(METEOGIORNALE.IT) Nel contesto climatico attuale, si assiste a un’alternanza di fenomeni meteorologici che oscillano tra estremi di caldo e freddo. Recentemente, l’attenzione si è concentrata sulle possibili incursioni di aria fredda provenienti dalle regioni settentrionali, come la Scandinavia e la Siberia, fenomeni che potrebbero portare a significative diminuzioni delle temperature. Il Buran, un vento freddo proveniente da queste regioni, è stato oggetto di particolare interesse per i mesi a venire, non a novembre.
D’altra parte, il fenomeno climatico El Niño, contrapposto a La Niña, tende a favorire ondate di calore di notevole intensità, talvolta portando a temperature record. Attualmente nell’Emisfero Sud si sta vivendo la fine della primavera e l’avvicinarsi dell’estate meteorologica, con temperature che hanno già raggiunto livelli eccezionalmente alti. Questo riscaldamento è attribuito all’influenza di El Niño. Curiosamente, invece, El Niño nell’Emisfero Settentrionale è spesso correlato a un abbassamento delle temperature, in particolare nella Siberia, nell’Europa nord-orientale e nella Scandinavia, e questo può aumentare il rischio di ondate di freddo in Europa. Tuttavia, non si prevede un inverno particolarmente rigido, con temperature sotto la media.
Secondo le previsioni del modello matematico ECMWF, l’Italia dovrebbe vivere un inverno più mite del solito, con abbondanti nevicate in montagna, soprattutto sulle Alpi a quote superiori ai 1200/1500 metri. Rimane incerta la possibilità di nevicate sulla Valle Padana o nelle zone basse dell’Appennino, anche se le attuali condizioni meteorologiche sembrano favorevoli, già da questo novembre.
Un aspetto meno evidenziato, ma altrettanto importante, è il rischio di improvvisi e intensi riscaldamenti invernali. Questi fenomeni sono meno percepibili in aree dove l’aria tende a ristagnare come la Valle Padana, che in inverno tende a formare una sorta di cuscinetto di aria fredda. Tuttavia, gli effetti del calore invernale sono immediatamente evidenti in zone montuose come le Alpi e poi in tutto il resto dell’Italia.
Dunque, se da un lato non si può trascurare la possibilità di eventi di freddo, dall’altro non si possono ignorare i periodi di caldo eccessivo e le temperature sopra la media.
Gli ultimi giorni di dicembre 2021 e 2022 hanno visto in Italia, e in ampie zone dell’Europa, ondate di calore anomale, che hanno persistito anche dopo l’inizio del nuovo anno. All’inizio del 2023, l’Europa ha sperimentato un evento climatico eccezionale. In un periodo “idealmente freddo, con aspettative di nevicate durante le vacanze natalizie”, il continente europeo ha invece affrontato un’ondata di calore sorprendente. Ciò che ha reso questo evento ancora più straordinario è stato il fatto che, a livello globale, le temperature sono state inferiori alla media di riferimento a causa dell’effetto raffreddante de La Niña.
Si sarebbe potuto aspettare un inverno severo nell’emisfero settentrionale, in particolare in Europa. Invece, si è verificata una situazione anomala, frutto di una combinazione di fattori atmosferici.
Un sistema di bassa pressione nell’Atlantico settentrionale e un’area di alta pressione sul Mediterraneo hanno creato un flusso di aria che ha trasportato masse di aria calda dall’Africa nordoccidentale verso l’Europa, provocando un significativo aumento delle temperature. Questa situazione ha portato a un’inversione delle aspettative stagionali, con effetti tangibili e a volte sorprendenti sul clima europeo.
Queste masse d’aria, nel loro percorso attraverso l’Atlantico, hanno incontrato superfici marine più calde del solito, con anomalie termiche tra 1 e 2 gradi Celsius sopra la norma. Questo ha contribuito significativamente al fenomeno, portando temperature eccezionalmente elevate in varie parti dell’Europa durante la fine del 2022 e i primi giorni del 2023. Nelle Alpi lo Zero Termico è salito vertiginosamente, quasi a livelli che sarebbero normali d’estate. Si era formato un anticiclone a effetto detto Dome, che con la compressione di aria nei bassi strati. Questo succede quando in quota la pressione atmosferica è molto elevata. Tale effetto è causa delle ondate di calore estivo. E tale anticiclone può davvero tornare per un certo periodo di dicembre, anche se forse non con l’entità del Capodanno 2023. Ma siccome viviamo continui sconvolgimenti atmosferici, escludere un altro evento meteo eccezionale, se non addirittura i venti caldi africani derivanti da una futura bassa pressione in Spagna, non possiamo escluderli. Ed ecco che tra effetto Dome e vento adiabatico, si potrebbero toccare valori invernali temporaneamente anche sui 28/30 gradi.
Nessuno può dirlo, ma la casualità vorrà che essi si realizzino verso Natale, sbiancando anche la neve artificiale degli alberi allestiti per la festività. Vi sembra folle? A me no, non vedo più limite al meteo estremo.
Il risultato di questa situazione climatica inusuale del Capodanno 2023 è stato la registrazione di temperature anormalmente elevate per il periodo, con valori superiori ai 20 gradi Celsius in alcune aree dell’Europa centrale, un fatto eccezionale per questa stagione. In diverse nazioni europee sono stati infranti i record nazionali di temperatura per i mesi di dicembre e gennaio, e centinaia di stazioni meteorologiche hanno segnalato valori mai raggiunti in passato per questo periodo dell’anno. Tra i record più significativi si annoverano: il 31 dicembre 2022, a Dresda in Germania, si sono raggiunti i 19,4°C, superando il precedente record di 17,7°C datato 1961.
