(METEOGIORNALE.IT) Il virus West Nile, secondo vari studi, è fortemente correlato al cambiamento climatico che si è verificato negli ultimi due decenni. Questo virus è comparso per la prima volta in Italia nel 1998, durante un’epidemia tra cavalli in Toscana, precisamente tra le province di Firenze e Pistoia. Secondo i ricercatori, il virus sarebbe giunto attraverso gli uccelli migratori; in particolare, le cicogne potrebbero aver svolto un ruolo essenziale nell’introduzione del virus West Nile nelle zone umide, habitat ideale per le zanzare vettori.
Pertanto, risultano particolarmente a rischio tutte le aree umide italiane, soprattutto quelle che, durante la stagione estiva – periodo in cui la zanzara si presenta in maniera diffusa – ricevono anche precipitazioni periodiche e quindi mantengono un’elevata umidità. Sono dunque zone a rischio in particolare quelle della Pianura Padana, comprese anche le aree urbane, soprattutto laddove vi è presenza di vegetazione. In alcune città si è scelto di non procedere al taglio dell’erba per favorire la biodiversità; tuttavia, questa scelta è stata messa in discussione, poiché favorirebbe una maggiore proliferazione delle zanzare.
In merito a questo virus, va detto che per circa dieci anni, dal 1998, si è registrata una totale assenza di casi, mentre è riemerso nel 2008 nelle aree circostanti il Delta del Po. Da allora, le epidemie si sono diffuse rapidamente, soprattutto nelle regioni del Nord Italia pianeggiante.
Lo stesso virus è stato riscontrato anche in altre aree, non solo in Italia, specialmente in quelle umide del bacino del Mediterraneo, in particolare nella parte occidentale, come la Francia.
Attualmente, questo virus è considerato endemico in molte zone del nostro Paese, in particolare nella Pianura Padana, dove sono stati implementati sistemi di sorveglianza integrata per la salvaguardia della salute pubblica. Tuttavia, recentemente, i fatti riportati soprattutto dagli organi di stampa fanno emergere una recrudescenza del fenomeno, con diversi casi di contagio: secondo alcune stime, si tratta di diverse migliaia. Purtroppo, alcune persone, in alcuni casi già affette da patologie importanti, sono decedute a seguito del contagio, colpite da questo virus.
Come detto, il cambiamento climatico ha una responsabilità significativa nella diffusione e nell’identificazione di questo virus, e la ricerca lo dimostra chiaramente. Innanzitutto, le settimane con temperature medie più elevate nell’Italia settentrionale aumentano significativamente la trasmissione del virus. Questo è stato documentato da diversi ricercatori. Secondo questi studi, il picco massimo di contagi si verifica all’inizio della stagione estiva. Le alte temperature estive sono associate a una replicazione molto rapida del virus e a un incremento nel tasso di crescita della popolazione delle zanzare che lo trasmettono.
Studi pubblicati da riviste scientifiche sostengono che, nei prossimi anni, ci sarà un aumento nella diffusione del virus West Nile anche in altre aree dell’Europa, con un incremento del numero di contagi anche in Italia. Alcune ricerche parlano apertamente di una vera e propria emergenza, causata dalla presenza massiccia delle zanzare portatrici del virus.
Soluzioni pratiche, a livello domestico, consistono nell’acquisto di prodotti repellenti, facilmente reperibili in commercio, per proteggersi dalle zanzare. Diventa invece abbastanza più complesso quando ci si trova all’aperto, anche perché, in tal caso, bisognerebbe ricoprire il corpo con sostanze repellenti, soluzione che non è sempre praticabile. Tuttavia, le autorità competenti dovrebbero attivarsi in maniera estremamente diffusa per contenere la proliferazione di queste zanzare. In Florida, ad esempio, sono state introdotte mutazioni genetiche sulle zanzare, al fine di ridurne sensibilmente la capacità riproduttiva: questa soluzione sembra aver ottenuto notevole successo. Pertanto, se la scienza è in grado di produrre strategie di difesa di massa, anche in Italia si dovrebbe tenere il passo con i tempi e sfruttare le scoperte scientifiche.
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