(METEOGIORNALE.IT) Dicembre segna un periodo di passaggio, concludendo la stagione autunnale e introducendo quella invernale dal primo giorno del mese. Questa svolta climatica è differente dall’inizio dell’inverno astronomico, che si verifica circa venti giorni dopo. Generalmente, questo mese è tra i più gelidi dell’anno. Particolarmente nel settentrione italiano, il freddo si accentua a causa delle inversioni termiche, che generano uno strato di aria ghiacciata e favoriscono la comparsa di fenomeni quali nebbie e foschie, portando a un ambiente decisamente più freddo. In altre zone d’Italia, il picco del freddo si osserva tra gennaio e febbraio. Al contrario, nel Nord, febbraio è caratterizzato da un lieve rialzo delle temperature, grazie a un maggiore apporto di luce solare. Alcuni pomeriggi di febbraio possono essere anche miti, mentre a marzo la differenza di temperatura Nord, Sud Italia si attenua.
Per quanto riguarda le previsioni per dicembre 2023 è complesso anticipare con esattezza le condizioni atmosferiche. Tuttavia, basandoci sulle proiezioni stagionali, l’analisi di modelli matematici quali quelle del Centro Meteo Europeo, quello tedesco, e i primi dati che vengono dal Google Meteo, possiamo ipotizzare che le temperature si manterranno leggermente al di sopra della norma più che altro per l’eccessiva intensità delle ondate di calore, alternate a periodi freddi, ma non eccezionali così come quelli miti. Si prevede un clima invernale più evidente soprattutto nella parte settentrionale d’Italia, dove non dovrebbero verificarsi episodi di siccità estrema come quelli sperimentati nel 2022, forse dimenticati quasi ovunque, assai meno in parte del Piemonte.
È importante sottolineare che quelle che discuteremo sono solamente stime e non previsioni meteo dettagliate. Lo scopo è andare a comprendere i perché del meteo e clima, citando anche quanto avvenuto nel passato. Si parla di cambiamento climatico, caldo estremo, ma come abbiamo riportato varie volte, la scienza dimostra, con pubblicazioni e prove certe, che in questa fase avremo ancora ondate di gelo, e persino una parte o una intera stagione anche molto più fredda della media. Da alcuni mesi, per esempio, viene discusso l’evento di freddo che investe la Scandinavia, dove in un contesto emisferico costituisce un’eccezione. Ma tale novità potrebbe essere collegata a El Niño? Forse, perché anche alcune aree della Siberia sono immerse nel gelo siderale.
Quest’anno, l’evento climatico El Niño attira molta attenzione, principalmente per la sua intensità straordinaria e per la sua collocazione geografica, che potrebbe portare a condizioni di freddo estremo in Siberia. Questo fenomeno, però, non implica automaticamente che l’Europa subirà le stesse temperature gelide. Infatti, affinché il freddo siberiano raggiunga l’Europa, è necessario che si verifichino particolari turbolenze climatiche, spesso scatenate da un fenomeno noto come Stratwarming. È fondamentale, tuttavia, ricordare che uno Stratwarming non sempre causa un’inversione delle correnti atmosferiche, essenziale per il trasporto del freddo dalla Siberia all’Europa, un fenomeno conosciuto anche come Buran.
Inoltre, prevedere un’ondata di gelo con largo anticipo è spesso complicato, come si è visto nell’evento climatico di gennaio 1985. In quell’occasione, il gelo colse tutti di sorpresa, con previsioni affidabili disponibili soltanto pochi giorni prima dell’evento stesso. La storia di quell’inverno ebbe inizio a dicembre, quando le condizioni meteorologiche non indicavano la possibilità di eventi climatici estremi.
Il fenomeno El Niño di quest’anno è un argomento di grande interesse, specialmente per la sua forza e la posizione che potrebbe causare un freddo intenso in Siberia. Tuttavia, per trasferire parte di questo freddo in Europa, sono necessarie condizioni meteorologiche specifiche, spesso scatenate da un evento di Stratwarming. È essenziale sottolineare che uno Stratwarming non implica automaticamente un’inversione delle correnti aeree e quindi il trasferimento del freddo dalla Siberia all’Europa, fenomeno noto come Buran.
La difficoltà di prevedere con precisione un’ondata di gelo è evidente nell’evento climatico di gennaio 1985. In quel caso, il gelo arrivò inaspettatamente, con previsioni accurate possibili solo pochi giorni prima. L’inizio di quell’inverno, a dicembre, non mostrava segni premonitori di eventi climatici estremi.
