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Prospetti di cura per l’Alzheimer: un nuovo peptide potrà invertire il declino cognitivo

Leandro Fontana di Leandro Fontana
24 Giu 2024 - 18:44
in Magazine
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La malattia di Alzheimer, un disturbo neurodegenerativo progressivo, colpisce circa 55 milioni di persone a livello globale, causando un grave declino cognitivo e perdita di memoria. In Giappone, circa 4,4 milioni di persone soffrono di demenza, con previsioni che indicano un aumento a 6,5 milioni entro il 2060.

 

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(METEOGIORNALE.IT) Un team di ricercatori dell’Okinawa Institute of Science and Technology (OIST), guidato dal Professor Emerito Tomoyuki Takahashi, ha sviluppato un peptide sintetico, PHDP5, che mira ai primi stadi dell’Alzheimer. Questo peptide assicura la disponibilità di dynamin per il riciclo delle vescicole nei neuroni, dimostrando un significativo ripristino delle funzioni di memoria e apprendimento nei topi transgenici.

 

La dinamina è fondamentale per la salute delle sinapsi cerebrali, che sono le giunzioni tra i neuroni dove le informazioni vengono trasmesse tramite neurotrasmettitori. Questi neurotrasmettitori sono contenuti in vescicole sinaptiche, che devono essere costantemente riciclate. Un passaggio essenziale in questo processo è il recupero della membrana (endocitosi) da parte della dinamina.

 

Nella fase iniziale dell’Alzheimer, la proteina tau, normalmente coinvolta nella stabilizzazione dei microtubuli, si dissocia da essi e si assembla in nuove strutture, rendendo la dinamina non disponibile per l’endocitosi. Man mano che la malattia progredisce, tau si accumula in grovigli neurofibrillari, rendendo difficile il trattamento.

 

Il team dell’OIST ha dimostrato che PHDP5, inibendo l’interazione tra dinamina e microtubuli, assicura la disponibilità di dinamina per l’endocitosi delle vescicole, ripristinando la comunicazione tra i neuroni. Nei topi transgenici, PHDP5 ha significativamente migliorato le capacità di apprendimento e memoria.

 

PHDP5 è stato modificato per includere un peptide penetrante cellulare, permettendo l’amministrazione intranasale e un’alta concentrazione nel cervello. Questo metodo riduce i potenziali effetti collaterali in altre parti del corpo.

 

Il team di ricerca, ora guidato dal Dr. Zacharie Taoufiq, continua a lavorare sul miglioramento del peptide e dei suoi effetti in vivo. L’obiettivo è aumentare la quantità di PHDP5 nel cervello, minimizzando gli effetti collaterali. Stanno anche collaborando con l’OIST Innovation Division per avanzare il peptide attraverso il pipeline di produzione, coinvolgendo aziende farmaceutiche per i trial clinici necessari.

 

Il cammino dalla ricerca al farmaco è lungo, ma i ricercatori sono ottimisti. La scoperta che il declino cognitivo può essere efficacemente invertito se trattato precocemente rappresenta una speranza significativa per il futuro trattamento dell’Alzheimer.

 

Riferimento: “The microtubule-dynamin binding inhibitor peptide PHDP5 rescues spatial learning and memory deficits in Alzheimer’s disease model mice”, Brain Research. DOI: 10.1016/j.brainres.2024.148987 (METEOGIORNALE.IT)

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