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La situazione meteo attuale nella stratosfera polare mostra segnali di moderata debolezza del Vortice Polare, sulla base dell’andamento del vento zonale medio a 10 hPa a 60°N e della temperatura media tra 60° e 90° di latitudine nord. Secondo le più recenti osservazioni atmosferiche, tale configurazione sembra essere strettamente collegata alla tempistica e alla durata dell’episodio di riscaldamento stratosferico improvviso (SSW) che ha caratterizzato il mese di Gennaio.

 

Durante la maggior parte del mese di Gennaio, i venti orientali persistenti nella stratosfera hanno bloccato l’ascesa delle onde planetarie provenienti dalla troposfera, impedendo che queste potessero deformare o indebolire il vortice.

 

È importante sottolineare come la fase di riscaldamento sia avvenuta in un momento molto precoce dell’Inverno, quando l’incidenza solare sull’Artico è ancora minima, facilitando un raffreddamento radiativo efficace che ha consolidato ulteriormente la struttura del vortice.

 

NAM positivo: Vortice forte anche in Troposfera

Questa particolare evoluzione atmosferica ha dato origine a un North Annular Mode (NAM) decisamente positivo nella stratosfera, che si è riflesso con coerenza anche nella troposfera, rafforzando una circolazione ciclonica intensa sull’Atlantico settentrionale. Tale dinamica si discosta nettamente dalla configurazione osservata all’inizio del 2019, quando invece dominavano schemi meteo più instabili e variabili.

 

Nel contesto attuale, l’Alta Pressione subtropicale rimane confinata più a sud, mentre sul settore nord-atlantico si impone un flusso zonale marcato, associato a una distribuzione barica molto dinamica che guida frequenti perturbazioni atlantiche verso l’Europa centro-occidentale.

 

Una nuova fase in arrivo?

Da diversi giorni, i principali modelli meteorologici a lungo termine, in particolare l’ensemble GFS, stanno tracciando una possibile nuova impennata dell’attività ondulatoria in stratosfera, che potrebbe generare un incremento notevole delle temperature stratosferiche alle alte latitudini. Le simulazioni più recenti delineano uno scenario in cui il vortice polare subisce una deformazione significativa, sotto la spinta di una dorsale aleutinica fortemente amplificata.

 

Nel caso in cui tale processo si concretizzasse, le temperature a 10 hPa potrebbero aumentare in modo repentino, e il vento zonale a 60°N a quella quota potrebbe nuovamente invertire il proprio senso di marcia, da ovest verso est, già nella prima metà di di Aprile. Questa evoluzione corrisponde a un vero e proprio nuovo SSW? La risposta, seppur non univoca, oscilla tra un sì e un no.

 

Final Stratospheric Warming: il riscaldamento conclusivo della stagione

Gli episodi di riscaldamento stratosferico improvviso di maggiore rilevanza si manifestano principalmente nei mesi invernali. Questi eventi vengono considerati “major SSW” se, dopo il riscaldamento, il vento occidentale a 10 hPa e 60°N riesce a riprendersi e a mantenersi per almeno 10 giorni consecutivi prima del 30 Aprile.

 

Con il termine “Final Warming” si identifica il passaggio definitivo della stratosfera dallo stato invernale a quello estivo, un momento chiave dell’anno in cui il vortice polare cessa di esistere e i venti zonali diventano stabilmente orientali, fino a quando, verso fine Agosto o inizio Settembre, il nuovo vortice invernale comincia a formarsi.

 

In questa fase di transizione stagionale, il ruolo del Sole diventa sempre più dominante. La radiazione solare comincia infatti a influenzare fortemente le latitudini polari, contribuendo al riscaldamento progressivo della stratosfera. Mediamente, l’ultimo giorno con venti occidentali dominanti sopra il Polo Nord cade intorno al 12 Aprile.

 

Tuttavia, in alcune stagioni, può accadere che si verifichi un riscaldamento stratosferico improvviso anche in Aprile, il quale impedisce la rigenerazione del vortice, portando così a un Final Stratospheric Warming di tipo dinamico.

 

FSW: perché se ne parla poco?

