Dall’inizio dell’anno, la parte settentrionale dell’Atlantico ha registrato temperature superficiali insolitamente elevate. Tuttavia, a partire da giugno, la zona equatoriale centrale dell’Atlantico ha iniziato a mostrare una diminuzione delle temperature superficiali dell’acqua (TSM), con valori compresi tra 0,5 e 1,0 gradi Celsius al di sotto della media stagionale. Se questa tendenza al raffreddamento proseguirà fino alla fine di agosto, potrebbe essere dichiarato un evento di La Niña Atlantica.
La Niña Atlantica rappresenta la fase fredda di un ciclo climatico noto come modo zonale dell’Atlantico, un’alternanza naturale tra condizioni termiche più calde e più fredde ogni pochi anni. In genere, le temperature più elevate si verificano in primavera, mentre le più basse, inferiori ai 25 gradi Celsius, si registrano tra luglio e agosto. Questo raffreddamento estivo è influenzato dai venti sulla superficie oceanica, che durante l’estate possono intensificarsi e alterare la distribuzione termica delle acque, abbassando le temperature medie.
L’importanza di monitorare questi cambiamenti risiede nel loro potenziale impatto sul clima e sul tempo atmosferico nella regione tropicale dell’Atlantico. Fenomeni come La Niña e El Niño hanno un’influenza significativa sui modelli meteorologici globali, determinando variazioni nei pattern di precipitazioni e aumentando la frequenza di eventi estremi come uragani e tempeste tropicali.
Nel cuore dell’Atlantico, vicino all’equatore, si verifica un fenomeno noto come upwelling equatoriale, in cui venti costanti del sud-est spostano le acque superficiali lontano dall’equatore, permettendo la risalita di acque più fredde dalle profondità oceaniche. Questo processo porta alla formazione di una striscia di acqua relativamente fredda lungo l’Atlantico equatoriale durante l’estate. Tuttavia, ogni pochi anni, le temperature di questa striscia possono variare significativamente a causa delle oscillazioni del modo zonale dell’Atlantico, portando alla manifestazione di eventi di La Niña o El Niño Atlantico, a seconda del raffreddamento o riscaldamento delle acque.
Il 2024 ha visto un inizio con temperature della superficie marina insolitamente elevate, che hanno superato i 30°C tra febbraio e marzo, segnando un evento di calore senza precedenti dal 1982. La rapida transizione da anomalie calde a fredde è stata altrettanto notevole, con un cambio di condizioni mai visto prima nell’Atlantico equatoriale orientale.
Questi eventi estremi non influenzano solo il clima locale ma anche i modelli meteorologici globali, con potenziali ripercussioni su fenomeni meteorologici estremi in altre parti del mondo. Ad esempio, precedenti eventi di El Niño Atlantico sono stati collegati a riduzioni delle precipitazioni nella regione del Sahel, aumenti delle piogge nel golfo di Guinea e variazioni stagionali nelle piogge nel nord-est del Sud America. Inoltre, è stato dimostrato che gli El Niño Atlantici possono aumentare la probabilità di formazione di cicloni tropicali potenti vicino alle isole di Capo Verde.
Le previsioni stagionali della NOAA indicano un’attività ciclonica superiore alla norma per il 2024, basata sulle previste condizioni di La Niña nel Pacifico equatoriale e sulle elevate temperature dell’oceano nell’Atlantico tropicale settentrionale. Gli esperti della NOAA stanno monitorando attentamente questi sviluppi e pubblicheranno un aggiornamento alla fine del mese per informare se si è concretizzato un pieno sviluppo della Niña Atlantica. In tale occasione, verranno esaminate anche le teorie scientifiche riguardanti le cause di questi fenomeni e come la loro frequenza potrebbe essere influenzata dal riscaldamento globale antropogenico nel corso del prossimo secolo.