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Prevenzione e gestione del rischio vulcanico a Tenerife

La gestione del rischio vulcanico a Tenerife si basa su una rete integrata di sorveglianza scientifica e strumenti di pianificazione civile. Le autorità

La gestione del rischio vulcanico a Tenerife si basa su una rete integrata di sorveglianza scientifica e strumenti di pianificazione civile. Le autorità delle Isole Canarie , in collaborazione con il governo centrale spagnolo, hanno messo a punto un sistema complesso e multilivello per affrontare eventuali emergenze eruttive. Il piano operativo di riferimento è il già citato PEVOLCA (Plan Especial de Protección Civil y Atención de Emergencias por Riesgo Volcánico en la Comunidad Autónoma de Canarias), aggiornato regolarmente per includere nuovi scenari e strategie di comunicazione.

Questo piano si articola in diverse fasi: dalla sorveglianza quotidiana dei parametri sismici e geochimici , al coordinamento con i municipi per la realizzazione di esercitazioni e campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione residente e turistica.

Monitoraggio scientifico con nuove tecnologie

L’ Involcan e l’ IGN rappresentano i principali enti responsabili del monitoraggio vulcanologico dell’isola. Negli ultimi anni, questi istituti hanno potenziato i sistemi di rilevamento, installando stazioni sismiche, sensori GNSS per la misurazione della deformazione del suolo, oltre a spettrometri portatili per l’analisi delle emissioni di gas vulcanici.

Tra le tecnologie più innovative impiegate figura l’utilizzo di droni termici per sorvolare e mappare zone difficilmente accessibili del cratere e delle colate laviche preesistenti. Inoltre, vengono utilizzati modelli di intelligenza artificiale per analizzare i dati in tempo reale e prevedere evoluzioni dell’attività sismica e magmatica (fonte: Copernicus EMS ).

In caso di anomalia, il sistema d’allerta è organizzato su tre livelli: verde (normale), giallo (attenzione), rosso (emergenza) . Ogni livello attiva protocolli specifici che vanno dall’informazione preventiva fino all’ evacuazione coordinata di intere aree.

La popolazione è informata

Uno degli aspetti più delicati della gestione del rischio vulcanico è la formazione del pubblico . Le autorità hanno lanciato diverse campagne educative nelle scuole e nei luoghi pubblici, mirate a rendere più consapevoli i cittadini dei segnali precursori e delle procedure di evacuazione.

Ogni anno, il governo regionale organizza esercitazioni di emergenza nei comuni ritenuti più vulnerabili, come La Orotava , Vilaflor e Santiago del Teide , coinvolgendo anche strutture ricettive, ospedali e mezzi di comunicazione. L’obiettivo è garantire che, in caso di eruzione, la popolazione sappia esattamente cosa fare, dove andare e come comportarsi .

Possibili scenari eruttivi: dai flussi lavici agli eventi esplosivi

Gli studi condotti dall’ Universidad de La Laguna e da altre istituzioni accademiche europee, come il GFZ Potsdam , indicano che Tenerife potrebbe, in un futuro imprecisato, essere teatro sia di eruzioni effusive (simili a quelle del 1909 o del 1798), sia di eventi esplosivi di tipo subpliniano o pliniano , come quelli avvenuti in epoche preistoriche nella caldera de Las Cañadas.

In uno studio pubblicato su Journal of Volcanology and Geothermal Research , gli autori ipotizzano che la natura bimodale del magma presente sotto il Teide , ricco sia di basalti che di trachiti, rende possibile una rapida evoluzione di viscosità e pressione , con conseguente transizione da eruzione tranquilla a esplosiva in tempi molto brevi (fonte: ScienceDirect ).

In scenari estremi, un’eruzione esplosiva nel centro dell’isola potrebbe generare flussi piroclastici capaci di coprire decine di chilometri, colonne di cenere alte oltre 20 chilometri e fenomeni di laar (colate di fango vulcanico) a seguito di piogge intense su depositi di ceneri. Ciò renderebbe necessario chiudere aeroporti, evacuare città costiere e sospendere la navigazione .

Interconnessione geologica con il resto delle Canarie

Tenerife non è un’isola isolata nel sistema vulcanico canario. Le ricerche geofisiche indicano che il mantello terrestre sotto le Canarie presenta anomalie termiche e chimiche condivise , suggerendo che un’attivazione magmatica in una delle isole potrebbe influenzare, seppur indirettamente, il comportamento geodinamico delle altre.

La recente crisi sismica e vulcanica di El Hierro nel 2011 , seguita da quella di La Palma nel 2021 , ha portato gli scienziati a rivalutare il concetto di isole vulcanicamente indipendenti . Nuove ipotesi parlano di sistemi magmatici connessi attraverso profonde fratture nella litosfera oceanica (fonte: Nature Geoscience ).

Ogni anno, più di cinque milioni di turisti visitano Tenerife, attratti dalle sue spiagge, dal clima mite e dalla maestosità del Teide . Questo rende la gestione del rischio vulcanico ancora più critica: una possibile eruzione potrebbe avere enormi ripercussioni economiche , oltre che umanitarie.

Per questo motivo, le autorità locali hanno investito in sistemi multilingue di allerta , app per dispositivi mobili, e collaborazioni con le strutture turistiche per distribuire materiale informativo. In particolare, i parchi naturali e le guide turistiche certificate ricevono formazione continua sull’attività vulcanica dell’isola, per fungere da veicolo educativo e di primo soccorso informativo in caso di emergenza.

L’importanza del monitoraggio satellitare

Un contributo fondamentale alla sorveglianza di Tenerife è offerto dal programma Copernicus dell’ Agenzia Spaziale Europea (ESA) . I satelliti Sentinel-1 e Sentinel-5P rilevano deformazioni superficiali e variazioni nei gas atmosferici con precisione millimetrica , permettendo di individuare anomalie geochimiche e topografiche con largo anticipo rispetto alla possibile eruzione (fonte: ESA Copernicus ).

Questa tecnologia ha permesso, ad esempio, di monitorare in tempo reale la deformazione del suolo a La Palma durante l’eruzione del 2021, e viene oggi impiegata anche per Tenerife e Gran Canaria.