Questa estate, il Mediterraneo, e in misura minore l’Atlantico, hanno registrato temperature molto al di sopra delle medie stagionali. Questa situazione non è priva di conseguenze.
A metà agosto, le acque del Mar Ligure hanno raggiunto i 30°C, quelle del Tirreno meridionale si sono avvicinate ai 32°C. Anche l’Adriatico e lo Ionio raggiungono in alcuni punti i 30°C. E anche nel resto del Mediterraneo le cose non vanno meglio. Queste temperature sono da 3 a 5°C superiori alle medie del periodo, e raggiungono i livelli tipici dei mari dei tropici.
Se da un lato è piacevole per i vacanzieri nuotare in acque tropicali, dall’altro è molto meno vantaggioso per la biodiversità. Le conseguenze, sebbene non immediatamente visibili, sono numerose: coralli che sbiancano e muoiono, pesci che soffrono la mancanza di ossigeno e specie invasive che proliferano e si avvicinano alle nostre coste.
Il fenomeno delle ondate di calore marine potrebbe avere significative ripercussioni sulla vita degli abitanti delle coste mediterranee, con un aumento dei fenomeni climatici intensi, come le alluvioni lampo o tropical like cyclone tipici dell’autunno. Infatti, tutto il calore accumulato dal mare durante l’estate rimarrà presente per lungo tempo, influenzando questi fenomeni stagionali che si verificano tra settembre e novembre.
Se la temperatura del Mediterraneo rimane elevata fino all’autunno, le precipitazioni potrebbero essere particolarmente intense a causa di questa combinazione di un mare molto caldo con un clima che inizia a deteriorarsi. Questo fornirà molta umidità all’atmosfera, aumentando il potenziale per piogge intense e episodi di maltempo autunnali. L’allarme è particolarmente elevato quest’anno, dato che i modelli di previsione stagionale prevedono un notevole eccesso di pioggia in ottobre.
Questo riscaldamento del Mediterraneo potrebbe anche giocare un ruolo pericoloso nella formazione di tempeste, in particolare nella creazione di medicanes, una fusione delle parole ”mediterranean” e “hurricane” (uragano mediterraneo). Si tratta di tempeste di piccole dimensioni ma di potenza eccezionale. Le caratteristiche simili a quelle degli uragani o dei cicloni tropicali richiedono acque calde, una condizione più che mai presente quest’anno.
La recente tempesta che ha colpito le Baleari, in particolare l’isola di Formentera, è un monito di quello che potrebbe accadere con ancora maggiore intensità nei prossimi mesi.