(METEOGIORNALE.IT) Il quadro meteo per questo fine giugno sta assumendo contorni sempre più allarmanti, al punto da farci domandare se non siamo davvero davanti a una fase storica per il nostro clima. Non si tratta più solo di caldo estivo, ma di un’ondata che in quota sta letteralmente riscrivendo i riferimenti meteorologici degli ultimi decenni.
Secondo gli ultimi aggiornamenti modellistici, sabato raggiungeremo l’apice di questa anomala escalation termica: lo zero termico, cioè la quota oltre la quale l’aria è sufficientemente fredda da permettere la presenza di neve, supererà i 5000 metri. Un dato che, di per sé, è già fuori scala per il mese di giugno. Ma il dettaglio ancora più inquietante è che si rischiano valori da record assoluto, e non solo per questo mese.
Cosa significa tutto questo? In parole povere, significa che nessuna cima alpina italiana riuscirà a conservare il freddo, nemmeno le più alte. I ghiacciai, anche quelli che resistono oltre i 3500 metri, si troveranno completamente immersi in un ambiente caldo, senza un solo strato d’aria capace di proteggerli dalla fusione. Il sole, insieme al vento caldo e alle notti tropicali, completerà l’opera.
Per rendere l’idea: alle quote di 1500 metri sulle Alpi, si potrebbero toccare temperature oltre i 25°C. Un livello che, in condizioni normali, si raggiunge al massimo nei fondovalle in pieno giorno. E invece stavolta l’intera colonna atmosferica sarà surriscaldata, dai campi fino alle vette.
Ecco perché non possiamo più accettare con leggerezza frasi come “eh, è estate, deve far caldo”. No, non è questa la normalità. Il caldo estivo è una cosa, il collasso climatico è un’altra. Qui non stiamo parlando di giornate afose al mare o in città, ma di un’aggressione diretta agli equilibri di alta quota. Il ghiaccio se ne va, e se ne va per sempre. E senza ghiaccio, salta tutto: il bilancio idrico, la biodiversità, il paesaggio, persino la memoria collettiva delle nostre montagne.
Il meteo, ancora una volta, sta suonando un campanello d’allarme fortissimo. E chi continua a ignorarlo, rischia di raccontare domani alle nuove generazioni la favola dei ghiacciai come se fosse una leggenda. Una filastrocca d’altri tempi, da raccontare con nostalgia, davanti a cime spoglie e torrenti secchi. E quel giorno, probabilmente, sarà troppo tardi per fare qualcosa.
Ci ritorneremo. (METEOGIORNALE.IT)

