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Evidenza scientifiche di un raffreddamento Corrente del Golfo. Inverni freddi

Federico De Michelis di Federico De Michelis
20 Mag 2025 - 16:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) L’ultima mappa satellitare delle temperature superficiali oceaniche (SST) ha acceso un faro su uno degli elementi più critici della climatologia globale: il raffreddamento della Corrente del Golfo. Questo fenomeno non rappresenta un semplice capriccio del meteo, ma un sintomo profondo di squilibrio sistemico, legato al cambiamento climatico globale in atto.

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Il “Cold Blob” nell’Atlantico: una ferita blu nella mappa climatica

Nella sezione nordoccidentale dell’Atlantico, precisamente al largo della costa orientale del Nord America, si evidenzia una vasta macchia color blu e viola intenso, nota tra i climatologi come “Cold Blob”. Questa anomalia fredda indica una riduzione anomala delle temperature marine, e secondo diversi studi è legata direttamente a un rallentamento della Corrente del Golfo, parte essenziale della circolazione termoalina globale.

Questa corrente trasporta calore dal Golfo del Messico fino al Nord Atlantico, rendendo temperati gli inverni in aree come il Regno Unito, la Francia, la Germania e le regioni settentrionali italiane. Quando questo meccanismo rallenta, l’equilibrio viene compromesso: l’Europa rischia inverni molto più rigidi.

 

AMOC in crisi: cosa significa per il meteo europeo

Il cuore del problema si chiama AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), un nastro trasportatore sottomarino di calore e salinità, fondamentale per l’equilibrio climatico dell’intero emisfero settentrionale. La Corrente del Golfo ne è un ramo superficiale. Studi pubblicati su Nature Climate Change hanno evidenziato un rallentamento del 15% dell’AMOC dal 1950, e si ipotizza che oggi sia nel punto più debole degli ultimi mille anni.

La causa principale? Lo scioglimento accelerato dei ghiacci della Groenlandia e l’aumento delle precipitazioni, che riversano grandi quantità di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. Questo afflusso di acqua meno salina e meno densa compromette il naturale processo di sprofondamento delle acque fredde che alimenta l’AMOC. Il meteo ne subisce gli effetti: inverni più freddi al nord, estati più torride al sud.

 

 

Blob caldi, anticicloni e il Mediterraneo sempre più rovente

Mentre l’Atlantico nordoccidentale si raffredda, un riscaldamento altrettanto anomalo interessa l’Atlantico orientale, in particolare le acque attorno alle Isole Britanniche e alla costa africana. Le immagini satellitari mostrano vaste aree color rosso acceso e arancio, sintomo delle cosiddette marine heatwaves, ovvero ondate di calore marino estremo.

Queste sono spesso legate a persistenti anticicloni oceanici – le cosiddette blocking highs – che riducono le nubi, aumentano l’insolazione e portano al surriscaldamento delle superfici marine. I dati Copernicus e NOAA confermano che il 2023 e il 2024 sono stati anni record per le temperature oceaniche, fenomeno che non ha precedenti nella storia recente.

 

Il Mediterraneo tra due fuochi: freddo atlantico e caldo africano

Il Mare Mediterraneo, stretto tra l’Atlantico freddo a ovest e un’Africa sempre più rovente a sud, si trova in una posizione critica. Le marine heatwaves, sempre più frequenti, possono intensificare le ondate di calore estive e alterare radicalmente il regime delle piogge. Al contempo, il rallentamento della Corrente del Golfo può provocare correnti fredde anomale che influenzano le dinamiche atmosferiche del bacino mediterraneo, con possibili contraccolpi sul meteo invernale in Italia.

 

Il futuro dell’AMOC: verso un possibile collasso entro fine secolo?

Gli strumenti di monitoraggio come le boe ARGO, i modelli climatici ad alta risoluzione e le osservazioni satellitari geostazionarie confermano un trend inquietante: una riorganizzazione profonda del calore oceanico. Secondo il progetto ARGO, l’AMOC potrebbe collassare parzialmente entro la fine del XXI secolo, con ripercussioni drammatiche sul meteo globale: inverni gelidi nel Nord Europa, eventi estremi nel bacino mediterraneo, alterazione della stagione monsonica in Africa e Asia, e perfino impatti sulla stagione degli uragani nel Nord America.

 

La posta in gioco è climatica, ma anche geopolitica

Il meteo europeo non è più governato solo dai soliti anticicloni e depressioni. Il sistema è entrato in una fase di transizione climatica, in cui anomalie fredde e bolle di calore marine coesistono e si rafforzano. Questo crea un’atmosfera più instabile, con estati torride e inverni potenzialmente rigidi, e mette alla prova la resilienza delle infrastrutture, delle coltivazioni, della sanità pubblica e della stabilità economica.

Come sottolinea il rapporto IPCC, è essenziale rafforzare la ricerca scientifica oceanografica, investire in modellazione climatica avanzata e ampliare la rete di sorveglianza ambientale globale. Solo con questi strumenti potremo interpretare il meteo del futuro e adattarci a un mondo sempre più influenzato da dinamiche oceaniche profonde e complesse. (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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