Non ci sono più dubbi oramai: l’Italia sarà alle prese con una possente irruzione di aria fredda di matrice baltica-russa.
Il quadro barico che andrà configurandosi tra domenica 6 e i primi giorni della prossima settimana, sarà schiettamente invernale, con alta pressione di blocco sull’Europa centro-occidentale e flusso freddo sulla parte centro orientale del continente, flusso freddo influente anche sul nostro territorio.
Tutto sommato, benché l’azione fredda si prospetti significativa, alla fine potrebbe andarci meno peggio del previsto, considerata la fase stagionale:
basti pensare che a 250/300 km a Est della Puglia, tra area Montenegro, Nord Albania e Nordovest Macedonia, quindi a una distanza più o meno eguale, in linea d’aria, a quella tra Bari e Pescara, il nocciolo freddo picchierebbe duro, con temperature sotto zero fino a bassa quota e con rischio di 20/30, anche 40 cm di neve fino in collina.
Nella sostanza, le dinamiche simulate dai modelli, ci eviterebbero una possente azione fredda e nevosa, solo per una inezia barica.
Ciò nonostante, tra domenica 6, specie dal pomeriggio-sera e fino a martedì 8, diverse regioni italiane sarebbero sferzate da freddi venti di Bora e Tramontana, con crollo termico impetuoso, per di più in arco temporale ridotto: in appena 12 ore, 8 del mattino di domenica, 20.00 di sera, la temperatura sulle aree adriatiche centro meridionali, crollerebbe di ben 12°.
Entrando nel dettaglio dell’azione fredda, essa si esprimerebbe di più sui settori peninsulari in genere, ma con maggiore determinazione sulle aree centro orientali del territorio italiano.
Il freddo più pungente riguarderebbe le aree centro orientali del Nord e, ancora di più, tutti i settori appenninici dall’ Est Toscana, Umbria e fino alla Lucania, nonchè tutte le aree adriatiche, ma sarebbe più insistente sulle aree centro meridionali adriatiche e su quelle relative appenniniche, freddo più transitorio al Nord.
Le precipitazioni associate all’irruzione fredda, perlomeno nella sua fase più acuta, sarebbero computate essenzialmente tra la metà giornata di domenica 6 e lunedì mattino;
per il resto di lunedì 7, rovesci riguarderebbe solo il Sud della Calabria, la Sicilia e, in forma irregolare, la Sardegna, praticamente sarebbero in cessazione altrove o scarsi, in forma isolata.
Nella fase tra domenica pomeriggio-sera e lunedì mattino, sarebbero computate anche locali precipitazioni nevose. Nella mappa interna, sono rappresentate, a scala di colore blu, le aree più esposte che sarebbero, essenzialmente, quelle appenniniche centro meridionali.
I fiocchi potrebbero cadere fino a 6/700 m, occasionalmente anche più in basso sul Centro Appennino; fiocchi più alti altrove, tuttavia per ciascuna area sezionata in mappa, la quota fiocchi indicata potrebbe portarsi di 100/200 m più in basso, in presenza di eventuali rovesci più consistenti.
Gli accumuli sarebbero mediamente scarsi, nell’ordine di qualche imbiancata o localmente anche di qualche centimetro, specie sopra i 7/800 m, fino a 5/7 cm possibili sui rilievi tra Abruzzo, Est Lazio e Sud Marche.
Farebbe sempre freddo tra lunedì e martedì, ma senza precipitazioni su gran parte dei settori; qualche pioggia da computare, invece, sulle isole e qualche fenomeno locale su Alpi, tuttavia, su questi settori, con temperature più miti.
Circa il rischio gelo, stando sempre ai dati attuali, ma con necessità di rettifica con quelli più affidabili sotto evento, ci sarebbero, da lunedì e per 3/4 giorni a seguire, le condizioni termiche per gelate mattutine fino a quote basse.
Tuttavia, esse potrebbero essere in buona parte precluse, per via di una presenza abbastanza continua e diffusa di ventilazione moderata settentrionale e, in diversi casi, specie sulle zone più esposte al freddo, anche per la presenza di nubi basse notturne, in grado di disincentivare l’irraggiamento.
Insomma, benchè gelate localmente, in particolare sulle aree appenniniche centrali e su qualche pianura centro orientale del Nord, vadano computate, altrove il rischio sarebbe abbastanza basso o comunque molto circoscritto.