Quest’anno, l’evento di El Niño sta generando molto interesse, soprattutto per la sua intensità e posizione che potrebbe portare a un freddo estremo in Siberia. Tuttavia, per che il freddo siberiano arrivi in Europa, è necessario un disturbo climatico, potenzialmente causato da uno Stratwarming. È importante notare che uno Stratwarming non garantisce sempre un cambiamento delle correnti aeree che potrebbe portare il freddo dalla Siberia all’Europa, noto come Buran.
Prevedere un’ondata di gelo in anticipo non è sempre possibile, come dimostrato dall’evento climatico di gennaio 1985. In quell’occasione, il freddo arrivò improvvisamente, con previsioni affidabili disponibili solo poco prima. L’inizio di quell’inverno, a dicembre, non indicava la possibilità di eventi climatici estremi.
L’attuale El Niño desta grande interesse, in particolare per la sua intensità e per la sua posizione, che potrebbe causare un gelo severo in Siberia. Tuttavia, affinché parte di questo gelo si sposti in Europa, sono necessarie condizioni specifiche di disturbo meteorologico, spesso innescate da uno Stratwarming. È cruciale ricordare che uno Stratwarming non sempre provoca un’inversione delle correnti, essenziale per il trasporto del freddo dalla Siberia all’Europa, noto anche come Buran.
La previsione di un’ondata di gelo con largo anticipo può essere difficile, come evidenziato dall’evento climatico di gennaio 1985. In quell’occasione, il gelo arrivò inaspettatamente, con previsioni accurate possibili solo poco prima. La situazione di quell’inverno, iniziata a dicembre, non sembrava preannunciare eventi climatici estremi.
Nel mese di dicembre 1984, la meteorologia europea ha presentato un quadro variegato. Inizialmente, il Mar Caspio è stato testimone di gelate notevoli, mentre in Italia, nella parte occidentale del continente e in Scandinavia, le temperature sono rimaste sorprendentemente miti. Un importante cambiamento climatico si è verificato sul Mediterraneo centrale con la formazione di una depressione meteorologica. Nel frattempo, la Scandinavia ha sperimentato un aumento delle temperature grazie a flussi d’aria calda provenienti dall’Italia. In Italia, più precisamente nella zona nord-occidentale, si è verificato un calo delle temperature, fenomeno che ha interessato anche la Spagna.
Nel corso del 3 e 4 dicembre, la parte centrale e meridionale dell’Italia ha subito un peggioramento meteorologico dovuto a una depressione nel Mediterraneo. Questo sistema meteorologico, benché esteso su gran parte della penisola, non ha influenzato il Nord Italia, dove il clima è rimasto sereno, specialmente nelle Alpi ricoperte di neve.
Nei giorni seguenti, la depressione ha perso intensità e le condizioni meteorologiche in Italia sono migliorate notevolmente. Contemporaneamente, una debole perturbazione proveniente dall’Atlantico ha iniziato ad avvicinarsi all’Europa occidentale. Durante il weekend del 7 e 8 dicembre, il tempo in Italia è rimasto piacevole, con cieli sereni su gran parte della penisola, sebbene con nuvolosità sparsa lungo le coste ioniche e lievi concentrazioni di nubi in Sicilia meridionale e in Abruzzo.
Il 9 dicembre, la situazione meteorologica in Italia è stata caratterizzata da un regime anticiclonico che ha garantito condizioni meteorologiche stabili e serene, nonostante la presenza di qualche nuvola isolata. Nello stesso periodo, nelle Isole Britanniche e in Spagna si sono verificate alcune perturbazioni, con un fronte atlantico che ha raggiunto in particolare le prime.
Successivamente, il 10 dicembre, un sistema perturbato di origine atlantica ha attraversato l’Europa centrale, spostandosi poi verso i Balcani. In Italia, il tempo è rimasto prevalentemente sereno, malgrado alcuni accumuli nuvolosi in diverse regioni.
Tra il 10 e il 15 dicembre, un significativo abbassamento delle temperature ha interessato la Russia, specialmente a est degli Urali, con un nucleo freddo distinto anche nella regione di Mosca. In Francia e nella valle dell’Ebro in Spagna, si sono formati strati di nebbia e nubi basse, condizioni tipiche di alta pressione e umidità elevata.
Il 14 dicembre di quell’anno si registrò un’improvvisa crisi climatica, caratterizzata da intense precipitazioni che colpirono le regioni delle Venezie e delle Marche. Il giorno seguente, la situazione meteorologica si complicò ulteriormente a causa di correnti instabili provenienti dal Mediterraneo, che causarono un aumento della copertura nuvolosa in Sardegna e nelle aree nord-occidentali dell’Italia, e portarono piogge anche in Spagna.
