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Meteo Giornale
Home A La notizia del giorno

Del caldo non se ne può più, ma si può attenuare

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
29 Giu 2025 - 11:50
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni non si fa che parlare di caldo estremo, e questo è giusto che sia così. I giornali moltiplicano i servizi, sfornano numeri che a volte possono essere discutibili nella loro precisione, ma l’importante è che se ne parli, che il tema resti al centro dell’attenzione pubblica. Perché dietro ogni titolo sensazionalistico, dietro ogni grafico colorato che mostra l’Italia tinta di rosso fuoco, c’è una verità incontrovertibile: di caldo si muore, letteralmente.

 

Non è retorica da prima pagina, non è allarmismo da click facile. È scienza pura e dura quella che ci dice che le ondate di calore uccidono più delle ondate di freddo. Le ricerche si susseguono e tutte puntano nella stessa direzione: mentre contro il freddo abbiamo sviluppato nei secoli strategie di difesa efficaci – vestiti pesanti, riscaldamenti, abitazioni isolate – contro il caldo estremo siamo ancora drammaticamente impreparati come società.

 

Il problema è che questi eventi estremi non sono più l’eccezione, ma stanno diventando la regola. Ogni estate che passa porta con sé ondate di calore più lunghe, più intense, più persistenti. E noi, come paese, continuiamo a reagire come se fossero emergenze occasionali invece di riconoscerle per quello che sono: una nuova normalità che richiede cambiamenti strutturali profondi.

 

Quello di cui abbiamo bisogno non sono i soliti consigli del medico di famiglia su cosa mangiare o come regolare i farmaci durante il caldo – sempre che il medico sia disponibile, cosa tutt’altro che scontata nel nostro sistema sanitario. Non bastano nemmeno le indicazioni giornalistiche su come rinfrescare casa con ventilatori e tende. Serve molto di più: servono interventi strutturali che vadano al cuore del problema.

 

La distribuzione di apparecchi di refrigerazione a chi non può permetterseli dovrebbe essere una priorità nazionale, non una gentile concessione. Parliamo di diritto alla vita, non di comfort. Quando le temperature raggiungono livelli che possono essere letali per anziani, bambini e persone fragili, avere accesso a un ambiente climatizzato diventa questione di sopravvivenza.

 

Allo stesso modo, servono leggi specifiche che regolino il lavoro all’esterno durante le ondate di calore, non le solite ordinanze regionali che cambiano da una provincia all’altra. Servono norme nazionali che stabiliscano orari protetti, pause obbligatorie, condizioni minime di sicurezza. I lavoratori edili, agricoli, della manutenzione stradale non possono essere lasciati alla mercé di temperature killer solo perché “bisogna portare avanti il lavoro”.

 

L’Italia è ancora un paese del G7, nonostante gli indicatori economici mostrino una perdita di potenza relativa che potrebbe portarci verso scenari meno prestigiosi. Ma questo, tutto sommato, conta poco. Quello che conta è che abbiamo ancora le risorse economiche per garantire condizioni di vita dignitose ai nostri cittadini durante questi mesi di prova. Non si tratta di lusso, ma di investimento nella salute pubblica.

 

Il negazionismo climatico che ancora serpeggia in certi ambienti politici è spesso legato più a interessi economici che a genuine convinzioni scientifiche. Ma la realtà del cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti, scritta nei termometri, incisa nelle curve di mortalità estiva, evidente nelle sofferenze quotidiane di milioni di persone.

 

L’Italia ha sempre dimostrato di essere un paese civile e democratico, capace di attenzione verso i cittadini nonostante tutte le critiche che possiamo muoverle. Abbiamo le condizioni, culturali ed economiche, per diventare capofila nella creazione di condizioni di benessere durante le ondate di calore. Ne beneficerebbe la salute pubblica, si ridurrebbe la mortalità, migliorerebbe la concentrazione sul lavoro sia nelle fabbriche che all’esterno.

È ora di trasformare l’emergenza in strategia, la reazione in prevenzione. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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