
(METEOGIORNALE.IT) Uno studio dell’Università di Ottawa pubblicato su The Astrophysical Journal sfida il modello attuale dell’universo mostrando che, in realtà, non ha spazio per la materia oscura.
In cosmologia, il termine ”materia oscura” descrive tutto ciò che sembra non interagire con la luce o il campo elettromagnetico, o che può essere spiegato solo attraverso la forza gravitazionale. Non possiamo vederla, né sappiamo di cosa sia fatta, ma ci aiuta a capire come si comportano galassie, pianeti e stelle.
Proposta di un nuovo modello
Rajendra Gupta, professore di fisica presso la Facoltà di Scienze, ha utilizzato una combinazione delle teorie delle costanti di accoppiamento covarianti (CCC) e della “luce stanca” (TL) (il modello CCC+TL) per raggiungere questa conclusione. Questo modello combina due idee: su come le forze della natura diminuiscano nel tempo cosmico e su come la luce perda energia quando viaggia a lunga distanza. È stato testato e si è dimostrato in linea con diverse osservazioni, come su come le galassie siano distribuite e su come la luce dell’universo primordiale si sia evoluta.
Questa scoperta sfida la comprensione prevalente dell’universo, che suggerisce che circa il 27% di esso è composto da materia oscura e meno del 5% da materia ordinaria, il resto essendo l’energia oscura.
Mettere in discussione la necessità della materia oscura nell’universo
“I risultati dello studio confermano che il nostro lavoro precedente (osservazioni dell’universo primordiale del JWST e cosmologia ΛCDM) sull’età dell’universo di 26,7 miliardi di anni ci ha permesso di scoprire che l’universo non richiede la materia oscura per esistere”, spiega Gupta. “Nella cosmologia standard, l’espansione accelerata dell’universo si dice sia causata dall’energia oscura, ma è in realtà dovuta all’indebolimento delle forze della natura man mano che si espande, non a causa dell’energia oscura”.
I “redshifts” si riferiscono a quando la luce viene spostata verso la parte rossa dello spettro. Il ricercatore ha analizzato i dati di recenti articoli sulla distribuzione delle galassie a bassi redshift e sulla dimensione angolare dell’orizzonte sonoro nella letteratura ad alti redshift.
“Ci sono diversi articoli che mettono in discussione l’esistenza della materia oscura, ma il mio è il primo, a mia conoscenza, che elimina la sua esistenza cosmologica pur essendo coerente con le principali osservazioni cosmologiche che abbiamo avuto il tempo di confermare”, afferma Gupta.
Mettendo in discussione la necessità della materia oscura nell’universo e fornendo prove per un nuovo modello cosmologico, questo studio apre nuove strade per esplorare le proprietà fondamentali dell’universo. (METEOGIORNALE.IT)
