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Perché non abbiamo trovato civiltà aliene intelligenti? Potrebbe esserci un limite universale allo sviluppo tecnologico

Maria Trevisan di Maria Trevisan
13 Ott 2024 - 15:38
in Magazine
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In meno di settant’anni, l’umanità ha compiuto un salto tecnologico straordinario, passando dall’assenza di mezzi per volare fino a effettuare passeggiate sulla Luna, e in poco più di un secolo siamo passati da computer rudimentali a dispositivi tascabili che danno accesso all’intero corpus della conoscenza umana in pochi secondi. Questo rapido progresso ha alimentato la convinzione che le nostre capacità tecnologiche siano potenzialmente illimitate.

 

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(METEOGIORNALE.IT) Questa percezione, unita alla scoperta di numerosi mondi abitabili nell’universo, ha sollevato una domanda che da decenni affascina e intriga scienziati e pensatori: “Perché l’universo è così silenzioso?” Questo interrogativo, noto come paradosso di Fermi (dal nome del fisico Enrico Fermi, che lo formulò nel 1950), si chiede perché, data la giovane età del nostro sistema solare rispetto all’universo e la nostra crescente capacità di viaggiare tra le stelle, non abbiamo ancora incontrato tracce di intelligenze extraterrestri.

 

Il ricercatore Antonio Gelis-Filho, presso la Fondazione Getúlio Vargas in Brasile, ha proposto una spiegazione intrigante in un articolo pubblicato nella rivista Futures. Egli avanza l’ipotesi di un “limite universale allo sviluppo tecnologico” (ULTD), secondo cui ogni specie intelligente nell’universo si troverebbe di fronte a un limite naturale che impedirebbe di sviluppare la capacità di colonizzare un’intera galassia.

 

Se questa teoria fosse corretta, non vi sarebbero civiltà interstellari e le comunicazioni intergalattiche non sarebbero possibili. Gelis-Filho basa la sua teoria su due aspetti: l’analisi delle ascese e cadute delle civiltà umane e la fattibilità dei progetti scientifici che puntano a espandere le nostre conoscenze. Questi elementi, uniti alla mancanza di evidenze di intelligenze tecnologiche altrove nel cosmo, suggeriscono che le capacità tecnologiche dell’umanità, così come quelle di altre civiltà potenziali, potrebbero non essere illimitate.

 

Un’espressione del famoso fisico Richard Feynman, “Ciò che non posso creare, non lo capisco”, riflette questa idea: la nostra tecnologia è limitata dalla nostra conoscenza. Esistono limiti naturali alle nostre capacità tecniche, come l’impossibilità di viaggiare più velocemente della luce. Inoltre, potrebbero esserci barriere insormontabili nella nostra capacità di comprendere certi aspetti dell’universo a causa delle limitazioni biologiche del nostro essere.

 

L’evoluzione della tecnologia richiede sempre più energia e risorse. Progetti come il Large Hadron Collider al CERN, che è costato oltre 4 miliardi di euro, o la Stazione Spaziale Internazionale, che richiede circa 3 miliardi di euro all’anno per il suo funzionamento, dimostrano quanto sia dispendioso esplorare i confini della conoscenza scientifica. Inoltre, il progetto ITER per la fusione nucleare, stimato tra 18 e 20 miliardi di euro, illustra come gli sforzi umani richiedano una crescente mobilitazione di risorse per spingersi oltre gli attuali confini tecnologici.

 

Gelis-Filho sottolinea anche un parallelo con le civiltà umane: le società complesse tendono ad aumentare la propria complessità sociale per crescere e svilupparsi, ma oltre un certo punto, questa complessità non produce più benefici sufficienti e diventa insostenibile, generando rendimenti decrescenti.

Tuttavia, Gelis-Filho non esclude completamente la possibilità di contatti con altre civiltà intelligenti. Sebbene il limite tecnologico universale possa impedire a queste civiltà di svilupparsi al di fuori del proprio sistema solare, potrebbero esserci tentativi isolati di comunicazione, simili ai messaggi inviati nello spazio dalle sonde Voyager. Questo scenario lascia aperta la possibilità che un giorno si possano captare segnali isolati da altre forme di vita intelligenti, anche se colonizzazioni interstellari o civiltà espanse su vasta scala potrebbero non essere mai realizzabili. (METEOGIORNALE.IT)

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