(METEOGIORNALE.IT) La morte per ictus è un evento drammatico che coinvolge non solo il corpo ma anche la mente e l’esperienza cosciente di chi lo vive. Per capire cosa si prova nei momenti che precedono la morte per ictus, bisogna considerare la natura stessa di questo evento neurologico: l’interruzione dell’afflusso sanguigno al cervello, che può essere improvvisa o graduale, e che ha effetti profondi su percezioni, emozioni e coscienza.
La scienza medica, unita alle testimonianze di sopravvissuti e osservazioni cliniche, permette oggi di ricostruire con maggiore precisione ciò che accade nelle fasi immediatamente precedenti alla morte per ictus, distinguendo tra le forme ischemiche e quelle emorragiche.
Cos’è un ictus e come porta alla morte
Un ictus, o accidente cerebrovascolare, è un’interruzione dell’irrorazione sanguigna in una parte del cervello. Questo può avvenire in due modi:
- Ictus ischemico: provocato da un coagulo che ostruisce un’arteria cerebrale.
- Ictus emorragico: causato dalla rottura di un vaso sanguigno nel cervello, con conseguente emorragia.
In entrambi i casi, il cervello smette rapidamente di ricevere ossigeno e nutrienti, portando a morte cellulare nel giro di pochi minuti. Se l’area colpita è ampia o coinvolge centri vitali, può condurre rapidamente alla morte.
I primi istanti: confusione e perdita del controllo
Nelle prime fasi di un ictus, la persona può non rendersi pienamente conto di ciò che sta accadendo. Questo è dovuto alla compromissione delle funzioni cognitive, tra cui:
- Afasia: incapacità di comprendere o formulare il linguaggio.
- Confusione mentale: distorsione del senso del tempo, dello spazio e dell’identità.
- Disorientamento: sensazione di straniamento, come essere in un sogno o in un film rallentato.
Molti sopravvissuti riferiscono di aver provato smarrimento, vertigini o una strana stanchezza improvvisa. In alcuni casi, la coscienza si dissolve gradualmente; in altri, si ha una netta perdita di controllo del corpo, con la comparsa di paralisi unilaterale, cadute o difficoltà visive.
Sensazioni corporee e coscienza alterata
Man mano che il cervello inizia a non funzionare correttamente, la persona può provare:
- Debolezza improvvisa di braccia o gambe.
- Intorpidimento, come se una parte del corpo non appartenesse più al sé.
- Dolore acuto alla testa, nel caso di ictus emorragico: spesso descritto come “il peggior mal di testa mai provato”.
- Vista sdoppiata o perdita della vista da uno o entrambi gli occhi.
Nei casi più gravi, l’ictus colpisce aree che regolano coscienza, respiro e battito cardiaco, portando a una rapida perdita dei sensi e, infine, al decesso.
Cosa si prova emotivamente: paura, ma anche distacco
Dal punto di vista emotivo, il momento può essere vissuto con panico, soprattutto se la persona è cosciente dell’evento e non riesce a comunicare (condizione nota come locked-in syndrome). Ma accade anche che, col progredire dell’evento, subentri uno stato di apatia o indifferenza emotiva, a causa del malfunzionamento del sistema limbico e della corteccia prefrontale.
Le ricerche pubblicate sul Journal of Neurology e altre fonti internazionali, come i lavori dell’American Stroke Association, riportano che una parte dei pazienti, durante i minuti o le ore che precedono la morte, entra in uno stato simile al coma vigile: presenti ma incapaci di interagire, in una sorta di vuoto mentale o sogno sospeso.
La percezione del tempo e della realtà si dissolve
Un altro aspetto sorprendente dell’esperienza di un ictus terminale è la distorsione della percezione temporale. I secondi possono sembrare eterni o, al contrario, volare via in un battito di ciglia. Questo accade perché le aree cerebrali che elaborano il tempo soggettivo sono tra le prime a essere danneggiate.
La perdita del senso del sé, comune negli stadi finali, è stata descritta da alcuni sopravvissuti come un momento in cui la coscienza si “allarga”, come se non appartenesse più al corpo. Uno studio del 2018 condotto dalla University of Michigan ha analizzato l’attività cerebrale di pazienti morenti, registrando impennate di onde gamma nelle fasi terminali, simili a quelle osservate in stati di intensa lucidità o esperienze extracorporee.
Ictus improvviso e ictus subdolo: morire in un lampo o in un tramonto lento
Non tutti gli ictus portano a una morte rapida. Alcuni evolvono in ore o giorni, dando tempo a percezioni più complesse e sfumate. In questi casi, il morente può passare da una fase di confusione a uno stato di semi-incoscienza, alternando lucidità e delirio.
Nei casi fulminanti, però, la morte può arrivare in meno di un minuto, specialmente se l’ictus colpisce il tronco encefalico, dove risiedono i centri che regolano respirazione e battito cardiaco. In queste situazioni, è probabile che la persona non provi dolore cosciente, entrando in uno stato simile al sonno profondo, seguito da un arresto delle funzioni vitali.
Il punto di vista dei testimoni: familiari e medici
Dal punto di vista di chi assiste a una morte per ictus, l’esperienza può essere angosciosa e disarmante, soprattutto se il paziente tenta di comunicare senza riuscirci. I medici riferiscono che alcuni pazienti mostrano segnali di terrore o sguardi fissi, ma anche momenti di apparente serenità.
Chi muore lentamente può mostrare un declino progressivo, con pause nei discorsi, difficoltà respiratorie e, infine, un allontanamento silenzioso dalla vita. In alcuni casi, si registra un miglioramento transitorio – noto come “rally terminale” – che precede di poche ore il decesso.
Esperienze di pre-morte: luce, suoni e ricordi
Non mancano testimonianze di chi è stato clinicamente morto per alcuni minuti a causa di un ictus e poi rianimato. Alcuni riferiscono la percezione di una luce intensa, voci familiari o scene della propria vita che scorrono rapidamente. Questi fenomeni, studiati da neuroscienziati come Sam Parnia della NYU Langone Health, potrebbero essere spiegati da un’ultima attività elettrica del cervello prima dello spegnimento definitivo.
L’esperienza della morte per ictus, sebbene diversa da persona a persona, ci offre uno squarcio sulla fragilità e complessità della coscienza umana, mettendo in luce quanto ancora ci sia da comprendere sul rapporto tra cervello, mente e identità. (METEOGIORNALE.IT)
