
(METEOGIORNALE.IT) Si parla spesso di produzione di neve artificiale. È una scelta sostenibile? Risolve i problemi? Oppure no? Vediamolo insieme, sapendo che la risposta lascia veramente basiti.
Elevati consumi
In primis, comporta grandi consumi energetici e l’uso di risorse idriche sempre più scarse e preziose. In epoche di riscaldamento globale la neve non cade o, se cade, le temperature sono talmente alte che in breve periodo la fanno fondere. Come se l’inverno fosse diventato una sorta di primavera.
Basti pensare che a metà febbraio 2023 mancava all’appello quasi metà della neve che negli anni passati si riscontrava in Italia (2022 a parte, altro anno veramente infausto). Di fronte a questa orribile situazione l’industria dello sci ha deciso di non fermarsi.
Eppure, durante le notti, sui versanti alpini, i cannoni sparaneve continuano a gettare sulle piste la cosiddetta neve artificiale con temperature anche sopra lo zero. Quindi riesce a non compattarsi e fonde in fretta.
Le controindicazioni
Produrre neve artificiale comporta l’impiego di enormi quantità di acqua e di energia. Ecco come funziona: serve combinare acqua e aria compressa (nelle giuste proporzioni) e successivamente refrigerare la miscela.
Solo così è possibile ottenere i cosiddetti nuclei di condensazione, da cui, con l’aggiunta di altra acqua vaporizzata, si creano i cristalli di neve veramente simili alla realtà (per non dire identici).
Ma forse non tutti sanno che, per funzionare bene e a lungo, servono delle condizioni ottimali: temperature molto al di sotto dei -3 gradi (in realtà anche -15!) e poca umidità. Condizioni che sempre più di rado si verificano sulle nostre montagne, se non a quote altissime.
L’industria sciistica
L’acqua per l’innevamento proviene da fiumi e da laghi naturali, oppure anche da bacini artificiali appositamente scavati. Ma in periodi di scarsità sarebbe utile tenerla per scopi nobili, per dissetare fauna e flora.
Per questo motivo l’uso di acqua per l’industria sciistica può entrare in conflitto con tutti gli altri settori, volendo vedere sia l’agricoltura, sia i cittadini stessi. Serve quindi un ripensamento di tali industrie e un adattamento a un clima che cambia sempre più velocemente. (METEOGIORNALE.IT)
