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Il contesto della ricerca

Un recente studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE suggerisce⁣ che i resti ossei rinvenuti nella Cueva de los Mármoles siano stati modificati per essere‌ utilizzati in rituali, piuttosto che per il consumo,⁣ in periodi che vanno dal Neolitico all’Età del Bronzo. L’Università ​di Cordoba ha partecipato a questo studio internazionale, ⁤documentando modificazioni post-mortem delle ​ossa non ​legate al consumo.

Molti resti ossei depositati ⁣nelle grotte preistoriche presentano ​tagli⁢ e segni, che la comunità scientifica ha talvolta attribuito⁣ al loro utilizzo per il consumo umano. Lo‌ studio, presentato dal ricercatore dell’Università di Cordoba Rafael Martínez Sánchez e⁣ condotto da Zita Laffranchi e Marco Milella dell’Università di Berna ⁢(Svizzera), insieme ad altri ricercatori di diversi centri di ricerca, amplia la⁣ nostra conoscenza dei ‌riti funerari del Neolitico, documentando come le società​ preistoriche modificassero le ossa umane​ per farne uso.

Metodologia ‌e risultati

Per raggiungere⁢ questo obiettivo, sono stati ⁢analizzati più di ⁣400 resti. Corrispondenti sia ad ‌adulti che a ⁣preadulti, sono stati ritrovati nella Cueva de los Mármoles⁣ a Priego de Córdoba, e sono conservati nel Museo ​Archeologico della città. Grazie a stampi ad alta risoluzione studiati con un microscopio elettronico, il team di ricerca ha osservato⁤ che molti dei segni su alcune ossa sono ‍compatibili con un‌ processo di pulizia effettuato al fine di utilizzare i resti ossei come strumenti‍ e non (almeno, in principio) per il consumo.

Interpretazione ​dei segni sulle ossa

Come spiega Martínez Sánchez, ‌stabilire‍ che i segni delle ossa corrispondano a un uso ‍(strumenti) o a un altro (cibo) ⁢è difficile, soprattutto perché questi resti sono stati depositati sulla superficie della grotta, piuttosto che essere ‌sepolti,⁢ quindi potrebbero aver subito altri tipi di modificazioni tafonomiche (da animali, calpestio…) nel corso degli anni. Tuttavia, lo ‌studio non interpreta i segni sulle ‌ossa come indicativi ‍del loro ‌utilizzo per ottenere parti molli da⁢ esse, per il consumo. Piuttosto, sono visti come prova⁣ di un processo di pulizia più accurato, coerente con ⁤il loro⁣ uso‍ strumentale. Tra i reperti, sono stati⁢ trovati una fibula con un’estremità appuntita, una tibia modificata ‍e un cranio.

 

Il contesto storico

Inoltre,⁢ la datazione‍ al carbonio-14 di dodici resti ​ha indicato ​tre periodi di uso funerario della grotta: nel 3800 a.C., ‌2500 a.C., e ‌intorno al 1300 o 1400 a.C. Il primo di questi periodi, che​ corrisponde al Neolitico, coincide ‍con una diffusione nell’uso dei dolmen destinati a sepolture collettive. Quindi, era un’epoca caratterizzata da una grande‌ preoccupazione per gli antenati.

Correlazione tra i periodi di sepoltura e l’inizio del ⁤megalitismo

Questa‌ sovrapposizione tra il primo periodo di sepolture nella grotta ⁤e l’inizio del Megalitismo, insieme al fatto che⁣ i segni sulle ossa non sembrano compatibili con il consumo, rafforza l’idea del gruppo ⁣di ​ricerca che i ⁣resti⁤ umani ⁣fossero‌ modellati per essere ⁣utilizzati ⁤come strumenti in un dato momento.

Utilizzo delle ossa in rituali

Come ⁢sostiene Martínez Sánchez, “Sembra che ci fosse l’idea di ‌raggruppare i morti nello stesso luogo, pulire i​ resti e ⁢utilizzare le ossa come strumenti, ⁤forse legati‍ a⁢ qualche tipo di ‌rituale eseguito ⁤all’interno della cavità.”

Con ‍questo studio, il‍ team è riuscito a dimostrare un ⁣trattamento dei resti scheletrici molto probabilmente non legato​ al consumo, ma piuttosto ‌a​ fattori più complessi. Quindi, sembra che le ossa fossero utilizzate per aspetti rituali e culturali dopo il ⁤loro deposito. Inoltre, questi modi di pensare sembrano aver attraversato un lungo periodo ‌di tempo, dalla fine del Neolitico all’Età del ⁣Bronzo,⁣ un’epoca “in cui non ci aspettavamo di trovare che i corpi​ fossero ancora depositati in questa cavità”, afferma Martínez Sánchez.

Riferimento bibliografico

Riferimento: “As​ above, so below: Deposition,⁢ modification, ⁣and‌ reutilization of human ‌remains ​at Marmoles cave ⁤(Cueva de los Marmoles: Southern Spain, 4000–1000 cal. BCE)” di Zita Laffranchi, ⁤Marco Milella, Juan Carlos Vera Rodríguez, María José Martínez Fernández, María Dolores Bretones García, Sylvia ⁣Alejandra Jiménez Brobeil,‌ Julia Brünig, Inmaculada López Flores, Juan Antonio Cámara Serrano e Rafael M. Martínez Sánchez, 20 settembre 2023, PLOS‌ ONE. DOI: 10.1371/journal.pone.0291152

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