(METEOGIORNALE.IT) Una potente anomalia oceanica sta emergendo nell’Oceano Indiano, alimentata da cambiamenti nei venti e negli schemi di pressione atmosferica. Anche se distante migliaia di chilometri, questa variazione è strettamente connessa al sistema meteorologico globale e potrebbe giocare un ruolo decisivo nel determinare l’andamento dell’inverno 2025/2026 sul Nord America ed in Europa.
Le anomalie oceaniche vengono seguite con estrema attenzione, soprattutto in vista della stagione fredda, per la loro influenza diretta sui flussi atmosferici e sui regimi di pressione.
L’anomalia in questione è nota come Indian Ocean Dipole (IOD), un fenomeno caratterizzato da uno squilibrio termico tra le acque orientali, vicine all’Indonesia, e quelle occidentali del bacino. Questo dipolo alterna due fasi: positiva e negativa. Durante gran parte del 2025 l’indice si è mantenuto su valori neutri-caldi, ma negli ultimi mesi si è registrata una brusca inversione verso una fase negativa, oltrepassando la soglia di -0,4 °C. Nella fase negativa l’aria tende a sprofondare nella parte occidentale dell’oceano e a risalire in quella orientale, creando una vasta cella atmosferica che amplifica la sua influenza ben oltre la dimensione regionale.



Le rilevazioni più recenti mostrano temperature più fredde a ovest e più calde a est, il classico schema di un IOD negativo. La dinamica è guidata dagli alisei, i venti che soffiano lungo l’equatore: quando sono forti raffreddano la superficie marina, mentre quando si indeboliscono favoriscono il riscaldamento delle acque. Nelle ultime 4 settimane si è registrato un incremento dei venti occidentali sull’oceano, che ha contribuito ad alimentare il riscaldamento orientale e a rafforzare la fase negativa. Le previsioni stagionali indicano che l’indice potrebbe toccare valori intorno a -1,3 °C: un livello considerato forte, quindi capace di incidere in modo marcato sul clima globale.
Le simulazioni ECMWF per l’autunno confermano mari più freddi nella porzione occidentale e anomalie calde intense a est, un contrasto che spiega l’affondo dell’indice. Ma l’IOD non agisce in modo isolato: è strettamente intrecciato con un’altra grande anomalia, la La Niña nel Pacifico tropicale. Le previsioni mostrano chiaramente come le acque fredde dell’ENSO coincidano con lo schema dell’IOD negativo. In sostanza, la stessa circolazione atmosferica che favorisce La Niña contribuisce anche a innescare e potenziare l’IOD.
Un altro elemento cruciale è il forte riscaldamento dell’Atlantico settentrionale, che secondo studi recenti svolge un ruolo di collegamento tra IOD ed ENSO, facilitando lo scambio climatico tra oceani. La combinazione di un Atlantico caldo e di una La Niña in sviluppo rende quindi molto probabile un IOD negativo intenso e persistente.
La domanda centrale diventa allora: in che modo questa configurazione potrà condizionare l’inverno alle porte? Guardando agli eventi passati, gli inverni seguiti a un IOD negativo mostrano schemi ricorrenti. Sul piano della pressione si osserva una vasta area di bassa pressione sul Canada, che si estende verso gli Stati Uniti settentrionali ed orientali fino all’Atlantico. Parallelamente, un’anomalia di alta pressione su Groenlandia favorisce il blocco delle correnti e rafforza la depressione canadese.
Dal punto di vista delle temperature, le medie storiche mostrano anomalie fredde diffuse sul Canada occidentale e sugli Stati Uniti centro-settentrionali e occidentali. L’Est americano tende a registrare valori più miti, ma l’ampio serbatoio di aria gelida accumulato a ovest può riversarsi a più riprese anche verso oriente. Le analisi concentrate su gennaio, il cuore dell’inverno, evidenziano infatti anomalie fredde che si estendono al Midwest e al Nordest, mentre gli scarti positivi di temperatura si riducono. L’evento ha ripercussioni anche in Europa, dove nella Russia europea si potrebbe manifestare un raffreddamento quale porta di ingresso a correnti più gelide da est. Ovviamente, questa non è una previsione meteo, ma un’analisi di indici climatici, poi è ben risaputo come altre variabili, soprattutto in Europa possano alterare condizioni da favorevoli al freddo a disturbi invernali miti.
Le proiezioni per gennaio 2025 confermano questo scenario: un’ampia fascia senza anomalie calde, centrata sul Canada meridionale e protesa sugli Stati Uniti settentrionali ed orientali, lascia intuire un flusso settentrionale capace di trasportare aria fredda verso gran parte del paese, in linea con quanto accaduto in altri inverni caratterizzati da IOD negativo.
Un altro segnale importante è la neve: le mappe storiche mostrano un aumento delle precipitazioni nevose in Nordovest USA, nel Midwest, nel Nordest e persino in alcune zone delle Grandi Pianure e degli Stati Uniti orientali. Stessa situazione si avrebbe in Europa, dove però stiamo assistendo ad un galoppante cambiamento climatico che sta vanificando ogni influenza verso il freddo estremo da alcuni anni. Questo surplus nevoso è il risultato combinato dell’influenza di La Niña e dell’IOD negativo, che si rafforzano a vicenda potenziando i contrasti atmosferici. Va però ricordato che i sistemi locali e altri driver globali possono sempre modulare la situazione.
L’effetto quindi non riguarda solo il Nord America, e quindi anche sull’Europa l’IOD negativo tende a favorire temperature più basse della media. Ciò non implica tre mesi consecutivi di freddo, ma segnala una spinta di fondo che orienta la stagione verso scenari più rigidi, interagendo con altri fattori.
In definitiva, sebbene i dati storici offrano soltanto una traccia generale, la combinazione tra La Niña, Atlantico caldo e IOD negativo lascia intravedere un inverno dinamico e potenzialmente rigido in diverse aree dell’Emisfero settentrionale, con il Nord America come principale teatro di queste influenze. Le previsioni a lungo termine del Vortice Polare e le anomalie delle precipitazioni saranno fattori chiave da monitorare per definire meglio lo scenario dell’inverno 2025-2026.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – National Oceanic and Atmospheric Administration, Stati Uniti
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) – Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine
- Australian Bureau of Meteorology – Ufficio Meteorologico Australiano
- PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) – Accademia Nazionale delle Scienze, Stati Uniti
- NASA Goddard Space Flight Center – Global Modeling and Assimilation Office
- Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology (JAMSTEC) – Agenzia Giapponese per le Scienze Marine e Terrestri
- Geophysical Research Letters – American Geophysical Union – Rivista scientifica geofisica internazionale
- Monthly Weather Review – American Meteorological Society – Società Meteorologica Americana
- Geoscience Letters – Springer – Rivista scientifica di geoscienze
- World Climate Service – Servizio climatico globale