Nonostante le implicazioni fisiche siano le medesime di un SSW classico, i riscaldamenti finali della stratosfera vengono spesso trascurati dagli operatori meteorologici. Una delle principali ragioni è che, nel mese di Aprile, il passaggio a venti orientali nella stratosfera avviene comunque per via della stagionalità naturale. La dinamica ondulatoria che si sviluppa dopo un FSW, inoltre, risulta meno efficace nell’influenzare la troposfera, a causa della presenza di venti orientali che impediscono la discesa delle anomalie verso il basso.

 

Dal punto di vista percettivo, inoltre, Aprile è un mese in cui ci si aspetta un ammorbidimento generale delle condizioni meteo, e dunque un’eventuale ondata di freddo legata a un FSW viene vissuta più come un episodio isolato che come il prodotto di un meccanismo atmosferico profondo.

 

Nonostante ciò, è bene ribadire che i processi fisici che portano a un FSW dinamico non sono affatto differenti da quelli di un SSW classico. Lo studio e l’osservazione di questi eventi risultano pertanto fondamentali per comprendere le complesse interazioni tra stratosfera e troposfera, con implicazioni dirette sulla prevedibilità meteo a lungo termine.

 

Il precedente del 2016

Esistono casi in cui un FSW dinamico assume connotazioni quasi indistinguibili da un SSW ufficiale. È il caso del 5 Marzo 2016, quando si verificò un intenso riscaldamento stratosferico che provocò la seconda più forte inversione dei venti zonali a 10 hPa a 60°N mai documentata.

 

Tale evento, pur non rientrando nella definizione classica di SSW, produsse effetti atmosferici fino alla superficie, dimostrando l’elevato potenziale di questi episodi nel modulare il meteo a livello troposferico. Il Regno Unito, in particolare, fu colpito da una Pasqua insolitamente fredda e nevosa, nonostante la stagione avesse già imboccato la via della Primavera.

 

Un caso analogo sembra prendere forma proprio in queste settimane, con un vortice polare estremamente compatto e potenzialmente destinato a indebolirsi rapidamente all’inizio di Aprile, sulla scia di quanto accadde nel 2016. L’eventuale discesa di aria fredda verso le medie latitudini potrebbe quindi ancora avere impatti significativi sul meteo primaverile europeo.

 

Primavera: quali scenari possibili?

La presenza attuale di un forte regime zonale in stratosfera e in parte anche in troposfera alimenta interrogativi su come il meteo potrà evolvere durante il mese di Aprile. In particolare, è ancora incerta la reale capacità di un Final Stratospheric Warming dinamico di interagire con la troposfera in una fase dell’anno dove la circolazione atmosferica è influenzata anche da fattori stagionali.

 

La difficoltà sta nel distinguere gli effetti diretti prodotti dal riscaldamento finale da quelli tipici di una Primavera in evoluzione, dove i contrasti termici tra le masse d’aria si attenuano progressivamente. Tuttavia, le analogie con il 2016 e con altri eventi simili suggeriscono che un improvviso collasso del vortice polare possa ancora determinare episodi di freddo anomalo, magari confinati alle aree settentrionali del continente europeo.

 

Non si può escludere che nella prima metà di Aprile, l’Italia settentrionale e le regioni dell’Europa centrale possano sperimentare brevi, ma intense irruzioni di aria artica, favorite dalla dissoluzione del vortice polare. In queste condizioni, le ondate fredde tardive potrebbero manifestarsi in un contesto in cui la superficie terrestre è già in fase di riscaldamento primaverile, generando instabilità atmosferica diffusa e fenomeni localmente severi, come grandinate, temporali improvvisi e nevicate in quota.

 

Ricapitolando…

I casi studio del passato, tra cui quelli del 2016 e del 2019, suggeriscono che, in presenza di un vortice polare fortemente disturbato, la troposfera può effettivamente risentire di tali anomalie, ma in modo non sempre prevedibile. Le variabili in gioco sono molteplici, e l’interazione tra i due livelli atmosferici è fortemente condizionata da fattori regionali, stagionali e persino oceanici. Il meteo della Primavera, dunque, resta in attesa di risposte più chiare, ma i segnali che arrivano dalla stratosfera sono tutt’altro che trascurabili.

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