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Un team di ricercatori della Penn State ha scoperto che l’inibizione dell’enzima histone deacetilasi 3 (HDAC3) può migliorare significativamente l’aggiornamento della memoria nei topi anziani, consentendo loro di integrare nuove informazioni nelle memorie esistenti con una capacità paragonabile a quella dei topi più giovani. Questo risultato rivoluzionario potrebbe aprire nuove strade per il trattamento del declino cognitivo legato all’età e di patologie mnemoniche come la malattia di Alzheimer.

 

Con il progredire dell’età, è comune sperimentare un certo grado di dimenticanza. Tuttavia, una delle sfide più complesse non riguarda solo il richiamo di nuove informazioni, ma anche la capacità di aggiornare le memorie esistenti con nuovi dettagli. Fino ad ora, i meccanismi alla base di questo processo e il modo in cui si deteriorano con l’invecchiamento erano poco conosciuti.

 

Gli scienziati hanno identificato l’enzima HDAC3 come un fattore chiave che contribuisce al declino della capacità di aggiornare la memoria legata all’età. Bloccando l’azione di questo enzima, i topi anziani hanno mostrato un miglioramento nella capacità di assimilare nuove informazioni, con prestazioni che si avvicinano a quelle dei topi giovani. Questi risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Molecular Neuroscience, suggeriscono la possibilità di sviluppare nuovi bersagli terapeutici per migliorare la flessibilità cognitiva negli anziani.

 

La professoressa Janine Kwapis, autore senior dello studio e assistente di biologia, ha evidenziato l’importanza di comprendere i processi molecolari coinvolti nell’aggiornamento della memoria: “La maggior parte delle nostre memorie non sono statiche; stiamo costantemente costruendo su ciò che già sappiamo.” Questo processo è cruciale per adattarsi a nuove esperienze e informazioni.

 

Il processo attraverso il quale il cervello mantiene una memoria è noto come consolidazione. Durante la consolidazione, le cellule cerebrali esprimono proteine nelle sinapsi, permettendo ai neuroni di comunicare tra loro e rafforzando le connessioni che supportano la memoria. Quando una memoria viene richiamata, le stesse cellule si attivano simultaneamente, riattivando il ricordo.

 

Kwapis ha anche descritto il processo chiamato riconsolidazione, che avviene quando nuove informazioni vengono integrate in una memoria esistente. Durante la riconsolidazione, la memoria preesistente viene temporaneamente indebolita per poter essere aggiornata con i nuovi dettagli. Questo processo, tuttavia, diventa meno efficace con l’avanzare dell’età.

 

Nel corso dello studio, l’inibizione di HDAC3 durante la fase di riconsolidazione ha impedito i tipici deficit legati all’età nell’aggiornamento della memoria. I ricercatori hanno utilizzato un paradigma sperimentale chiamato “paradigma degli oggetti in posizioni aggiornate” per testare questa funzione mnemonica nei topi. Il test si articolava in tre fasi: apprendimento delle posizioni originali degli oggetti, aggiornamento della memoria con lo spostamento di uno degli oggetti, e una sessione di test finale con gli oggetti collocati in quattro posizioni diverse.

 

Queste scoperte suggeriscono che intervenendo su specifiche dinamiche molecolari, come l’inibizione dell’HDAC3, potrebbe essere possibile non solo affrontare il declino cognitivo associato all’invecchiamento, ma anche offrire nuove speranze nel trattamento di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer e altre forme di demenza.

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