
(METEOGIORNALE.IT) I cambiamenti climatici stanno progressivamente compromettendo le foreste di faggio in Europa, secondo un nuovo studio condotto dall’Istituto Federale Svizzero per la Ricerca Forestale, sulla Neve e il Paesaggio (WSL). Il rapporto, intitolato “Back to the future – A new look at the prospects for beech after 20 years of research and advancing climate change”, rivela che gli effetti dei cambiamenti climatici sono già profondamente visibili e potrebbero intensificarsi in futuro, mettendo a rischio la sopravvivenza di queste foreste.
Il declino dei faggi a causa della siccità estrema
Gli esperti del WSL hanno analizzato dati aggiornati rispetto agli studi del 2004 e del 2005, identificando il forte impatto delle siccità estreme sugli alberi di faggio. Eventi climatici estremi, come quelli osservati tra il 2018 e il 2023, hanno già causato danni significativi. Arthur Gessler, il principale autore dello studio, sottolinea che, anche in scenari climatici ottimistici, le foreste di faggio continueranno a subire forti pressioni.
Secondo i ricercatori, la vulnerabilità del faggio alle condizioni di siccità e calore rende necessario un approccio forestale più resiliente. Si raccomanda di introdurre specie tolleranti alla siccità, come la quercia, per mitigare l’impatto climatico e promuovere una maggiore biodiversità. La diversità genetica e strutturale delle foreste potrebbe inoltre contribuire a ridurre i rischi, evitando il collasso completo di questi ecosistemi.
Declino della crescita degli alberi in Europa
I risultati del WSL confermano le conclusioni di uno studio paneuropeo che prevede una significativa riduzione della crescita dei faggi entro la fine del secolo. Analizzando 780.000 anelli di crescita di alberi dal 1955 al 2016, è stato riscontrato un calo del 20% della crescita nelle aree del Sud Europa, mentre nelle regioni settentrionali, come la Scandinavia, si è osservato un leggero aumento.
Le previsioni suggeriscono scenari variabili: nelle aree meridionali, la crescita potrebbe diminuire del 30% entro il 2050, in uno scenario ottimistico, o calare tra il 20% e il 50% in uno scenario più pessimista. Al contrario, le regioni ad alta quota e il Nord Europa potrebbero vedere un aumento della predominanza del faggio, a causa della difficoltà di adattamento di altre specie.
Resilienza nel Sud Europa e lezioni per il futuro
Uno studio parallelo condotto lungo la penisola italiana ha evidenziato come i faggi meridionali mostrino una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici, grazie alla loro adattabilità genetica a condizioni più rigide. Tali caratteristiche potrebbero essere sfruttate per migliorare la gestione forestale e rafforzare la resistenza agli eventi estremi futuri.
In Italia, le foreste di faggio dimostrano capacità di adattamento differenti, in base all’efficienza nell’uso dell’acqua e alla crescita radiale annuale. Queste differenze regionali offrono spunti preziosi per pianificare strategie forestali su misura.
L’importanza ecologica ed economica del faggio in Europa
Le foreste di faggio sono tra gli ecosistemi più preziosi e ricchi in Europa, sia dal punto di vista ecologico che economico. Il faggio, essendo una specie dominante, offre habitat per circa 10.000 specie di flora, fauna e funghi. Le foreste antiche, in particolare, forniscono rifugi cruciali per animali come i pipistrelli e gli uccelli che nidificano nelle cavità.
Dal punto di vista climatico, i boschi di faggio svolgono un ruolo fondamentale nella gestione delle risorse idriche. Gli alberi incanalano l’acqua piovana lungo i loro tronchi, contribuendo alla ricarica delle falde acquifere e sostenendo gli organismi del suolo. Inoltre, le foreste di faggio regolano il ciclo del carbonio, assorbendo grandi quantità di CO2.
Nonostante la loro adattabilità a diversi tipi di suolo, queste foreste richiedono un’atmosfera umida con precipitazioni distribuite uniformemente durante l’anno e terreni ben drenati. Sebbene possano sopportare rigidi inverni, sono particolarmente sensibili alle gelate primaverili.
Le foreste di faggio patrimonio dell’UNESCO
Le foreste primordiali di faggio dei Monti Carpazi, considerate le più grandi e intatte foreste temperate d’Europa, sono state inserite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2007. Questo riconoscimento sottolinea il loro valore ecologico, culturale e paesaggistico, nonché la necessità di preservarle in un contesto di cambiamenti climatici sempre più accelerati. (METEOGIORNALE.IT)
