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Un nuovo sguardo sull’adattamento terrestre dei padroni dei cieli preistorici

Giovanni Mezher di Giovanni Mezher
02 Mag 2025 - 15:01
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) Gli pterosauri, celebri per la loro capacità di volare e per l’incredibile apertura alare che in alcuni casi superava i 10 metri, non erano solo agili navigatori dell’aria, ma anche versatili abitanti del suolo. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology ha analizzato impronte fossili risalenti a oltre 160 milioni di anni fa, gettando nuova luce su come e quando questi antichi rettili abbiano imparato a muoversi con destrezza sulla terraferma.

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Le impronte fossili: indizi silenziosi di un comportamento dimenticato

Secondo Robert Smyth, del Centre for Palaeobiology and Biosphere Evolution dell’Università di Leicester, queste impronte rappresentano un’opportunità preziosa per penetrare nella quotidianità di un mondo scomparso. Grazie alla modellazione tridimensionale e al confronto con scheletri noti, il team ha identificato l’origine delle tracce, collegandole ad almeno tre distinti gruppi di pterosauri. Questi dati indicano un’importante svolta ecologica: attorno al Giurassico medio, alcuni pterosauri avevano già sviluppato una locomozione terrestre efficace.

 

I protagonisti di un adattamento evolutivo

Il primo gruppo, i neoazhdarchiani, comprende colossi come il Quetzalcoatlus, uno dei più grandi esseri volanti mai esistiti. Le sue impronte sono state trovate in tutto il mondo, sia in ambienti costieri che interni, suggerendo una notevole capacità di movimento a terra e una presenza diffusa accanto ai dinosauri.

Il secondo gruppo, i ctenochasmatoidi, si distingue per le lunghe mascelle e centinaia di denti a forma di ago, perfetti per setacciare l’acqua alla ricerca di prede. Le impronte indicano che questi pterosauri si muovevano nelle acque basse delle zone costiere, molto probabilmente camminando come fenicotteri, in cerca di pesci e organismi galleggianti.

Infine, i dsungaripteridi, con arti robusti, becchi arcuati e denti adatti a frantumare gusci, hanno lasciato tracce negli stessi depositi dove si trovano anche i loro resti fossili. Queste caratteristiche li rendono perfetti per la predazione di molluschi e altre prede dotate di guscio, a conferma di una dieta molto specializzata.

 

Le impronte: archivio invisibile di comportamento e ambiente

Le tracce fossili, spesso trascurate, rivelano dettagli preziosi sui movimenti, le interazioni ambientali e perfino le abitudini quotidiane di questi rettili volanti. Come sottolinea ancora Smyth, queste impronte raccontano una storia evolutiva che va oltre il semplice volo, mostrando come gli pterosauri fossero creature altamente adattabili, capaci di occupare una varietà di habitat terrestri durante l’era Mesozoica.

Questo nuovo studio dimostra come l’analisi combinata di resti scheletrici e impronte possa trasformare radicalmente la comprensione di interi gruppi di animali estinti. Un’autentica finestra su un mondo perduto, dove anche i signori del cielo camminavano accanto ai giganti della terra. Vuoi approfondire uno di questi tre gruppi di pterosauri? (METEOGIORNALE.IT)

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