L’inquinamento da plastica rappresenta uno dei più gravi problemi della storia dell’umanità. C’è però una novità che potrebbe venirci in aiuto.
Uno studio, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, condotto dagli scienziati dell’Università della California di San Diego e dello Scripps Institution of Oceanography ha ideato dei materiali biodegradabili che potrebbero sostituire l’uso convenzionale della plastica e contrastare l’inquinamento. Ma vediamo insieme i dettagli.
Il problema della plastica: è dovunque
La plastica è ormai onnipresente sul Pianeta, anche nelle zone più remote e impensabili. Diamo qualche numero assurdo. Secondo le stime attuali, nell’arco di un solo anno circa 8 miliardi di chili di plastica raggiungono i mari e gli oceani e si prevede che nel 2025 questi valori aumenteranno considerevolmente.
Il gruppo di ricerca ha ideato una sostanza simile alla plastica che si biodegrada nell’oceano in meno di un mese. Esso è formato da schiume poliuretaniche in grado di degradarsi nel compost.
Gli studiosi hanno individuato un mix di funghi e batteri che riesce a colonizzare la schiuma e a “cibarsene“. In altre parole, i microrganismi la scompongono nelle sostanze chimiche di partenza, che possono essere consumate da altri animali.
La risoluzione a grande scala
Queste forme di vita marina, sono presenti naturalmente nell’ecosistema marino. Quando gli organismi si stabiliscono sulle schiume si assiste alla formazione di una specie di barriera corallina microbica, naturale ed innocua. Quindi, così facendo, non ci sarebbe nemmeno il problema della dissoluzione dei materiali.
Ricordiamo che la plastica “Normale” si degrada in 250-1000 anni, ma con punte di 6 mila (stimate ovviamente!), quindi è una sorta di “Per sempre” per la specie umana.
LA vera soluzione a grande scala, però, non è quella di plastiche bio, ma di usarla con la testa. Riciclare, ridurre, risparmiare. Sono tre parole chiave che vanno tenute a mente in qualunque case, a maggior ragione nei gravi problemi dell’umanità.