
(METEOGIORNALE.IT) Circa 2 miliardi di anni fa, nella regione di Oklo, in Gabon, si verificò un evento unico: la formazione di un reattore nucleare naturale. In un’epoca in cui il pianeta era abitato quasi esclusivamente da microrganismi, la natura riuscì a creare spontaneamente le condizioni per una reazione nucleare a catena, fenomeno che oggi richiede complessi impianti costruiti dall’uomo.
Nel maggio del 1972, un fisico presso un impianto di lavorazione nucleare a Pierrelatte, in Francia, identificò un’anomalia in alcuni campioni di uranio provenienti da Oklo. Questi presentavano una concentrazione di uranio-235 inferiore alla norma: anziché lo 0.72% tipico dei depositi naturali, alcune analisi rilevarono livelli intorno allo 0.4%. Questo dato, inizialmente inspiegabile, spinse i ricercatori ad approfondire lo studio.
Ulteriori indagini confermarono che tale discrepanza era dovuta a una reazione di fissione nucleare naturale avvenuta nel passato. I dati isotopici analizzati, inclusi gli isotopi di cripton e xenon, mostravano caratteristiche tipiche dei processi di fissione dell’uranio-235, corroborando questa ipotesi.
Il reattore naturale di Oklo fu reso possibile da una serie di condizioni straordinarie. Due miliardi di anni fa, la concentrazione di uranio-235 nella crosta terrestre era significativamente più alta rispetto ai livelli attuali, sufficiente per innescare una reazione nucleare a catena. Inoltre, la regione era ricca di acqua sotterranea, che agiva come moderatore naturale rallentando i neutroni prodotti dalla fissione. Questo equilibrio delicato permetteva il mantenimento della reazione, ma il processo avveniva in modo ciclico. Quando l’acqua si riscaldava ed evaporava, la reazione si interrompeva temporaneamente; successivamente, con il raffreddamento e il ritorno dell’acqua, la fissione riprendeva. Questo ciclo si ripeté per migliaia di anni, fino all’esaurimento della concentrazione necessaria di uranio-235.
La scoperta di Oklo rappresenta una pietra miliare per la comprensione dei fenomeni nucleari. Gli studi condotti, tra cui quelli dell’US Geological Survey, hanno fornito prove scientifiche che dimostrano come la natura, in condizioni specifiche, sia in grado di replicare processi che oggi riteniamo esclusivamente tecnologici. La firma isotopica delle terre rare e gli elementi chimici alterati dalla fissione costituiscono un patrimonio di informazioni inestimabile. (METEOGIORNALE.IT)
