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      Home » Meteo, le classiche stagioni sono ‘invecchiate’: il futuro è fatto di Caldo e Alluvioni
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      Meteo, le classiche stagioni sono ‘invecchiate’: il futuro è fatto di Caldo e Alluvioni

      Angelo Ruggieri
      Angelo Ruggieri
      Pubblicato: 12/11/2024
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      3 Min Lettura
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      I cambiamenti climatici degli ultimi decenni hanno profondamente alterato la fenomenologia meteorologica del semestre invernale (autunno e inverno) nell’area mediterranea.

       

      Le differenze rispetto a 30-40 anni fa sono evidenti già dall’autunno, quando un tempo si osservavano estese perturbazioni atlantiche che portavano piogge diffuse e persistenti, ma raramente estreme.

       

      Attualmente, il maltempo si presenta in modo più sporadico, caratterizzato dal transito di vortici ciclonici isolati (gocce fredde) che si concentrano su aree limitate, causando fenomeni sempre più violenti ed estremi. Questa trasformazione è legata a cambiamenti significativi nella circolazione atmosferica a larga scala.

       

      Un fattore chiave è lo spostamento verso nord del fronte polare, evidenziato dall’innalzamento dell’altezza media della superficie isobarica di 500 hPa. Ciò ha comportato un’estensione in latitudine delle alte pressioni subtropicali e un arretramento verso nord delle correnti perturbate associate alla circolazione polare. Di conseguenza, le regioni mediterranee si trovano spesso al di fuori della traiettoria delle grandi perturbazioni atlantiche, rimanendo per lunghi periodi sotto l’influenza delle alte pressioni subtropicali.

       

      Occasionalmente, quando le correnti perturbate ondulano in modo marcato, possono staccarsi piccoli ma intensi vortici ciclonici che interrompono le fasi di stabilità atmosferica con brevi ma intense ondate di maltempo. In sostanza, anziché essere investite dal flusso perturbato principale, queste regioni sono interessate solo marginalmente dalle perturbazioni.

       

      Questi cambiamenti sono attribuibili alle alterazioni delle correnti atmosferiche indotte dal riscaldamento globale. L’aumento delle temperature ha causato una dilatazione dello spessore atmosferico, permettendo alle alte pressioni di espandersi verso le medie latitudini a discapito delle basse pressioni, che si sono ritirate verso le regioni polari.

       

      Studi recenti confermano queste tendenze. È stata osservata una robusta intensificazione della circolazione anticiclonica invernale sul Mediterraneo e l’Europa centrale, con un aumento del geopotenziale a 500 hPa e della pressione al livello del mare. Inoltre, si è registrato un rafforzamento dei venti occidentali che trasportano aria calda e umida verso il Mediterraneo e l’Europa centrale in inverno e primavera.

       

      Queste modifiche nella circolazione atmosferica stanno influenzando significativamente i regimi di precipitazione. Nel Regno Unito, ad esempio, si è osservato un aumento delle precipitazioni autunnali e invernali negli ultimi cinque decenni, con conseguente incremento degli eventi alluvionali. Tali cambiamenti sono stati associati allo spostamento verso nord del jet stream e delle traiettorie delle tempeste, fenomeni legati a fasi più frequentemente positive dell’Oscillazione Nord Atlantica.

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