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      Home » Meteo Mediterraneo, scoperta la causa di una crescente possibilità di cicloni
      Ad PremiereCambiamento climatico

      Meteo Mediterraneo, scoperta la causa di una crescente possibilità di cicloni

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 23/04/2024
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      4 Min Lettura
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      Nel corso dell’ultimo anno, la comunità scientifica si è intensamente dedicata allo studio dei fenomeni estremi noti come Medicanes (unione delle parole inglesi “MEDIterranean” e “hurriCANE”), analizzando le condizioni meteorologiche del Mar Mediterraneo. Un recente studio coordinato dall’Università Aldo Moro di Bari ha evidenziato una diminuzione significativa della temperatura della superficie del mare prima dell’effettiva formazione di questi eventi ciclonici, un indizio potenzialmente cruciale per prevedere tali fenomeni.

      L’indagine, condotta in collaborazione con diverse istituzioni accademiche italiane, tra cui l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, l’Università di Venezia Ca’ Foscari, l’Università di Catania e l’Università di Genova, è stata recentemente pubblicata su “Nature – Scientific Reports”. La ricerca si è concentrata sull’analisi delle temperature superficiali del Mediterraneo nei giorni che hanno preceduto la genesi di 52 diversi cicloni mediterranei registrati dal 1969 al 2023.

      I ricercatori hanno osservato che, nei giorni che anticipano la formazione dei Medicanes, si verifica un abbassamento delle temperature fino a 4°C. Questo fenomeno, definito “Thermal Drop”, appare come una caratteristica distintiva dei Medicanes e potrebbe fungere da precursore, offrendo così un’opportunità per migliorare le strategie di mitigazione del rischio costiero legato all’impatto di questi uragani.

      L’analisi dettagliata delle variazioni termiche è stata possibile grazie all’uso di dati satellitari e modelli di rianalisi forniti da servizi come il “Copernicus Marine Environment Monitoring Service” e l’ “European Centre for Medium-Range Weather Forecasts”. Giovanni Scardino, primo autore dello studio e ricercatore all’Università di Bari, ha sottolineato l’importanza di questi dati per comprendere meglio i processi di ciclogenesi nel Mediterraneo.

      Mario Marcello Miglietta, professore di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Bari e coautore dello studio, ha aggiunto che i Medicanes, pur essendo simili ai cicloni tropicali per certi aspetti, si sviluppano inizialmente come cicloni delle medie latitudini, ma possono intensificarsi rapidamente a causa dell’interazione tra aria e mare. I risultati suggeriscono che il “Thermal Drop” potrebbe essere utilizzato per prevedere con alcuni giorni di anticipo la formazione di Medicanes.

      Il lavoro è parte del progetto ARCHIMEDE, finanziato nell’ambito del Pnrr, che mira a definire meglio la vulnerabilità e il rischio dei Medicanes lungo le coste ioniche della Sicilia. La ricerca è guidata da Giovanni Scicchitano, del Dipartimento di Scienze della Terra e Geo-Ambientali dell’Università di Bari, che ha evidenziato la necessità di validare ulteriormente il Thermal Drop con un numero maggiore di eventi, soprattutto per i cicloni extratropicali.

      Inoltre, è stato sviluppato un sistema Web GIS per permettere la condivisione dei dati tra diversi gruppi di ricerca. Parallelamente, si sta lavorando su un algoritmo di intelligenza artificiale che, analizzando il Thermal Drop e altri dati geografici, potrebbe identificare in anticipo le aree costiere più vulnerabili all’impatto dei Medicanes. Questi sforzi rappresentano un avanzamento significativo nella previsione meteorologica e nella gestione dei rischi legati ai cambiamenti del clima e alle condizioni meteorologiche estreme nel Mediterraneo.

      Credit CNR.

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