Durante questo periodo, nell’Europa centro-occidentale, Italia inclusa, si assistette a un innalzamento delle temperature. Questo aumento termico fu il risultato dell’arrivo di masse d’aria più temperate e dalla presenza di poche nubi. Si formò un’ampia zona di alta pressione di origine subtropicale, che escluse sia le influenze delle correnti atlantiche sia la pressione alta tipica della Russia.
In questo contesto, la prima fase dell’inverno del 1984-1985 non mostrò segni di fenomeni climatici particolarmente severi, lasciando inaspettate le condizioni meteorologiche più rigide che si sarebbero manifestate nel mese successivo. Questi eventi climatici estremi furono preceduti da un’anticipazione di freddo e neve durante il periodo delle festività natalizie. Tale sviluppo risultò sorprendente per tutti, incluso per i meteorologi più rinomati del tempo.
Il 14 dicembre di quell’anno, un improvviso cambiamento climatico portò precipitazioni intense in alcune regioni italiane, tra cui le Venezie e le Marche. Il giorno seguente, l’instabilità delle correnti mediterranee aumentò la nuvolosità in Sardegna e nelle regioni nord-occidentali d’Italia, con piogge che interessarono anche la Spagna.
Contemporaneamente, in Europa centro-occidentale, inclusa l’Italia, si registrò un generale aumento delle temperature, dovuto all’arrivo di masse d’aria più calde e all’assenza di nuvolosità significativa. Si stabilì un’ampia area di alta pressione di origine subtropicale, mentre le correnti atlantiche e l’alta pressione russa non ebbero alcun impatto significativo.
Questo inizio dell’inverno 1984-1985 si caratterizzò per l’assenza di eventi climatici estremi, non facendo presagire gli imprevisti cambiamenti rigidi che si sarebbero verificati il mese successivo. Questi cambiamenti furono anticipati da un’ondata di freddo e neve durante il periodo natalizio, sorprendendo tutti, compresi gli esperti meteorologi dell’epoca. Ma ecco che si ebbe uno Stratwarming, un evento in Stratosfera che sino a quell’anno non era mai stato discusso in pubblico, e a farlo fu il Colonnello (allora aveva tal titolo) Baroni in TV nella trasmissione “dedicata alle previsioni meteo su Rai 1”.
Lo “Stratwarming” o riscaldamento stratosferico è un fenomeno atmosferico caratterizzato da un rapido e notevole aumento della temperatura nella stratosfera, la seconda principale fascia dell’atmosfera terrestre. Questo evento, che si verifica principalmente durante l’inverno nell’emisfero settentrionale, ha effetti diretti sulla troposfera, la fascia più bassa dell’atmosfera, dove si svolge la maggior parte dei fenomeni meteorologici che influenzano direttamente il clima terrestre.
Il riscaldamento stratosferico influisce sulla configurazione dei venti a livelli elevati, causando un’inversione del normale flusso occidentale. Di conseguenza, si verifica uno spostamento delle masse d’aria, con venti freddi che vengono trasportati da est verso l’Europa e l’Italia. Questo trasporto di masse d’aria gelide provoca un netto calo delle temperature e può portare a ondate di freddo intenso.
Un fenomeno specifico associato a questo processo è il “Buran”, un vento freddo e secco che soffia dalle steppe dell’Asia centrale verso l’Europa orientale e l’Italia. Questo vento è noto per la sua intensità e per le basse temperature che porta con sé, che possono causare significative ondate di gelo.
Gli eventi di rilevante freddo che seguono un forte riscaldamento della stratosfera sono stati osservati in diverse occasioni. Un esempio significativo è quello del gennaio 2017, un periodo durante il quale si sono verificati eventi meteorologici notevoli a seguito di un intenso riscaldamento stratosferico avvenuto a dicembre. Durante questo periodo, i grandi fiumi dell’Europa orientale sono gelati a causa delle basse temperature. Inoltre, l’effetto della neve caduta in maniera abbondante sull’Adriatico, noto come “Adriatic snow effect”, ha portato a precipitazioni nevose copiose in quella regione.
Il freddo intenso ha avuto impatti significativi anche in diverse città italiane, congelando fontane a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari. Questi eventi dimostrano come un riscaldamento stratosferico possa avere effetti diretti e significativi sul clima a livello locale, causando condizioni meteorologiche estreme. (METEOGIORNALE.IT)

