Michael Shellenberger: l’ecologia non è un dogma, e il meteo non si aggiusta col panico
Chi è Shellenberger? Michael Shellenberger è un ex attivista ambientale americano, co-autore della campagna per le rinnovabili "Apollo Project",

Michael Shellenberger è un ex attivista ambientale americano, co-autore della campagna per le rinnovabili “Apollo Project” , consulente ONU e oggi una delle figure più critiche nei confronti della narrativa catastrofista legata al cambiamento climatico.
• I tre pilastri della sua critica: ambientalismo, povertà ed energia
• Panico climatico = politiche sbagliate
• I poveri non possono permettersi il green
Nel suo libro “Apocalypse Never: Why Environmental Alarmism Hurts Us All” , sostiene che l’ambientalismo moderno è diventato una religione laica , basata più sulla paura che sui dati, e che molte politiche green rischiano di danneggiare proprio chi dovrebbero aiutare .
I tre pilastri della sua critica: ambientalismo, povertà ed energia
Panico climatico = politiche sbagliate
Shellenberger non nega il cambiamento climatico. Al contrario: lo riconosce come reale, ma sostiene che il panico con cui se ne parla porta a decisioni affrettate, ideologiche e inefficaci . Secondo lui, dichiarare un’emergenza climatica permanente non aiuta nessuno, soprattutto perché:
• genera disinformazione (es. “il mondo finirà entro 12 anni”),
• spinge le persone a rifiutare le soluzioni praticabili (come il nucleare),
• distorce le priorità politiche (es. proibire la plastica nei paesi poveri dove mancano ancora i depuratori).
Il suo punto è chiaro: il meteo non si cura col panico, ma con ingegneria, pianificazione e rispetto per le realtà locali .
Le rinnovabili non bastano
Shellenberger è critico verso la retorica sulle rinnovabili , che considera una soluzione parziale, tecnologicamente instabile e geopoliticamente pericolosa . Secondo lui:
• L’eolico e il solare sono intermittenti , e rendono le reti elettriche vulnerabili ai blackout .
• Le batterie non sono ancora pronte per il “salto di scala” che servirebbe.
• La produzione di pannelli e turbine è concentrata in pochi Paesi , come la CINA , rendendo l’Occidente dipendente da regimi autoritari per le sue politiche green.
In alternativa, propone una nuova spinta sul nucleare , che considera l’unica tecnologia realmente in grado di produrre energia a zero emissioni su larga scala , anche se richiede tempo, investimenti e superamento dei tabù culturali .
I poveri non possono permettersi il green
Il suo terzo e forse più forte argomento è l’ingiustizia sociale della transizione verde. Le politiche ambientali spinte dall’Occidente, se applicate ai Paesi emergenti, possono bloccare lo sviluppo, aggravare la povertà energetica e causare instabilità politica .
Prende ad esempio il caso dell’ AFRICA subsahariana , dove 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità . Proporre loro solo pannelli solari invece di permettere una graduale industrializzazione con carbone o gas è, secondo Shellenberger, una forma di colonialismo morale .
“La transizione energetica deve essere una libertà da conquistare , non un dogma da imporre.”
Dove leggere Shellenberger
• Libro : Apocalypse Never: Why Environmental Alarmism Hurts Us All
• Articolo chiave : Why Renewables Can’t Save the Planet – Forbes
• Intervista su TEDx e CNN : disponibili su YouTube e TED Talks
