Siamo ancora nel cuore del periodo calvo estivo. Eppure molti di voi sono curiosi di sapere come sarà il meteo autunnale e soprattutto invernale. Cerchiamo di vedere cosa ci propongono gli scenari a lunghissima gittata.
Prima di tutto, a partire dall’autunno, ecco il primo colpo di scena. Potrebbe fare il suo ritorno La Niña. Non si tratta di un’ipotesi da poco, ma di un elemento importante perché potrebbe modificare in maniera sostanziale l’andamento delle prossime due stagioni.
Facciamo un’analisi
Per chi non lo sapesse, La Niña consiste in un raffreddamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico in prossimità dell’equatore. Questo fatto, piuttosto ciclico, è monitorato con grande attenzione dai principali centri meteo internazionali.
Se la Niña dovesse effettivamente instaurarsi, gli effetti sulla circolazione atmosferica planetaria verrebbero modificati, talvolta in maniera ragguardevole. Ma attenzione. Le differenze maggiori si manifesterebbero con ogni probabilità sul Nord America, dove l’inverno potrebbe protrarsi a lungo e presentarsi con temperature particolarmente rigide. Una stagione quindi piuttosto fredda per i nostri amici nordamericani.
E su di noi?
Naturalmente, sebbene possa far piacere o destare curiosità quello che accade Oltreoceano, ciò che interessa è capire quali ripercussioni potrebbe avere sull’Europa e, più nello specifico, sull’Italia. È bene ricordare che il clima del nostro continente, così come quello dell’area mediterranea, è fortemente condizionato dall’Oceano Atlantico. Per questo motivo, gli effetti della Niña sono spesso minoritari. Questo perché il regime Atlantico ha più forza rispetto alla teleconnessione pacifica.
Ma comunque…
… Vediamo che cosa possiamo dire. Alcune simulazioni stagionali mostrano già indicazioni degne di nota. Il modello americano, ad esempio, propone scenari in cui metà dell’Europa, inclusa l’area mediterranea, sperimenterebbe temperature in parte al di sotto della norma ma con precipitazioni presenti solo nell’area meridionale. Questo sarebbe dovuto a una serie di affondi artici. Sappiamo che l’area artica per il settentrione è spesso improduttiva per quanto riguarda le precipitazioni. Cosa che invece enfatizza le ragioni meridionali.
E il Vortice Polare?
Molti di voi lo conoscono e ne hanno sentito parlare nei nostri articoli, anche nelle stagioni invernali passate. Secondo le statistiche meteo climatiche, un episodio di intensità moderata o forte detiene probabilità di provocare un riscaldamento stratosferico improvviso (come spiegato in questo Paper).
Questo fenomeno indebolisce sensibilmente il Vortice Polare, favorendo la discesa di masse d’aria gelida verso latitudini più basse. Ecco perché un eventuale ciclogenesi potrebbe colpire i mari italiani e portare una buona ondata di freddo, se ricorderete come è successo a Natale 2024.
Nota di margine
Il nostro team di esperti ha redatto l’articolo consultando gli autorevoli scenari a lunghissima gittata del modello ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) e confrontandoli con quelli emessi da Global Forecast System (GFS) per mostrare i suddetti scenari meteo. Inoltre, i collaboratori si sono basati su dati e analisi riportati da AccuWeather e Weather.com.