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      Home ยป Tuoni e fulmini al Polo Nord, cosa sta succedendo? Meteo pazzo o…
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneCambiamento climatico

      Tuoni e fulmini al Polo Nord, cosa sta succedendo? Meteo pazzo o…

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 27/04/2025
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      14 Min Lettura
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      Meteo estremo al Polo Nord: i fulmini piรน settentrionali mai registrati e il riscaldamento artico

      Nellโ€™Agosto del 2019, un evento meteorologico senza precedenti ha attirato lโ€™attenzione della comunitร  scientifica: scariche di fulmini si sono verificate a meno di 50 chilometri dal Polo Nord, il punto piรน remoto dellโ€™emisfero settentrionale. Questo evento, eccezionale e preoccupante, non rappresenta solo una curiositร  atmosferica, ma segna una svolta nella comprensione del rapido mutamento del clima artico.

      Contents
        • Meteo estremo al Polo Nord: i fulmini piรน settentrionali mai registrati e il riscaldamento artico
      • Meteo e fulmini nel cuore dellโ€™Artico: un evento senza precedenti
      • Il ruolo dei fronti e del sollevamento atmosferico nella genesi dei temporali artici
      • Fulmini sopra il ghiaccio: i dati satellitari e la cronologia dellโ€™evento
      • Il riscaldamento artico e il futuro del meteo polare
      • Una nuova Era per il meteo artico: considerazioni scientifiche e prospettive
      • Le dinamiche atmosferiche secondo ERA5: lโ€™anatomia di un temporale al Polo Nord
        • Il trasporto di aria calda: il ruolo del jet di bassa quota (850 hPa)
        • La stratificazione verticale: profili termici e indice di sollevamento
        • Forzatura frontale e sollevamento: la chiave per lโ€™attivazione dei temporali
        • Analisi della microfisica delle nubi e genesi elettrica
      • Un cambiamento strutturale nel meteo dellโ€™Artico

      Attraverso unโ€™analisi dettagliata dei dati di rianalisi ERA5, combinati con osservazioni satellitari, รจ stato possibile ricostruire il meccanismo meteorologico che ha portato alla formazione di temporali elevati sopra la calotta polare. Le condizioni che hanno generato queste scariche elettriche non sono state casuali: si รจ trattato dellโ€™effetto sinergico di un riscaldamento artico anomalo, di trasporti di aria calda e umida dai tropici, e della presenza di strutture frontali dinamiche capaci di sollevare questa massa dโ€™aria oltre lo strato di fusione.

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      Meteo e fulmini nel cuore dellโ€™Artico: un evento senza precedenti

      Per comprendere la portata di quanto accaduto, bisogna considerare la natura estremamente stabile e fredda dellโ€™atmosfera artica. Tradizionalmente, le condizioni meteo vicino al Polo Nord sono sfavorevoli alla formazione di temporali, che richiedono invece instabilitร  atmosferica, umiditร  e sollevamenti intensi.

      Tuttavia, nel mese di Agosto 2019, si รจ verificato un evento di riscaldamento artico particolarmente intenso. Lโ€™aria calda, spinta da una corrente a getto in quota (jet stream) a circa 850 hPa (circa 1500 metri sul livello del mare), ha raggiunto latitudini insolitamente settentrionali. Il flusso ha trasportato aria tropicale, carica di umiditร , fino alle immediate vicinanze del Polo Nord. Questo trasporto di massa ha innescato una convergenza baroclina, unโ€™interazione tra masse dโ€™aria di diversa origine, che ha favorito la formazione di un fronte meteorologico attivo.

      Le osservazioni satellitari โ€“ in particolare quelle del sensore Visible Infrared Imaging Radiometer Suite (VIIRS) e dei fulminometri spaziali โ€“ hanno confermato che i temporali si sono sviluppati sopra la coltre fredda artica, senza connessione diretta con il suolo. รˆ qui che entra in gioco il concetto di temporali elevati, ovvero fenomeni convettivi generati sopra un livello di inversione termica, dove lโ€™aria calda e umida, spinta verso lโ€™alto, riesce a superare lo strato di fusione e attivare la convezione elettrica.

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      Il ruolo dei fronti e del sollevamento atmosferico nella genesi dei temporali artici

      Uno degli elementi chiave per comprendere lโ€™insorgenza di questi temporali รจ la presenza di un sistema frontale attivo. In condizioni normali, lโ€™Artico non dispone dellโ€™energia necessaria per attivare convezione profonda, ma in questo caso lโ€™interazione tra aria subtropicale e aria artica preesistente ha generato una forzatura frontale intensa, sollevando lโ€™aria calda a livelli superiori ai 3000 metri.

      Lo studio dei dati ERA5 (un dataset globale prodotto da ECMWF, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ha evidenziato che i moti verticali sono stati guidati dalla divergenza in quota e dalla convergenza nei bassi strati, entrambi elementi fondamentali nella dinamica dei fronti freddi.

