
(METEOGIORNALE.IT) Il nuovo volto del meteo estivo italiano è fatto di estremi: da una parte l’afa prolungata e le ondate africane, dall’altra nubifragi improvvisi e allagamenti urbani sempre più frequenti. In questo contesto, una delle domande più urgenti riguarda l’efficienza delle reti di drenaggio delle città italiane. Gli eventi meteo violenti, noti come bombe d’acqua, stanno infatti superando la capacità progettuale di molti sistemi fognari costruiti in decenni passati, quando la frequenza e l’intensità delle precipitazioni erano molto diverse.
Bombe d’acqua e reti urbane: un problema di portata e velocità
I fenomeni temporaleschi che si abbattono su città come MILANO, GENOVA o BOLOGNA non sono più normali rovesci. Si tratta spesso di celle convettive altamente localizzate, che scaricano in meno di un’ora anche 50 o 60 millimetri di pioggia, quantità che un impianto fognario standard non è progettato per smaltire in tempi così brevi.
Questo tipo di pioggia intensa, definita tecnicamente come “precipitazione estrema a breve durata”, si è moltiplicata negli ultimi due decenni, come evidenziato dagli studi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e del Copernicus Climate Change Service. Il problema non è solo l’intensità, ma anche l’imprevedibilità spaziale e temporale: un quartiere può essere allagato, mentre pochi chilometri più in là non cade una goccia.
Milano e Genova: esempi a confronto tra rischio e adattamento
MILANO è tra le città italiane più esposte, a causa della sua conformazione pianeggiante e della cementificazione estesa. Il Comune, insieme a MM Spa e ARPA Lombardia, ha avviato da anni un monitoraggio in tempo reale delle piogge e una progressiva messa in sicurezza di alcuni nodi critici. Ma eventi come quelli di LUGLIO 2023, con oltre 80 mm di pioggia in un’ora su alcuni quartieri, dimostrano che gli interventi in corso non sono ancora sufficienti ad assorbire il nuovo regime pluviometrico.
GENOVA, invece, dopo le tragiche alluvioni del 2011 e 2014, ha accelerato la realizzazione del tunnel scolmatore del Bisagno, una delle più grandi opere idrauliche urbane in ITALIA, il cui completamento è previsto per il 2026. Questo progetto rappresenta un modello di adattamento urbano climatico, anche se la sua efficacia sarà verificata solo nel lungo periodo e con eventi sempre più intensi.
Bologna punta sulla digitalizzazione e le mappe di rischio
A BOLOGNA, l’approccio è fortemente basato sull’uso di tecnologie digitali. Il piano di adattamento climatico prevede una rete capillare di sensori per la rilevazione idrometeorologica, un sistema di pre-allerta basato su modelli probabilistici e la mappatura in 3D delle zone a rischio di allagamento in caso di piogge estreme. La città ha inoltre avviato la riconversione di alcuni spazi urbani in aree verdi drenanti, capaci di assorbire parte delle precipitazioni più intense.
La nuova sfida: progettare pensando all’instabilità climatica
La maggior parte delle reti fognarie italiane è stata progettata tra gli anni ’50 e ’80, in base a statistiche meteorologiche ormai superate. Le norme idrauliche dell’epoca consideravano eventi da 30 mm/ora come eccezionali. Oggi, le bombe d’acqua superano regolarmente i 60 mm/h, e il rischio che il sistema collassi è sempre più concreto. Per questo, il problema non è solo ingegneristico ma strutturalmente climatico.
Gli esperti del Joint Research Centre della Commissione Europea sottolineano come le infrastrutture urbane europee debbano essere ri-progettate tenendo conto del cambiamento climatico in atto, non solo per rispondere a ciò che è già accaduto, ma per anticipare quello che i modelli meteo prevedono per i prossimi 30 anni. (METEOGIORNALE.IT)
