
(METEOGIORNALE.IT) La ricerca si è basata sui principi dell’integrazione multisensoriale, un concetto che descrive come il cervello combina informazioni provenienti da diverse modalità sensoriali per creare una percezione unificata dell’ambiente. In particolare, il team ha esaminato la percezione termica multisensoriale, utilizzando una rete neurale profonda pre-addestrata (DNN) e un algoritmo di classificazione noto come macchina a vettori di supporto (SVM). L’obiettivo era verificare se l’apprendimento automatico fosse in grado di classificare con successo le registrazioni audio dell’acqua versata a diverse temperature.
Un questionario preliminare è stato utilizzato per valutare le convinzioni dei partecipanti riguardo alla percezione cross-modale, ovvero la capacità di utilizzare un senso per percepire informazioni solitamente associate a un altro senso. Successivamente, la capacità percettiva dei partecipanti è stata testata tramite un compito online 2AFC (Two-Alternative Forced Choice), in cui venivano presentate registrazioni catturate in un impianto ambisonico, una tecnica avanzata per la registrazione del suono. Queste stesse registrazioni sono state poi utilizzate per addestrare un modello di machine learning a svolgere la stessa classificazione.
Il Dr. Adi Snir, ricercatore post-dottorato presso l’Istituto BCT e coautore dello studio, ha spiegato come la percezione della temperatura si distingua significativamente rispetto ad altre esperienze sensoriali. Mentre per la visione e l’udito disponiamo di organi specifici come gli occhi e le orecchie, la percezione della temperatura si basa su recettori specializzati nella pelle che rispondono a diversi intervalli termici. Snir ha anche sottolineato che, sebbene gli esseri umani non possiedano la capacità di “vedere” il calore come alcuni serpenti, che utilizzano tale abilità per individuare le prede, la ricerca suggerisce che potremmo avere una sensibilità implicita nel discernere la temperatura attraverso il suono.
Un altro obiettivo della ricerca era capire se questa abilità fosse innata o acquisita e se i partecipanti fossero consapevoli delle differenze sonore associate alle variazioni termiche. Attraverso un’analisi computazionale delle caratteristiche auditive delle registrazioni, è emerso che i partecipanti erano in grado di distinguere costantemente la temperatura dell’acqua dal suo suono, anche quando non erano consapevoli di possedere questa abilità. Questo suggerisce che la capacità di percepire la temperatura attraverso il suono potrebbe essere una competenza implicita acquisita attraverso l’esposizione ripetuta a indizi auditivi durante la vita.
I risultati di questo studio dimostrano che gli esseri umani possono apprendere mappature sensoriali complesse dalle esperienze quotidiane e che l’apprendimento automatico può giocare un ruolo cruciale nel chiarire fenomeni percettivi sottili. Il Prof. Amir Amedi dell’Istituto BCT ha suggerito che lo sviluppo di mappe sensoriali cerebrali specifiche, basate su queste esperienze, potrebbe essere paragonabile alle mappe già presenti per la visione, il tatto e l’udito. Queste scoperte aprono nuove prospettive per comprendere come il cervello umano integri le informazioni multisensoriali, offrendo potenziali applicazioni in ambiti che vanno dalla neuroscienza alla tecnologia dei sensori. (METEOGIORNALE.IT)