      A supportare la formazione dei temporali รจ stata anche la presenza di un sottile strato di aria fredda al suolo, che ha agito da coperchio isolante. Questo ha permesso allโ€™aria piรน calda, sovrastante, di scivolare sopra lโ€™aria piรน densa, un meccanismo noto come overrunning. La configurazione risultante ha innescato elevate correnti ascensionali, che hanno raggiunto e superato la quota dello zero termico, dando vita a celle temporalesche autosufficienti.

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      Fulmini sopra il ghiaccio: i dati satellitari e la cronologia dellโ€™evento

      Il primo fulmine รจ stato rilevato nella giornata del 2 Agosto 2019, a circa 48 chilometri dal Polo Nord geografico. I dati forniti dal sistema GLD360 (Global Lightning Dataset), sviluppato da Vaisala, confermano che la scarica รจ stata positiva e di media intensitร , seguita da almeno altre sette scariche nei minuti successivi.

      Questo rappresenta il record assoluto del fulmine piรน a nord mai rilevato, superando precedenti eventi che si erano fermati a circa 85ยฐN. La serie di scariche รจ durata per oltre 30 minuti, indicando una persistenza convettiva sorprendente, specialmente considerando le condizioni climatiche dellโ€™area.

      Le osservazioni satellitari hanno anche mostrato strutture nuvolose a sviluppo verticale e temperature delle nubi compatibili con la presenza di nuclei glaciali e cristalli di ghiaccio โ€“ elementi fondamentali per la generazione di elettricitร  nei cumulonembi.

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      Il riscaldamento artico e il futuro del meteo polare

      Lโ€™evento dellโ€™Agosto 2019 non puรฒ essere considerato unโ€™anomalia isolata. Secondo i dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) e della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), lโ€™Artico si sta riscaldando a una velocitร  doppia rispetto al resto del pianeta, un fenomeno noto come amplificazione artica.

      Questo cambiamento sta giร  alterando le dinamiche atmosferiche su larga scala, modificando la traiettoria del jet stream, rendendolo piรน ondulato e lento, e aumentando la probabilitร  che sacche di aria calda e umida si infiltrino in latitudini polari. Questo porta inevitabilmente a condizioni piรน favorevoli allo sviluppo di convezione, anche in regioni dove storicamente i temporali erano praticamente assenti.

      Gli scenari modellati da climatologi e meteorologi suggeriscono che eventi come quello del 2019 potrebbero diventare piรน frequenti nei prossimi decenni, con impatti potenzialmente significativi sulla stabilitร  del ghiaccio marino, sulla circolazione atmosferica globale e persino sulla navigazione e logistica artica, sempre piรน attive a causa dello scioglimento del pack.

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      Una nuova Era per il meteo artico: considerazioni scientifiche e prospettive

      Le osservazioni del 2019 rappresentano una pietra miliare per la meteorologia polare. Fino a pochi anni fa, lโ€™idea di temporali attivi al Polo Nord sembrava impensabile. Oggi, grazie ai progressi nei sistemi di osservazione satellitare e nelle analisi reanalitiche ad alta risoluzione, possiamo non solo rilevare questi fenomeni, ma iniziare a comprenderne la dinamica.

      Lโ€™importanza scientifica dellโ€™evento risiede anche nel potenziale feedback climatico: i temporali producono non solo fulmini, ma anche precipitazioni intense, raffiche di vento, e possono innescare fusione accelerata del ghiaccio, attraverso fenomeni di pioggia calda su superficie fredda. Inoltre, la presenza di fulmini rappresenta un rischio per le infrastrutture e le operazioni umane in aree dove la sicurezza era basata sullโ€™assenza di attivitร  elettrica atmosferica.

      La collaborazione tra enti come ECMWF, NASA, NOAA e NSIDC sarร  fondamentale nei prossimi anni per monitorare, modellare e prevedere questi eventi. Solo attraverso una sinergia globale sarร  possibile costruire sistemi di allerta meteo affidabili anche nelle aree piรน remote del pianeta.

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      Le dinamiche atmosferiche secondo ERA5: lโ€™anatomia di un temporale al Polo Nord

      ERA5, prodotto dal Copernicus Climate Change Service in collaborazione con ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts), รจ attualmente il dataset di rianalisi piรน avanzato disponibile, con una risoluzione oraria e spaziale fino a 30 chilometri. Questa risorsa permette di esplorare la struttura verticale dellโ€™atmosfera, i flussi di calore e umiditร  e le condizioni sinottiche che accompagnano eventi estremi come quello del 2 Agosto 2019.

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      Il trasporto di aria calda: il ruolo del jet di bassa quota (850 hPa)

      A partire dal 30 Luglio 2019, i dati ERA5 mostrano un rafforzamento della corrente a getto meridionale alla quota di 850 hPa, che si รจ configurata come un vero e proprio canale di trasporto per lโ€™aria calda e umida dal Nord Atlantico e dalla Siberia occidentale verso il cuore dellโ€™Artico.

