
(METEOGIORNALE.IT) Una scoperta straordinaria nel cuore della Puglia preistorica
OSTUNI (BRINDISI) – A oltre trent’anni dal suo ritrovamento, la “Madre di Ostuni”, la più antica donna incinta finora conosciuta al mondo, torna sotto i riflettori della comunità scientifica internazionale: il feto che portava in grembo era di sesso maschile. La notizia, annunciata nelle scorse ore, rappresenta un importante passo avanti nello studio del DNA paleolitico, portando l’eccezionale sepoltura scoperta nel 1994 a un nuovo livello di comprensione e rilevanza.
Una madre di 28.000 anni fa
I resti, datati a circa 28.000 anni fa, furono rinvenuti il 21 ottobre del 1994 all’interno della grotta santuario di Santa Maria di Agnano, nei pressi di Ostuni, in provincia di Brindisi. Si trattava di una giovane donna di circa 20 anni, morta durante la gravidanza, sepolta con particolare cura e ornamenti in un contesto rituale. Venne classificata scientificamente con il nome di “Ostuni 1” e da allora è considerata una delle scoperte archeologiche più rilevanti del Paleolitico superiore europeo.
Un DNA in condizioni straordinarie
Il recente annuncio arriva da Donato Coppola, il docente universitario e direttore scientifico del museo di Ostuni, autore del ritrovamento. Grazie a una collaborazione con l’Istituto di Antropologia della Sapienza di Roma e altri centri di ricerca internazionali, è stato possibile estrarre e sequenziare il DNA del feto, stabilendo con certezza che si trattava di un maschio.
Secondo quanto dichiarato da Coppola all’ANSA, il DNA recuperato dal feto “sembra essere tra i meglio conservati al mondo per quanto riguarda individui del Paleolitico”, un dato che aumenta l’interesse e il valore della scoperta, non solo in termini storici ma anche genetici.
Un patrimonio identitario da valorizzare
I resti della donna e del suo bambino non nato sono custoditi in una teca climatizzata presso il Museo di Ostuni, struttura che da anni si impegna nella tutela e valorizzazione di questo straordinario reperto antropologico. Il presidente del museo ha sottolineato come l’obiettivo non fosse solo quello di colmare un vuoto conoscitivo, ma di iniziare un nuovo percorso di ricerca genetica che possa offrire informazioni uniche sulla vita, la morte e la società dell’uomo preistorico.
L’importanza della scoperta, ribadisce, non riguarda solo il passato, ma proietta Ostuni e la sua comunità scientifica verso il futuro della ricerca genetica, in un quadro internazionale in cui la paleogenetica assume sempre più rilievo per lo studio dell’evoluzione umana.
Fonti:
ANSA – Notizia sulla madre di Ostuni
Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Biologia ambientale e antropologia
