e certamente al 2018. Eppure, non abbiamo ancora la certezza di ciò che accadrà concretamente in Italia: le anomalie termiche sono su scala emisferica, mentre il nostro Paese è un’area relativamente piccola, esposta a piccole variazioni di traiettoria delle masse d’aria.
Per questo motivo l’invito è alla massima vigilanza su tutti i parametri favorevoli a configurazioni atmosferiche estreme di freddo, senza esaltare questo o quel singolo run modellistico, ma mantenendo sempre il massimo rigore scientifico. In altre parole: niente allarmismi, ma nemmeno sottovalutazioni.
Credit: articolo basato su analisi scientifica e dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA.