      La velocitร  del vento a questa quota ha raggiunto i 20-25 m/s, un valore considerevole per la regione. Lโ€™indice di trasporto di umiditร  (precipitable water) ha registrato unโ€™anomalia positiva superiore a +2 deviazioni standard, segno di un apporto eccezionale di vapore acqueo.

      Questo afflusso ha prodotto unโ€™area di convergenza marcata tra 85ยฐN e 89ยฐN, in prossimitร  del Polo Nord, creando le condizioni ideali per lโ€™innesco di instabilitร  atmosferica latente.

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      La stratificazione verticale: profili termici e indice di sollevamento

      Utilizzando i profili verticali derivati da ERA5 (temperature, umiditร  relativa, vento), si osserva chiaramente la presenza di unโ€™inversione termica al suolo (tra 1000 e 950 hPa), al di sopra della quale si posizionava una massa dโ€™aria calda e instabile. Questo assetto รจ indicativo di una struttura atmosferica potenzialmente favorevole alla convezione elevata.

      Lโ€™indice di sollevamento (Lifted Index, LI) calcolato in zona era prossimo a -2/-3ยฐC, valori insoliti a queste latitudini, che suggeriscono potenziale convettivo moderato, mentre il CAPE (Convective Available Potential Energy) ha toccato valori tra 150 e 300 J/kg. Sebbene questi numeri non siano paragonabili a quelli delle aree tropicali, sono notevoli per il contesto artico.

      Questo dimostra che lโ€™aria umida sollevata dalla forzatura frontale ha incontrato uno strato superiore sufficientemente freddo da permettere il rilascio dellโ€™energia potenziale convettiva. Inoltre, lโ€™umiditร  relativa nei livelli medi dellโ€™atmosfera ha superato il 90%, favorendo la condensazione e lo sviluppo di nubi cumuliformi.

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      Forzatura frontale e sollevamento: la chiave per lโ€™attivazione dei temporali

      Nella mappa di vorticitร  potenziale equivalente (EPV) e di temperatura potenziale equivalente (ฮธe), si evidenzia la presenza di un fronte quasi-stazionario tra 86ยฐN e 89ยฐN, con un gradiente termico ben definito lungo lโ€™asse longitudinale. Il fronte รจ stato generato dallo scontro tra aria calda subtropicale, spinta da sud-ovest, e aria piรน fredda e secca presente sul lato orientale del Polo.

      Il fronte ha agito da trampolino di lancio per lโ€™aria instabile, che ha raggiunto i livelli sopra la quota di fusione (0ยฐC) tra i 2.500 e i 3.000 metri. Questo ha permesso la formazione di cumulonembi sopra la superficie ghiacciata, distaccati dal suolo: รจ la definizione stessa di temporali elevati (elevated convection).

      La presenza di divergenza in quota (300 hPa), evidenziata nei campi ERA5, ha ulteriormente facilitato lโ€™aspirazione dellโ€™aria dai bassi strati, amplificando la crescita verticale delle celle temporalesche.

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      Analisi della microfisica delle nubi e genesi elettrica

      I parametri microfisici dei modelli ERA5 suggeriscono che la topografia termica delle nubi ha superato i -20ยฐC nella sommitร , permettendo la formazione di cristalli di ghiaccio, gocce sopraffuse e graupel โ€“ tutti elementi chiave per la separazione di carica nei cumulonembi.

      Questa miscela di idrometeore, associata a forti moti verticali (>1,5 m/s), รจ compatibile con processi di elettrificazione intensa, che possono produrre scariche di fulmini anche in presenza di una base nuvolosa sopra i 2000 metri dal suolo.

      Lโ€™osservazione della polaritร  dei fulmini (positivi) รจ un ulteriore indizio: nei temporali elevati, le scariche positive tendono a prevalere, essendo associate alle zone alte delle nubi dove domina la carica positiva, soprattutto in contesti a bassa temperatura.

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      Un cambiamento strutturale nel meteo dellโ€™Artico

      Lโ€™analisi dellโ€™evento del 2019 dimostra che lโ€™Artico sta entrando in una nuova fase climatica, dove la frequenza e lโ€™intensitร  di eventi convettivi estremi puรฒ aumentare in risposta allโ€™aumento della temperatura media, alla riduzione della copertura nevosa e alla maggiore umiditร  atmosferica.

      Le simulazioni future basate sui modelli CMIP6 (Coupled Model Intercomparison Project Phase 6) suggeriscono che il numero di giornate con CAPE > 100 J/kg nellโ€™Artico potrebbe raddoppiare entro il 2050, specialmente nel trimestre estivo. Questo implica non solo piรน temporali, ma anche una nuova tipologia di rischio meteo, con ripercussioni su:

      • Stazioni scientifiche e infrastrutture energetiche nei pressi del Circolo Polare;
      • Rotte aeree e navali che attraversano le regioni polari;
      • Processi di fusione accelerata legati allโ€™apporto di pioggia su ghiaccio e neve.
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