(METEOGIORNALE.IT) Il meteo estremo e il cambiamento climatico sono ormai una realtà che colpisce duramente il Centro Sud Italia, con particolare riferimento alla Sardegna e alla Sicilia, dove il caldo estivo raggiunge valori che sfidano i record climatici europei e competono addirittura con il Nord Africa. Queste regioni presentano infatti una notevole vulnerabilità dovuta a diversi fattori, tra cui la vicinanza al continente africano, la presenza frequente di sistemi di alta pressione con geopotenziali estremamente elevati e suoli resi aridi da settimane di esposizione solare intensa.
Un esempio significativo è il famoso record europeo certificato dalla World Meteorological Organization (WMO), organismo delle Nazioni Unite responsabile della meteorologia mondiale, che ha confermato la temperatura di 48,8°C rilevata l’11 agosto 2021 a Floridia, vicino a Siracusa. Questo record, finora ineguagliato in Europa, ha superato i precedenti primati e segna un punto di riferimento importante per comprendere la gravità degli eventi meteo estremi che stanno diventando sempre più frequenti.
Tuttavia, anche nel 2023 la Sardegna ha visto picchi termici impressionanti, raggiungendo i 48,2°C a Jerzu e Lotzorai nel mese di luglio. Si tratta del record assoluto di caldo mai registrato in questa regione, superando nettamente gli storici 47°C che nel luglio 1983 furono misurati a Sanluri e Perdasdefogu. Nello stesso giorno, quasi tutta l’isola sarda ha vissuto condizioni climatiche simili, con molte località che hanno abbondantemente superato i 40°C, come i 47,4°C registrati presso la stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Olbia, situata ad appena 13 metri di quota. Valori termici simili hanno interessato altre aree come la stazione ARPAS di Tortolì con 47,3°C e Bari Sardo ARPAS con 47,2°C. Nell’entroterra, specialmente nella zona del Campidano e del Logudoro, a sud di Macomer, si sono diffuse massime termiche superiori ai 45°C, definibili chiaramente come temperature desertiche.
Questi eventi estremi sono paragonabili, almeno per intensità, all’eccezionale ondata di caldo che colpì il Paese nell’estate del 1983, segnando profondamente il territorio e la popolazione.
È interessante notare che, se simili condizioni meteo fossero avvenute nel Sud della Spagna o in Grecia, vicino ad Atene, è plausibile ipotizzare che le temperature avrebbero superato la soglia critica dei 50°C, battendo i loro precedenti record nazionali ed europei. La posizione geografica dell’Italia meridionale la espone particolarmente all’influenza africana; tuttavia, i record assoluti registrati nel continente africano sono ben superiori ai 50°C, sebbene la scarsità di dati ufficiali renda difficile un confronto diretto e preciso.
Il record mondiale assoluto di temperatura certificato dalla WMO rimane quello di 56,7°C, registrato il 10 luglio 1913 presso Furnace Creek Ranch nella Death Valley, negli Stati Uniti. Precedentemente, un valore di 57,8°C rilevato ad Al-‘Aziziyah in Libia, il 13 settembre 1922, fu invalidato dalla stessa organizzazione per errori nella misurazione.
Nonostante i miglioramenti nella rete di stazioni meteo che permettono oggi di registrare più facilmente i record termici, ciò non altera la percezione e la realtà del riscaldamento globale, confermata non solo dalle migliaia di rilevazioni scientifiche, ma anche dagli effetti evidenti sulla natura, come il preoccupante e continuo ritiro dei ghiacciai alpini.
Anche altre zone dell’Italia, come le grandi aree urbane di Roma e Firenze, dimostrano una crescente vulnerabilità alle ondate di calore, spesso superando temperature soglia di 40°C. Nelle città si manifesta un fenomeno noto come isola di calore urbana, caratterizzato dall’accumulo e rilascio lento di calore notturno, che mantiene elevate le temperature anche dopo il tramonto, esponendo ulteriormente la popolazione a stress termico prolungato.
In conclusione, gli eventi meteo estremi registrati negli ultimi anni, soprattutto nel Centro Sud Italia, ribadiscono l’urgenza di affrontare con misure adeguate l’adattamento e la mitigazione degli effetti negativi delle ondate di calore estive, poiché la frequenza e intensità di tali eventi sono destinate ad aumentare significativamente in futuro.
CREDIT: World Meteorological Organization, National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), National Aeronautics and Space Administration (NASA). (METEOGIORNALE.IT)