A Praga, nella Repubblica Ceca, si sono toccati i 17,7°C, superando di poco il record precedente del 1961. Il primo giorno del 2023, a Bilbao in Spagna, si è arrivati a 25,1°C, battendo il record del 2022. In Francia, a Besançon, si sono registrati 18,6°C, un valore mai raggiunto dal lontano 1918. A Varsavia in Polonia, con 18,9°C, si è battuto il record del 1993. Infine, a Lolland in Danimarca, i 12,6°C hanno superato il precedente massimo del 2005.
Ebbene, quei 20 gradi in Germania fanno riflettere, e sono ad oggi più preoccupanti di allora, alla luce del tempo atmosferico che abbiamo vissuto sino ad ora. Pensate che il foliage in ritardo ovunque, che comincerà anche al Sud Italia dove di botto si vivono cali di temperature anche di 15 gradi rispetto a qualche giorno fa. Ma questa è solo una fase, e vedrete che passerà, riportandoci verso un periodo caldo, magari poi seguito da uno gelido, con crolli termici come quelli vissuti lontano nel tempo, come il 26 e 27 dicembre 1996, quando in clima abbastanza mite periodo, giunse in Italia il vero Buran. Quello che portò già il 26 sera ed il 27 la neve nella costa adriatica, nella Sardegna orientale fin sul mare, e che a fine mese, con il transito di una perturbazione favorì una forte nevicata nel Centro Nord Italia.
Ebbene, nell’attuale contesto tutto può succedere, persino che a dicembre si palesi il Buran, il gelo dalla Siberia con nevicate in Italia, oppure che il mese trascorra instabile, per poi avere una vampata di mitezza estrema verso Natale e poi il grande gelo. Sono eventi meteo che in passato abbiamo comunque già vissuto, però con estremi ridotti rispetto a quelli potenzialmente possibili perché oggi c’è il meteo estremo.
Nel dicembre del 1996, l’Italia fu interessata da un evento meteorologico di rilevante portata: l’arrivo del Buran, un vento freddo proveniente dlala Siberia che irruppe in Italia in nemmeno 24 ore. Il fenomeno ebbe inizio con l’avanzata dell’aria fredda dall’Europa orientale verso l’Europa centrale, influenzando prima Germania e Austria e successivamente anche la Francia, dove iniziarono a cadere i primi fiocchi di neve.
Tra il 26 e il 28 dicembre, l’alta pressione proveniente dalla Russia (anticiclone siberiano) guadagnò terreno, estendendosi su tutta l’Europa e raggiungendo valori pressori vicini ai 1045 hPa. Questo causò un’invasione di aria fredda su tutto il continente, influenzando in particolare l’Italia a partire dal Triveneto dal pomeriggio del 26 dicembre. Il giorno successivo, gran parte del paese registrò temperature sotto lo zero, con il Nord Italia che vide cieli sereni, mentre nel medio Adriatico e al Sud si verificarono intense nevicate anche lungo le coste, con accumuli di neve che in alcune zone collinari superarono il metro.
In particolare, nel Nord Italia si registrarono temperature estremamente basse, con punte di -15° nelle pianure padane e valori che difficilmente superavano gli 0° durante il giorno. È interessante notare come l’aria fosse particolarmente fredda negli strati medio-bassi dell’atmosfera (tra il suolo e i 2000 metri di quota), mentre ad altitudini superiori i valori non fossero eccezionali. Ad esempio, a 500 hPa (circa 5400 metri) il 27 dicembre si sfiorarono soltanto i -30°, a differenza di valori ancora più bassi registrati in altri anni come il -42° nel 1985 o il -40° nel 2001 durante l’irruzione siberiana del 13 dicembre. Questo è spiegabile con il fatto che l’aria fredda continentale siberiana è tipicamente più fredda negli strati medio-bassi, poiché proviene da zone pianeggianti dove il freddo si accumula di giorno in giorno a causa della compressione esercitata dall’alta pressione.
Tra il 28 e il 29 dicembre, il freddo raggiunse il suo apice, con temperature di -13° a 1500 metri nell’estremo nordest italiano, e un’isoterma di -9° che si estendeva fino al Lazio. Contemporaneamente, sull’Europa occidentale iniziò a formarsi una nuova depressione atlantica, che si spostò verso l’Italia nei giorni seguenti. Tra il 29 e il 31 dicembre 1996, questa depressione avanzò verso l’Italia, portando correnti temperate e umide mediterranee che, scorrendo sull’aria fredda preesistente, generarono un fronte caldo e determinarono nevicate su tutte le pianure del Nord e inizialmente anche sulla Toscana.
Il 31 dicembre, con l’arrivo del fronte freddo, la Pianura Padana si svegliò con un manto bianco di 30-40 cm, dando inizio all’anno nuovo sotto una copiosa nevicata. Nel Centro-Sud, invece, l’aria calda aveva ormai rimpiazzato quella fredda, portando a precipitazioni piovose fino a quote medie, talvolta sotto forma di rovesci o temporali. Un evento meteo estremo, avvenuto in anni in cui l’estremizzazione climatica era ben più ridotta rispetto ad oggi. (METEOGIORNALE.IT)
