(METEOGIORNALE.IT) Un modello di intelligenza artificiale, sviluppato grazie alla collaborazione tra NASA e IBM Research Europe, promette di cambiare il modo in cui osserviamo il nostro Sole. Si chiama Surya, termine sanscrito che significa “Sole”, ed è stato addestrato con quasi un decennio di dati raccolti dal Solar Dynamics Observatory, il satellite della NASA che studia la nostra stella in 13 diverse lunghezze d’onda.
L’idea alla base è sorprendente: utilizzare l’AI come un “telescopio virtuale” in grado di anticipare l’aspetto del Sole e i suoi improvvisi cambiamenti. Juan Bernabé-Moreno, a capo del progetto in Europa, lo descrive come uno strumento che aiuta a “capire gli umori della stella madre”.
Gli umori del Sole non sono affatto innocui. I brillamenti solari rilasciano enormi quantità di energia sotto forma di raggi X e radiazioni ultraviolette estreme, capaci di disturbare i satelliti GPS, i sistemi di comunicazione e persino la sicurezza di astronauti e passeggeri di voli ad alta quota. Quando queste esplosioni sono seguite da espulsioni di massa coronale, il rischio si estende anche alla Terra: possono nascere tempeste geomagnetiche in grado di mettere fuori uso intere reti elettriche.
Il modello Surya è stato testato su dati storici e ha dimostrato una capacità predittiva superiore del 16% rispetto ai sistemi tradizionali di apprendimento automatico. Non solo: riusciva a generare immagini realistiche di ciò che il Solar Dynamics Observatory avrebbe visto fino a due ore nel futuro, mostrando l’evoluzione di brillamenti ancora non visibili.
Lisa Upton, astrofisica del Southwest Research Institute in Colorado, sottolinea come l’elemento più interessante sia la capacità del modello di elaborare schemi complessi senza riprodurre esplicitamente le leggi fisiche, sviluppando una sorta di “intuizione scientifica”. In particolare, la comunità scientifica è curiosa di capire se Surya potrà aiutare a scrutare le regioni più misteriose della nostra stella, come i poli e il lato nascosto, zone che i telescopi non riescono a osservare direttamente.
Non tutti però sono convinti che questa tecnologia sia già pronta a tradursi in un sistema di allerta precoce per la Terra. Bernard Jackson, dell’Università della California a San Diego, fa notare che il vero nodo resta l’impossibilità di osservare in dettaglio il campo magnetico che si estende tra il Sole e il nostro pianeta. È questo campo, infatti, a decidere il percorso delle particelle cariche e l’impatto delle tempeste solari sulla Terra.
Per ora Surya resta uno strumento a disposizione della ricerca, ma il team che lo ha sviluppato immagina già applicazioni più ampie. In futuro potrebbe diventare un supporto prezioso non solo per gli scienziati, ma anche per chi gestisce reti elettriche, flotte di satelliti o infrastrutture sensibili al meteo spaziale.
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