Il ritorno degli inverni di un tempo per cause naturali
(METEOGIORNALE.IT) Quando si discute di cambiamenti climatici, la nostra mente va subito all’aumento delle temperature causato dall’attività umana. Tuttavia, oggi ci concentreremo su come eventi naturali catastrofici potrebbero portare al ritorno di inverni rigidi, in netto contrasto con il trend del riscaldamento globale.
Le eruzioni vulcaniche e il loro impatto sul clima
Nel 536, le temperature si abbassarono drasticamente a causa di una nebbia di polveri, generata da un’eruzione vulcanica in Islanda che oscurò il Sole. Questo fenomeno causò periodi di siccità, carestie e una crisi economica che durò per oltre un secolo. Quell’anno, un inverno particolarmente freddo colpì molte regioni del mondo, aggravando ulteriormente le carestie. Questo portò ad un decennio in cui il clima del nostro Pianeta sembrava più freddo, con stagioni estive dal meteo imprevedibile. Una situazione simile si verificò nel 1816, noto come l’anno senza estate in Europa.
L’anno senza Estate e l’Inverno estremamente freddo
Nel 1816, un anno dopo significative eruzioni vulcaniche, il clima subì cambiamenti straordinariamente evidenti. A causa di queste notevoli variazioni, il 1816 è ricordato come l’anno in cui l’Europa non ebbe un’estate. Durante quell’estate anomala, i raccolti dell’Europa settentrionale furono devastati, molti fiumi esondarono e si osservarono persino formazioni di ghiaccio in agosto.
In Italia, durante quell’anno, si verificò un fenomeno insolito: una nevicata di colore rosso, presumibilmente a causa delle ceneri vulcaniche rilasciate nell’atmosfera dall’eruzione del Tambora nel 1815. Questo vulcano situato in Indonesia fu il principale artefice delle alterazioni climatiche e del conseguente abbassamento delle temperature. Il cambiamento climatico derivante da Tambora ebbe una durata più breve rispetto a quello del vulcano islandese.
Ricerche sulle eruzioni e il clima
Uno studio ha evidenziato come le eruzioni vulcaniche tropicali, rilasciando grandi quantità di cenere nell’atmosfera, abbiano la capacità di modificare i normali regimi di precipitazioni nell’area euro-mediterranea. Queste eruzioni possono avere ripercussioni globali, modificando significativamente le temperature.
Vulcani critici e il rischio per l’Italia
Due dei vulcani potenzialmente in grado di produrre esplosioni devastanti si trovano in Italia: il Vesuvio e i Campi Flegrei. Gli esperti avvertono che, anche se speriamo che non avvenga, una grossa eruzione è una mera questione di tempo.
Speriamo che un evento così catastrofico non colpisca l’Italia se non tra millenni, quando la scienza e la consapevolezza umana avranno compreso la pericolosità di costruire città su una caldera.
Eruzioni recenti e le loro ripercussioni
Nel 1980, il monte Saint Helens, situato nella Contea di Skamania, nello stato di Washington, subì un’eruzione di notevole portata. Questa serie di attività vulcaniche ebbe inizio il 27 marzo con una serie di esplosioni freatiche sulla cima del vulcano. Tuttavia, fu il 18 maggio che avvenne la massiccia eruzione esplosiva. Con un indice di esplosività vulcanica di 5, questa eruzione fu la più rilevante negli USA continentali da quando, nel 1915, il Lassen Peak in California eruttò, seppur in modo meno intenso.
Molti la considerano l’eruzione più catastrofica nella storia degli USA. Nei mesi che la precedettero, fenomeni sismici e emissioni di vapore, causati dalla risalita del magma sotto il vulcano, formarono un notevole rigonfiamento e fratture sul lato nord del monte. Le ceneri rilasciate rimasero nell’atmosfera per un anno, attenuando parzialmente la radiazione solare e causando un abbassamento delle temperature di circa 0,5°C.
Un altro evento eruttivo degno di nota avvenne con il vulcano Pinatubo nel 1991. Questa eruzione, di tipo krakatoiano, colpì il Pinatubo nelle Filippine. L’attività iniziò il 7 giugno e portò gravi conseguenze per l’ambiente e le persone della zona.
In 400 anni, numerose eruzioni con impatto sul clima
Uno studio ha analizzato le variazioni climatiche e pluviometriche seguite a 14 importanti eruzioni avvenute negli ultimi 400 anni. Le eruzioni vulcaniche nelle regioni tropicali, rilasciando grandi quantità di cenere nell’atmosfera, possono effettivamente alterare il normale andamento delle precipitazioni nell’area euro-mediterranea.
Altre possibili cause di raffreddamento
Oltre alle eruzioni vulcaniche, la caduta di un grosso meteorite potrebbe rilasciare polveri nell’atmosfera causando un temporaneo calo delle temperature. Da non sottovalutare anche l’aumento esponenziale del traffico aereo, che potrebbe avere effetti sul clima terrestre.
Conclusione
Sebbene l’idea di rivivere inverni come quelli di una volta possa sembrare affascinante, non dovremmo sperare che ciò avvenga a seguito di un cataclisma. Le ripercussioni a livello locale sarebbero troppo gravi e comprometterebbero la vita di molte persone. Dobbiamo, invece, individuare come ridurre il disturbo che facciamo al Pianeta con la nostra presenza. Insomma, non inquinando atmosfera, terra e mari. (METEOGIORNALE.IT)
