(METEOGIORNALE.IT) Premettendo il fatto che nessuno di noi possiede una sfera di cristallo, le predizioni non valgono affatto e i modelli matematici stagionali tracciano solo un’evoluzione climatica che sarà poi spalmata giorno per giorno con la situazione meteo reale. Solo allora avremo la conferma dell’affidabilità di tali previsioni. In questo periodo dell’anno, a partire dagli USA e dal Canada, emergono le proiezioni per la stagione invernale o, meglio, fredda. Ma si parla anche di Europa, e lo fanno in tanti di coloro che si occupano di previsioni stagionali in America, come anche alcuni Centri Meteo nazionali europei, mentre in Italia siamo in pochi a parlarne come se fosse un argomento tabù.
Alcuni sostengono che non nevicherà più in pianura e che il riscaldamento globale, oltre a provocare profonde anomalie che influenzano il clima europeo, impedisce tutti quei processi che danno origine alle ondate di freddo con associate precipitazioni, ovviamente anche in Italia.
La quantità di neve è sensibilmente diminuita in tutta l’Europa occidentale, e si presenta solo in occasione di rarissime ondate di freddo. In Italia, la neve in pianura è divenuta una rarità assoluta, anche in Val Padana, dove la media climatica prevederebbe diversi giorni di nevicate.
Il prossimo inverno sarebbe il dodicesimo in cui le precipitazioni nevose praticamente non ci sono in Pianura Padana, e questo è successo fino a diventare occasionali o assenti.
Milano, in tutti questi anni, ha avuto una sola vera nevicata, definita normale, solo il 28 dicembre 2020. Altri eventi occasionali, irrilevanti, hanno solo imbiancato prati e tetti in centro città, eccetto nel 2018, tra la fine di febbraio e i primi di marzo, quando si è verificato un evento più significativo, che in passato sarebbe passato inosservato.
Ci sono state nevicate in pianura e sulle coste dell’Adriatico, nelle regioni tirreniche e persino nell’estremo sud dell’Italia, inclusi vari litorali siciliani, che si sono imbiancati dopo decenni. Tuttavia, negli ultimi 5 anni, ovvero dopo l’irruzione di aria fredda tardiva del 2018, in Italia non si sono verificati eventi rilevanti di gelo né nevicate, se non sui rilievi.
In una vista d’insieme, ci sono state molte meno nevicate anche in Europa rispetto agli ultimi decenni. Anche diverse zone del Nord America, fatta eccezione per i loro tradizionali eccessi meteorologici, si trovano nella stessa situazione.
New York, tradizionalmente colpita da tormente di neve invernali, fatica a vedere anche pochi centimetri di neve durante questi inverni. Tuttavia, altre aree del nostro Emisfero hanno visto eventi storici, come le due recenti ondate di gelo devastanti fino al Texas e al nord della Florida (per altro oggetto di studio con diverse pubblicazioni scientifiche), oppure in Giappone, Cina, Medio Oriente. Ci sono da segnalare le nevicate di Madrid, Atene, Istanbul (solo per citare località note a tutti) come esempi significativi. Non facciamo riferimento a quelle nevicate abbondanti causate di una maggiore umidità nell’aria, ma di neve e gelo assieme, due elementi combinati che fanno la differenza in un contesto di cambiamento climatico.
Come detto prima, molti sostengono che ciò sia dovuto a un insieme di fattori che ostacolano le ondate di freddo in Europa centro occidentale, in particolare per l’espansione dell’Alta Pressione delle Azzorre, che in inverno diventa protagonista del clima europeo con picchi di persistenza che durano anche due mesi. Insomma, che annientano l’Inverno come era conosciuto una volta.
Anche nella Russia europea le ondate di gelo provenienti dalla Siberia si sono ridotte drasticamente. Tuttavia, nell’inverno 2023/2024, il gelo russo si è mostrato come non accadeva da alcuni decenni, fino a colpire Mosca. Una novità rilevante. La Scandinavia ha registrato per molti mesi temperature sotto la media, con un gelo imponente e persistente.
Ma non possiamo definire questi eventi come un cambiamento di tendenza perché il clima viene definito in un lungo periodo della durata di almeno tre decenni, e non uno o due anni.
Tra Scandinavia e Russia si è verificato un incremento significativo delle precipitazioni nevose. In Russia, le perturbazioni atmosferiche, dopo aver girato a nord dell’Alta Pressione delle Azzorre, discendono dalle regioni artiche, investendo gran parte della Scandinavia e poi la Russia europea. Nevicate straordinarie si verificano ormai nell’Artico russo occidentale, con Norilsk (circa 175.000 abitanti) come simbolo per la notevole quantità di neve, rispetto ad altre zone sperdute della Russia. Foto e video mostrano tempeste di neve impressionanti. Questo è dovuto, probabilmente, dal cambiamento climatico che rende il Polo Nord meno freddo e attraversato da molte perturbazioni oceaniche che aggirando le alte pressioni europee, piombano da nord sull’Artico russo con tempeste di neve di violenza inaudita.
Secondo gli scienziati, il cambiamento climatico è irreversibile, nel medio periodo di alcuni decenni, se non almeno duecenno anni, ma troppo spesso si sottovalutano le fluttuazioni climatiche, pur nel contesto prevalente del riscaldamento globale. Quindi, in altre parti del nostro Emisfero, le ondate di freddo, anche record, continuano a manifestarsi, con nevicate di intensità insolita e in aree estese. E qui non ci mettiamo vari fattori non poco rilevanti che potrebbero sconquassare il clima nononstante l’incremento costante dei gas serra in atmosfera.
Il cambiamento climatico, secondo gli scienziati, aumenta l’intensità, ma non la frequenza, di alcune ondate di gelo e quindi delle nevicate. In poche parole, ci sono possibilità – in Italia – prima o poi, di eventi storici come quelli avvenuti nel 1985 o nel 1956, ma con intervalli più irregolari e lunghi rispetto allo scorso secolo.
In generale, solo una parte di tutto questo può essere attribuita al cambiamento climatico. In Europa, prevale un clima molto caldo e asciutto, anche a causa delle fluttuazioni climatiche. Queste fluttuazioni sono di durata irregolare, ma svaniscono col tempo. Tuttavia, il riscaldamento globale altera sensibilmente i punti di riferimento. Per meglio capire, gli spazi di manovra della circolazione atmosferica per produrre ondate di gelo si sono ridotti, poiché il riscaldamento globale inibisce tali eventi, generando condizioni favorevoli fuori stagione, come è avvenuto a metà settembre in Europa. Se l’alta pressione in Scandinavia si fosse formata in quei giorni e l’aria proveniente dalla Siberia non fosse stata influenzata da un’ondata di caldo record, si sarebbe potuta verificare una classica situazione di Buran invernale.
Neve e gelo potrebbero tornare nei prossimi inverni in Italia, anche per alcuni anni consecutivi, creando l’illusione che il cambiamento climatico sia ininfluente. Ma sarebbe un errore anche solo sperarci, poiché tutto ciò che è freddo ormai è diventato occasionale. Anche se succede, sembra accadere molto più nelle mezze stagioni che in pieno inverno. In questi giorni, sono state registrate temperature minime record in alcune città francesi per settembre. Ma oggi è ottobre, e per battere i record bisogna andare ben sotto lo zero.
Il meteo normale non esiste più; viviamo in un’epoca di estremizzazioni climatiche che sembrano interminabili causate dal riscaldamento del nostro pianeta, e su questo ci sarebbe molto da dire. (METEOGIORNALE.IT)

