(METEOGIORNALE.IT) Piogge improvvise, versanti ripidi e ribeiras che in piena diventano colate di detriti: è il copione che ha segnato il 9 ottobre 1803 e, molto più vicino a noi, il 20 febbraio 2010. Negli ultimi decenni Madeira ha però avviato opere idrauliche molto incisive per incanalare le piene e proteggere la fascia urbana di Funchal. La domanda resta: con l’attuale urbanizzazione del versante sud, un evento analogo potrebbe ancora provocare un’alluvione devastante?
Alluvioni storiche
Un’isola montuosa, versanti ripidi, torrenti brevi che sfociano in città: a Madeira la parola portoghese “aluvião” racconta benissimo il rischio di piene improvvise con fango e detriti. Tra i tanti episodi registrati, quello del 9 ottobre 1803 resta la frattura più dolorosa nella storia dell’arcipelago del Portogallo.
L’alluvione del 1803: la calamità simbolo
Conosciuta come “Aluvião na ilha da Madeira em 1803”, l’alluvione del domenica 9 ottobre 1803 è considerata la più grave calamità naturale dall’inizio del popolamento dell’isola. Le vittime furono “centenas” (centinaia): le fonti oscillano fra circa 700 e oltre, ma non esistono prove solide di “migliaia” di morti. Le aree più colpite furono Funchal, Machico, Ribeira Brava, Santa Cruz e Calheta. A Funchal i quartieri affacciati sulle ribeiras furono travolti; alvei come la Ribeira de João Gomes uscirono dagli argini in più punti. A Machico crollò la mura della ribeira, l’acqua invase strade e chiese e si registrarono 14 vittime. La memoria rimane viva: a Machico il 9 ottobre è ancora una ricorrenza municipale.
Un’isola esposta alle piene detritiche
Il profilo aspro di Madeira, con valli strette e forte pendenza, favorisce inondazioni lampo quando precipitazioni intense colpiscono bacini corti e ripidi. La presenza di materiale detritico lungo le aste torrentizie trasforma l’onda di piena in colate di fango e massi, capaci di danneggiare ponti, mulini e quartieri costruiti sui conoidi alla foce.
XIX e XX secolo: la serie degli “aluviões”
La storia idrogeologica dell’isola conta numerosi episodi distruttivi tra XIX e XX secolo. Un repertorio tecnico censisce otto eventi maggiori nell’Ottocento e ventidue nel Novecento. Non sempre con grandi perdite umane: in molti casi prevalgono frane, erosione, distruzione di infrastrutture e coltivi terrazzati. La ricerca recente evidenzia come espansione urbana, modifiche d’uso del suolo, alterazioni della copertura vegetale e canalizzazioni rigide abbiano accresciuto la vulnerabilità locale a frane e inondazioni, soprattutto lungo il versante sud attorno a Funchal.
Storia, archivi e scienza: perché i numeri divergono
Per gli eventi più antichi, le stime variano perché basate su cronache, registri parrocchiali incompleti e documenti secondari. Per il 1803 la forchetta di centinaia di vittime resta la più plausibile: un bilancio enorme per la popolazione dell’epoca, confermato da studi storici e tecnici che convergono sul carattere eccezionale dell’evento.
Cosa è stato fatto lungo le ribeiras di Funchal
Dopo il disastro del 2010, la Regione Autonoma di Madeira ha varato una ricostruzione ampia, sostenuta anche da strumenti finanziari europei, con interventi su ponti, strade e soprattutto alvei torrentizi. Sulle ribeiras di Santa Luzia e João Gomes sono state realizzate opere di regimazione: raddrizzamenti, allargamenti alla foce, opere marittime come prolungamenti degli sbocchi, dighe frangiflutti per favorire lo smaltimento delle piene e dei sedimenti. In alcuni tratti sono stati costruiti berme e briglie di dissipazione dell’energia. Un documento tecnico dell’Universidade de Lisboa descrive, per Santa Luzia, l’aumento del raggio di curvatura presso la foce e la confluenza con João Gomes per ridurre l’innalzamento del pelo libero in piena.
