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      Home » Il grande gelo dimenticato che tornerà
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      Il grande gelo dimenticato che tornerà

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 01/11/2024
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      5 Min Lettura
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      Il gennaio del 1999 è fissato nella storia climatica della Lapponia e di tutta l’Europa settentrionale per una delle più estreme ondate di gelo registrate nel continente. Questo evento straordinario portò le temperature oltre i limiti storici, segnando record che hanno resistito negli anni successivi. Il Finnmark norvegese, la Lapponia finlandese e la Svezia settentrionale furono le principali regioni colpite dal freddo estremo, con i termometri scesi sotto i -50°C, soglia che raramente si raggiunge nelle aree più fredde del pianeta.

       

      In Norvegia, il villaggio di Karasjok nel Finnmark settentrionale toccò i -51,2°C il 28 gennaio 1999, un valore di freddo quasi insostenibile per qualsiasi attività umana all’aperto. Anche il vicino centro abitato di Kautokeino registrò temperature simili, raggiungendo un minimo di -50,3°C nello stesso periodo. Questi valori si avvicinarono al record assoluto norvegese di -51,4°C, risalente al lontano 1° gennaio 1886. Il freddo in questa zona fu tale che il rischio per la vita umana diventò tangibile, e chiunque si trovasse all’aperto doveva prendere precauzioni per evitare il congelamento della pelle e la perdita della coscienza.

       

      Anche il vicino settore della Lapponia finlandese fu colpito duramente dal freddo estremo. Qui, il 28 gennaio 1999, la stazione meteorologica di Kittila registrò una temperatura minima di -51,5°C, segnando un record nazionale per la Finlandia. Altre località finlandesi, come Kevo e Sodankyla, sfiorarono temperature di -48°C e -49°C, valori che difficilmente si riscontrano in queste zone. Sodankyla, per esempio, segnò -49,5°C, mentre a Ivalo il termometro scese fino a -48,9°C.

       

      In Svezia, invece, il record per gennaio si stabilì nel villaggio di Karesuando, dove si toccarono i -49,0°C il 27 gennaio 1999, una temperatura che rappresenta il picco storico per questo mese. Anche la massima del giorno si fermò su un impressionante -46,9°C, mostrando come l’intera giornata sia stata caratterizzata da un freddo eccezionale e senza alcun sollievo termico. Tuttavia, il record assoluto di freddo in Svezia rimane quello di -52,6°C registrato a Vuoggatjalme, presso Arjeplog, il 2 febbraio 1966.

       

      La causa di questo gelo estremo va cercata in una particolare configurazione atmosferica che favorì un fenomeno noto come inversione termica. Le inversioni si verificano quando uno strato di aria fredda, più denso e pesante, si accumula al suolo, mentre gli strati d’aria più in alto sono relativamente più caldi. In condizioni di calma di vento, come accadde durante quella settimana del gennaio 1999, l’aria fredda non si disperde e rimane intrappolata al livello del terreno, provocando una discesa ulteriore delle temperature. La stazione di Sodankyla, per esempio, registrò un drastico gradiente termico: al suolo la temperatura era -49,5°C, ma già a 277 metri si rilevava -29,3°C e a 841 metri -23,3°C. A 850 hPa (circa 1285 metri) la temperatura era di -22,5°C, a indicare chiaramente l’effetto dell’inversione.

       

      In condizioni simili, il vento gioca un ruolo fondamentale per l’abbassamento o meno delle temperature. Durante quest’ondata di freddo estremo, il vento rimase assente, consentendo alle temperature di crollare in modo così drastico. Solitamente, infatti, le ondate di gelo più intense si manifestano proprio in condizioni di calma atmosferica, che permette all’aria fredda di stagnare e raffreddarsi ulteriormente. In caso di vento, l’aria più calda presente negli strati superiori si mescolerebbe, moderando così le temperature a livello del suolo.

       

      A livello europeo, il record di freddo assoluto appartiene alla Russia europea, dove la temperatura scese a -58,1°C a Ust’Schugor il 31 dicembre 1979. Un altro record russo recente, registrato a Hoseda-Hard nel febbraio scorso, segnò -56,4°C. Questi valori estremi sono tipici delle regioni nordorientali della Russia europea, le quali, esattamente come le aree della Lapponia, risentono di intensi fenomeni di inversione termica e di condizioni meteorologiche stabili.

       

      Per registrare temperature sotto i -38,8°C, punto in cui il mercurio si congela, è necessario usare termometri speciali. In queste occasioni, infatti, si ricorre a strumenti ad alcool o a lega di mercurio-tallio, poiché il mercurio solido non permette misurazioni accurate sotto tale soglia. La precisione dei dati raccolti dipende anche dall’attrezzatura utilizzata, che deve garantire affidabilità anche a temperature estreme.

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