
(METEOGIORNALE.IT) Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), note come “sostanze chimiche eterne” per la loro persistente resistenza alla degradazione ambientale, sono da tempo al centro di preoccupazioni per i loro effetti negativi sulla salute umana. Recenti ricerche hanno aggiunto un ulteriore elemento a questa lista di rischi: l’influenza potenzialmente negativa sulla qualità del sonno e la sua durata. Questo si somma ai già noti problemi legati a malattie del fegato, disturbi alla tiroide e un aumento del rischio di cancro.
Le PFAS, impiegate sin dagli anni ’50 per le loro caratteristiche idrorepellenti e antimacchia, sono presenti in prodotti comuni come pentole antiaderenti, imballaggi alimentari e abbigliamento impermeabile. La loro capacità di accumularsi nel corpo umano e la difficoltà di smaltimento nell’ambiente hanno acceso il dibattito sulla loro sicurezza per la salute pubblica.
Un’importante ricerca condotta dal dottor Shiwen Li presso la Keck School of Medicine ha esaminato l’impatto delle PFAS sulla qualità del sonno nei giovani adulti. Lo studio, che ha coinvolto 144 partecipanti di età compresa tra i 19 e i 24 anni, ha rivelato una correlazione significativa tra alte concentrazioni di quattro tipi specifici di PFAS nel sangue — PFDA, PFHxS, PFOA e PFOS — e una riduzione della durata del sonno o una qualità del riposo compromessa. In particolare, coloro con i livelli più alti di queste sostanze registravano una riduzione media del sonno di circa 80 minuti rispetto a chi aveva concentrazioni più basse.
Si ipotizza che le PFAS possano interferire con il sonno attraversando la barriera ematoencefalica e alterando i livelli di neurotrasmettitori cruciali per il ciclo sonno-veglia. Questo fenomeno ha sollevato ulteriori interrogativi sugli effetti sistemici delle esposizioni ambientali.
L’indagine ha incluso anche l’analisi delle proteine legate all’espressione genica, grazie all’uso di database come il Comparative Toxicogenomics Database. Tra i 600 geni esaminati, il gene HSD11B1 è risultato particolarmente interessante per il suo ruolo nella regolazione del ritmo circadiano attraverso la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Un ulteriore aspetto critico riguarda l’enzima Cathepsin B, associato alle funzioni cognitive e ai deficit cognitivi nei pazienti affetti da Alzheimer, condizione che a sua volta è collegata a disturbi del sonno.
Questi risultati aprono nuove strade per comprendere meglio l’effetto delle esposizioni ambientali sulla salute umana, evidenziando l’importanza di considerare gli impatti cumulativi di tali esposizioni sin dalla nascita, e forse anche in fase prenatale. Il National Institutes of Health ha avviato ulteriori studi attraverso il Multi-Omics for Health and Disease Consortium per approfondire le correlazioni tra sviluppo cerebrale e esposizione alle PFOS nei bambini, offrendo nuove prospettive su questa complessa questione. (METEOGIORNALE.IT)
