Perché si può trattenere il respiro più a lungo sott’acqua?
L’essere umano è in grado di trattenere il respiro per periodi sorprendentemente lunghi quando si trova sott’acqua, nonostante l’aumento della pressione esercitata sul torace. Questa capacità si deve a un processo fisiologico chiamato riflesso da immersione dei mammiferi , che si attiva automaticamente quando il viso entra in contatto con l’acqua. Il nervo trigemino , sensibile all’umidità, rileva l’immersione e innesca una serie di adattamenti corporei che consentono la conservazione delle riserve di ossigeno.
Una volta attivato, questo riflesso induce diversi cambiamenti nel corpo: il battito cardiaco rallenta notevolmente (bradicardia), la respirazione si interrompe e aumenta la resistenza vascolare periferica . Tali modifiche permettono di risparmiare ossigeno, riducendo l’afflusso di sangue ai muscoli non essenziali e concentrando le risorse sugli organi vitali come cervello e cuore.
Nel mondo del freediving , questa risposta fisiologica viene sfruttata per ottenere tempi di apnea straordinari. Il record mondiale di apnea subacquea, stabilito da Budimir Šobat nel 2021, è di 24 minuti e 37 secondi . Per raggiungere tali durate, i subacquei si preparano respirando ossigeno puro prima dell’immersione, il che permette loro di saturare il sangue di ossigeno e ritardare la sensazione di bisogno respiratorio.
Il controllo della respirazione durante l’apnea è legato ai chemocettori che monitorano i livelli di ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2) nel sangue. Man mano che l’apnea progredisce, il livello di CO2 aumenta, causando una crescente urgenza di respirare . Questa urgenza si intensifica quando i chemocettori rilevano una diminuzione critica dei livelli di ossigeno, provocando contrazioni involontarie del diaframma per cercare di ripristinare la respirazione. Un individuo non allenato generalmente percepisce questa necessità dopo circa tre minuti.
L’uso dell’ ossigenazione prima dell’immersione consente quindi agli apneisti di prolungare significativamente la permanenza sott’acqua, anche fino a 20 minuti . Tuttavia, anche senza pre-respirazione di ossigeno, sono stati raggiunti risultati impressionanti: il record senza ossigeno assistito è di 11 minuti e 35 secondi .
Questo riflesso, presente anche nei mammiferi marini, rappresenta un adattamento evolutivo fondamentale che permette al corpo di sopravvivere in ambienti estremi riducendo il consumo di ossigeno e preservando le funzioni vitali durante l’immersione.
