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Cosa ci rende davvero diversi dagli animali? Non è quello che credevamo

Maria Trevisan di Maria Trevisan
09 Nov 2024 - 08:46
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) Nell’ambito dello studio della cultura umana rispetto a quella animale, spesso gli studiosi si sono concentrati su elementi poco significativi. Una nuova ricerca sostiene che la vera peculiarità della cultura umana risieda nella sua straordinaria flessibilità, la quale consente un’evoluzione multidirezionale. Questo aspetto, piuttosto che la semplice capacità di costruire sui comportamenti culturali ereditati, costituirebbe il vero fattore distintivo dell’umanità.

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Da tempo, l’essere umano dedica profonde riflessioni nel tentativo di individuare ciò che lo rende unico, come se avesse un certo “complesso di superiorità”. Nel corso degli anni, molte caratteristiche credute unicamente umane sono state osservate anche negli animali. Tra queste, il ragionamento, l’uso di strumenti, l’accensione del fuoco, il riso e persino la trasmissione culturale. Una volta scartati questi tratti, cosa resta davvero a contraddistinguere gli esseri umani?

 

Una decina di anni fa si riteneva che fosse la capacità della cultura umana di accumulare e innovare continuamente a renderci speciali. Tuttavia, con l’avanzare delle ricerche sul comportamento animale, queste convinzioni sono state messe in discussione, costringendoci a riflettere su cosa renda davvero uniche le nostre culture e noi come specie. Il Dr. Thomas Morgan della Arizona State University afferma infatti che recenti scoperte evidenziano la necessità di rivedere queste concezioni.

 

Per alcuni, queste osservazioni potrebbero sembrare la prova che gli esseri umani non siano affatto unici, ma solo animali con strumenti particolarmente complessi. Morgan e il coautore, il Professor Marcus Feldman della Stanford University, hanno una visione diversa. Secondo loro, gli esseri umani hanno raggiunto un livello di dominanza ecologica straordinario, distinguendosi nettamente sul pianeta. Basti pensare che la nostra specie e gli animali che alleviamo rappresentano ora il 96% della biomassa dei mammiferi terrestri.

 

L’intelligenza individuale ha senz’altro avuto un ruolo nel nostro successo, ma non è l’unico fattore determinante. Questa dominanza deriva da migliaia di innovazioni tecnologiche, frutto di una cultura collettiva e accumulativa. Gli studiosi, Morgan e Feldman, hanno analizzato il comportamento di numerosi animali sociali, dimostrando che anche gli animali sviluppano culture e trasmettono conoscenze, pur con modelli che non sempre risultano immediatamente evidenti all’osservatore umano. Dopo aver analizzato a fondo la cultura cumulativa animale e confrontato diverse teorie sull’argomento, hanno respinto molte di queste teorie, giungendo a una loro ipotesi: è l’infinita apertura alla novità della nostra cultura a renderla realmente unica.

 

Un esempio interessante riguarda le formiche tagliafoglie che, grazie alla coltivazione di funghi di cui si nutrono, esemplificano una cultura cumulativa. Le regine trasportano frammenti di funghi quando fondano nuove colonie, perpetuando un rapporto simbiotico che, nel corso di milioni di anni, ha fatto evolvere questi funghi fino a renderli molto diversi dalle varietà che crescono libere.

 

Un altro esempio emblematico è quello dei corvi della Nuova Caledonia, noti per l’uso sofisticato di strumenti che variano in base alle regioni. Questi strumenti complessi non sono frutto di differenze genetiche, ma di trasmissione culturale tra generazioni. In maniera simile, gli scimpanzé sviluppano pratiche diverse nell’uso di strumenti per raccogliere termiti, che variano a seconda della regione.

 

La ricerca conclude mettendo in evidenza la vastità e l’adattabilità della cultura umana, in grado di incorporare costantemente nuovi comportamenti. Questa capacità di adattamento e di espansione è di gran lunga superiore rispetto alle culture animali, che sono spesso limitate dall’ereditarietà genetica e dall’esplorazione di fenomeni naturali già conosciuti.

  (METEOGIORNALE.IT)

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