Geoffrey Hinton, considerato il “padrino dell’IA“, racconta come per 50 anni abbia difeso l’idea di modellare l’intelligenza artificiale sul cervello tramite reti neurali, inizialmente ritenuta folle da molti.
Oggi la sua missione principale รจ avvertire dei rischi: distingue tra pericoli di uso umano malevolo (cyberattacchi, frodi, manipolazione delle elezioni, echo chamber, armi autonome letali, creazione di virus) e il rischio piรน profondo di superintelligenze che un giorno potrebbero non avere piรน bisogno di noi.
Ritiene plausibile che in 10-20 anni sistemi molto piรน intelligenti degli esseri umani possano emergere e vede la disoccupazione di massa, soprattutto nei lavori intellettuali ripetitivi (call center, paralegali, ecc.), come una minaccia grave e imminente alla dignitร e alla felicitร delle persone, aggravando le disuguaglianze.
Suggerisce che, nel frattempo, i lavori manuali complessi come l’idraulico saranno fra gli ultimi a essere automatizzati. Sostiene che le macchine potranno avere emozioni e forse coscienza, sfidando l’idea della “specialitร ” umana. Pur non sentendosi colpevole per aver sviluppato l’IA, prova tristezza e ansia per il futuro dei propri figli e nipoti, e invita governi e aziende a investire massicciamente nella sicurezza dell’IA, pur ammettendo di essere agnostico sull’esito finale.