Dalla ricostruzione alla pianificazione del rischio
Sul fronte della pianificazione, Madeira ha implementato la Direttiva Alluvioni 2007/60/CE con una Valutazione Preliminare del Rischio, mappe di pericolosità/probabile profondità d’acqua e un Piano di Gestione del Rischio Alluvioni approvato con Risoluzione n. 805/2017. La Commissione Europea e studi accademici riassumono il percorso metodologico, con casi studio come il bacino di Socorridos e dataset cartografici per scenari di tempo di ritorno differenziati. Questi strumenti orientano priorità di intervento, manutenzione degli alvei e pianificazione urbanistica.
Urbanizzazione e limite fisico delle opere
La fascia costiera e i conoidi che ospitano Funchal concentrano popolazione e superfici impermeabili, accrescendo la portata di piena e la velocità di ruscellamento. Studi recenti rimarcano che l’espansione edilizia e nuove infrastrutture hanno occupato aree di pericolo, aumentando l’esposizione soprattutto sul lato sud dell’isola. Un’analisi idraulica sul bacino di São João indica che la sezione di scarico alla foce non è sufficiente se si considera un evento estremo con tempo di ritorno 100 anni. In altre parole: molte opere riducono la frequenza dei danni, ma oltre certe soglie di pioggia la capacità idraulica si può rivelare inadeguata.
Che cosa dicono i dati meteo-idrologici più recenti
La ricerca internazionale continua a classificare Madeira come un contesto a rischio elevato di piene torrentizie per densità di reticolo idrografico, pendenze e antropizzazione. Inventari aggiornati di eventi locali tra 2009 e 2021 mostrano come anche episodi minori possano produrre impatti su persone e infrastrutture, specie quando instabilità di versante e piena interagiscono. Una rassegna su NHESS (2025) segnala inoltre che la crescita economica e la “città diffusa” favoriscono l’occupazione di aree esposte, con possibile aumento del rischio anche sul versante nord.
20 febbraio 2010
L’evento del 2010: 46 morti, frane diffuse e flash flood, è stato analizzato con telerilevamento, climatologia e idraulica dei corsi montani. Le ricostruzioni mostrano che, con piogge eccezionali e trasporto solido massiccio, le ribeiras possono evolvere in colate ad alta energia. Anche la qualità delle acque costiere fu alterata per settimane dal carico di sedimenti riversati in mare. Questi lavori sono oggi la base per dimensionare briglie, vasche di trattenuta dei detriti, sezioni d’alveo e sbocchi a mare.
Allora, oggi un evento analogo sarebbe ancora devastante?
Le opere realizzate a Funchal e nei bacini principali hanno aumentato la resilienza: alvei più rettificati e allargati, briglie e foce potenziata riducono l’energia delle piene “tipiche” e migliorano lo smaltimento dei sedimenti.
La pianificazione secondo la Direttiva Alluvioni e le mappe di pericolosità aiutano protezione civile, progettazione e vincoli urbanistici. Tuttavia, la letteratura segnala due limiti strutturali: 1) l’urbanizzazione continua a concentrare persone e beni nelle zone di conoide e foce; 2) per eventi estremi (≥ T=100 anni), alcune sezioni e sbocchi restano critici, con rischio residuo di tracimazioni, colate detritiche e danni ingenti. In sintesi: è meno probabile replicare gli impatti diffusi del passato per eventi di intensità media-alta, ma un episodio estremo può ancora produrre scenari molto gravi, soprattutto laddove la crescita urbana ha ridotto gli spazi di espansione naturale delle piene.
Credit: European Investment Bank – Reconstruction Madeira Framework Loan, AFA – Lavori alle foci delle Ribeiras Santa Luzia e João Gomes, Universidade de Lisboa – Parecer tecnico su Santa Luzia/João Gomes (PDF), Water (MDPI) – Hydraulic Planning in Insular Urban Territories: Madeira, SciELO Portugal – Implementazione Direttiva Alluvioni in Madeira, NHESS 2013 – The 20 February 2010 Madeira flash-floods, NHESS 2025 – Rainfall analysis in mountain streams, Madeira, Frontiers in Marine Science – Impatto delle piene 2010 sulle acque costiere, Wikipedia PT – Aluvião na ilha da Madeira em 1803, Instituto Superior Técnico – Geomuseu: Enxurradas e inundações na Madeira (PDF), Territorium (Universidade de Coimbra) – Aluviões da Madeira. Séculos XIX e XX, Copernicus NHESS – Human activity and damaging landslides and floods on Madeira Island

