
(METEOGIORNALE.IT) Scoperte sorprendenti nel fondale del Mare del Nord
Gli scienziati del British Antarctic Survey hanno individuato nel Mare del Nord impronte impressionanti lasciate da enormi iceberg che, circa 18.000 anni fa, solcavano i fondali durante il rapido arretramento delle calotte glaciali dell’Europa settentrionale. Queste scoperte emergono dai dati sismici raccolti inizialmente per l’esplorazione di petrolio e gas e mostrano evidenti erosioni lineari sotto i sedimenti marini.
Secondo il ricercatore James Kirkham, le dimensioni di questi iceberg erano colossali: alcuni misuravano da 5 a decine di chilometri di larghezza, con spessori che raggiungevano alcune centinaia di metri. Kirkham paragona queste masse ghiacciate a vere e proprie città britanniche galleggianti.
Somiglianze tra il passato europeo e il presente antartico
La presenza di iceberg tabulari nel Mare del Nord suggerisce che, durante l’ultima era glaciale, anche le calotte britannica e irlandese possedessero piattaforme di ghiaccio, proprio come quelle osservate oggi in Antartide. I grandi blocchi di ghiaccio, come A23a e A68a, recentemente separatisi in Antartide, sono paragonabili in estensione a piccoli stati americani.
Questa scoperta indica che i margini marini delle calotte glaciali di allora si comportavano in modo simile a quelli moderni. Il confronto con l’Antartide odierna potrebbe offrire importanti spunti per comprendere meglio la dinamica del futuro collasso delle piattaforme di ghiaccio.
Dal collasso delle piattaforme ai piccoli iceberg
I dati mostrano una transizione cruciale: le linee rette scavate dai giganti ghiacciati sono successivamente sovrascritte da solchi più caotici, frutto di un’infinità di iceberg minori. Questo cambiamento, datato tra 20.000 e 18.000 anni fa tramite analisi al radiocarbonio, testimonia una frantumazione progressiva delle piattaforme glaciali, causata dall’innalzamento delle temperature.
Questo fenomeno, evidenziato da Kirkham, indica che il distacco di mega-iceberg come A23a non rappresenta necessariamente un presagio di collasso imminente, ma potrebbe far parte di un processo naturale e più graduale.
Una nuova prospettiva sulla stabilità dell’Antartide
Emma MacKie dell’Università della Florida, che analizza la dimensione degli iceberg tabulari dagli anni ’70 tramite dati satellitari, supporta questa visione. Secondo MacKie, la dimensione degli iceberg è rimasta sostanzialmente costante negli ultimi decenni.
La sua ricerca, rafforzata dallo studio di Kirkham, sostiene che il vero segnale di preoccupazione sarebbe l’assenza di grandi distacchi piuttosto che la loro frequenza. Le piattaforme di ghiaccio, quindi, non collassano in un unico catastrofico evento, ma si disintegrano lentamente nel tempo, in modo quasi impercettibile. (METEOGIORNALE.IT)
