
(METEOGIORNALE.IT) La tendenza verso inverni più miti e asciutti è chiara. Se guardiamo agli ultimi dodici anni, in Pianura Padana, le nevicate sono praticamente scomparse, con poche eccezioni. Basti pensare che Milano, una delle città simbolo della Val Padana, ha visto solo un evento nevoso “normale” il 28 dicembre 2020, con altre nevicate che si sono limitate a imbiancare i tetti o a depositarsi senza creare accumuli significativi. Eventi che in passato sarebbero stati considerati insignificanti, oggi vengono percepiti come eccezionali. Un esempio significativo risale al febbraio 2018, quando una breve ma intensa ondata di freddo portò neve anche a quote basse, un evento che nel passato sarebbe stato nella norma.
Se analizziamo il quadro generale, non è solo l’Italia a risentire di questo cambiamento. Anche altre zone d’Europa e del Nord America stanno vivendo situazioni simili. Per esempio, città come New York, storicamente colpite da tormente invernali, negli ultimi anni hanno faticato a vedere nevicate significative, con alcuni inverni in cui la neve è stata quasi assente. Allo stesso tempo, alcune aree del nostro emisfero hanno registrato ondate di gelo senza precedenti, come quelle verificatesi in Texas e Florida negli ultimi anni, fenomeni che, pur essendo sporadici, rappresentano una manifestazione del cambiamento climatico.
Questo squilibrio climatico può essere ricondotto, almeno in parte, alla presenza sempre più dominante dell’Alta Pressione delle Azzorre, che negli ultimi anni ha monopolizzato il clima invernale europeo, impedendo la formazione di quelle condizioni favorevoli al freddo e alla neve. L’espansione di questo anticiclone ha spesso bloccato le perturbazioni atlantiche, riducendo drasticamente le possibilità di ondate di freddo con nevicate associate, specialmente in Pianura Padana e in altre aree pianeggianti d’Italia.
Anche le ondate di gelo siberiane, che in passato influenzavano l’Europa, si sono rarefatte. Tuttavia, nell’inverno del 2023-2024, abbiamo assistito a un ritorno del freddo russo, che ha colpito Mosca e buona parte della Russia europea. Allo stesso tempo, la Scandinavia ha registrato un periodo di gelo persistente, con temperature ben al di sotto della media. Questi eventi, però, non devono essere interpretati come un’inversione di tendenza: le nevicate significative e il freddo rimangono episodi isolati e non rappresentano una vera e propria normalizzazione del clima invernale.
Le cause di queste anomalie sono complesse e legate all’andamento globale del riscaldamento climatico, che sta modificando profondamente le dinamiche atmosferiche. Secondo gli scienziati, il cambiamento climatico non solo aumenta la temperatura media del pianeta, ma amplifica anche l’intensità degli eventi estremi, come le nevicate abbondanti in alcune regioni e l’assenza di neve in altre.
Negli ultimi anni, abbiamo assistito a eventi storici di nevicate in località inusuali, come Madrid, Atene e Istanbul, che hanno visto cadere quantità significative di neve, fenomeni resi possibili da un’interazione più complessa tra perturbazioni oceaniche e freddo artico. Tuttavia, questi episodi non devono farci pensare che il freddo stia tornando su scala globale, poiché sono manifestazioni isolate in un quadro generale di riscaldamento.
In Italia, il meteo degli ultimi inverni ha confermato questa tendenza verso condizioni più miti, con poche o nessuna nevicata in pianura. È possibile che in futuro si verifichino ondate di gelo storiche, come quelle degli anni ’80 o del 1956, ma sarà un fenomeno sempre più raro. La neve e il freddo sembrano ormai relegati a eventi eccezionali, e persino quando si verificano, è più probabile che accadano durante le mezze stagioni piuttosto che in pieno inverno.
In definitiva, viviamo in un’epoca di meteo estremo, dove la neve in pianura è diventata un evento eccezionale. Sebbene ci siano ancora possibilità di assistere a nevicate significative, il contesto climatico globale rende sempre più difficile il ritorno di inverni nevosi e rigidi come quelli del passato. (METEOGIORNALE.IT)
