(METEOGIORNALE.IT) Insolite rocce bianche scoperte da Perseverance rivelano un Marte più caldo, umido e abitabile
Marte potrebbe non essere sempre stato il pianeta freddo e secco che conosciamo oggi. Un recente studio condotto da Roger Wiens, esperto di esplorazione marziana e docente presso la Purdue University, ha portato alla luce un reperto sorprendente: alcune rocce particolarmente chiare, analizzate dal rover Perseverance della NASA, contengono elevate concentrazioni di alluminio legato a un minerale chiamato caolinite.
Questo composto, noto per formarsi esclusivamente in ambienti caldi e ricchi d’acqua, getta nuova luce sul passato climatico del Pianeta Rosso. Secondo Wiens, su Terra la caolinite si sviluppa in condizioni tropicali oppure in sorgenti idrotermali, ambienti noti per essere ideali alla vita microbica. Marte, dunque, potrebbe essere stato un luogo ben diverso da quello che si è sempre ipotizzato.
La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications Earth & Environment e ha destato forte interesse nella comunità scientifica. A compiere l’analisi è stato SuperCam, il sofisticato strumento montato sul “collo” del rover, progettato in collaborazione con il Los Alamos National Laboratory e l’Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie in Francia.
La missione Perseverance, durante i suoi primi giorni nel cratere Jezero, aveva notato strani ciottoli chiari sparsi sul terreno. Ma solo in seguito, quando il team ha trovato rocce più grandi dello stesso colore, ha deciso di utilizzare il laser di SuperCam per indagarne la composizione. I risultati hanno rivelato la presenza non solo di caolinite, ma anche di spinello d’alluminio, un minerale che può formarsi sia in ambienti magmatici che metamorfi.
Il team di ricerca, che include anche Candice Bedford, Clement Royer e Briony Horgan, ha identificato oltre 4.000 frammenti bianchi sulla superficie. Queste rocce, definite “float rocks” poiché non appartengono al letto roccioso sottostante, sono considerate vere anomale geologiche, fuori posto e probabilmente trasportate da antichi flussi d’acqua.
Secondo Bedford, dati da satellite suggeriscono che la caolinite sia presente anche lungo il bordo del cratere Jezero, rendendo cruciale l’attuale esplorazione del rover in quell’area. Il fatto che questo minerale contenga acqua legata alla sua struttura cristallina fa ipotizzare che grandi quantità di acqua possano ancora essere presenti su Marte, ma intrappolate nei suoi minerali.
Wiens sottolinea che le domande fondamentali sul pianeta riguardano sempre l’acqua: quanto ce n’era, per quanto tempo è rimasta e dove si trovi ora. Ogni indizio raccolto avvicina gli scienziati a una delle più grandi domande dell’umanità: Marte ha mai ospitato forme di vita?
Il mistero delle rocce bianche continua a stimolare la ricerca, portando nuove prospettive sul passato geologico del pianeta e potenzialmente aprendo la strada a future scoperte su forme di vita extraterrestre.

