
(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni diffusamente viene indicata la presenza di un ciclone sull’Italia. Ebbene, tale definizione non è affatto inesatta, in quanto la descrizione di area ciclonica contempla anche quella del termine ciclone, che però niente a che fare con gli uragani che si verificano nelle aree tropicali. L’area di bassa pressione che interessa l’Italia sta richiamando aria fredda artico marittima.
L’aria artico marittima non è altro che “aria piuttosto fredda”, soprattutto alle quote superiori, che transitando dalle regioni dell’Artico passa attraverso l’Oceano Atlantico orientale, quello che bagna l’Europa si mitiga. Le acque marine, infatti, sono addolcite dalla Corrente del Golfo. Ed è per tal motivo che quest’aria non è gelida (al suolo) come quella invece che viene chiamata “aria polare”, in quanto seppur della medesima origine (artica, insomma, polare), transita sopra le terre emerse dell’Europa, generalmente nella parte orientale della Scandinavia, talvolta anche verso l’ovest della Russia, per poi raggiungere l’Italia attraverso i Balcani.
Perciò, attualmente ci troviamo sotto quella massa d’aria chiamata artico marittima, che è tra quelle “meno fredde” che raggiungono l’Italia. Questa però risulta fredda in quota al pari di quella polare.
Con l’aria artico marittima e quella polare, in coincidenza di forti precipitazioni, l’aria fredda presente in quota viene sospinta, ovvero trascinata assieme alle precipitazioni verso il basso, così che la quota delle nevicate si abbassa sensibilmente. Questa massa d’aria ospita anche nubi a forte sviluppo verticale, soprattutto dove va a contrastare con quella più calda, tali nubi sono chiamate cumulonembi. Tali nubi sono le più turbolente rispetto alle altre, e contengono degli agglomerati di ghiaccio che assumono anche la forma di palline gelate si lasciano poi trascinare verso il basso, cadendo al suolo.
Questo tipo di precipitazione e chiamata gragnola, oppure neve a grani. La neve a grani può raggiungere il suolo con temperature sopra lo zero anche di diversi gradi, sempre che l’aria sia abbastanza asciutta. Sono queste le cadute di neve più frequenti in pianura durante le irruzioni di aria artico marittima. Così che in questi giorni, hanno toccato anche il Nord Africa, dove ci sono state diverse cadute di neve a grani, come è il caso dell’Algeria.
Ebbene, definito il termine di ciclone, che comporta condizioni meteo generalmente avverse, eccetto laddove le montagne sbarrano il transito delle perturbazioni e della nuvolosità ad essa associati, abbiamo anche visto che l’aria fredda artico marittima che è giunta in Italia può produrre precipitazioni nevose sino a quote basse.
I fiocchi di neve solitamente li vediamo con temperature attorno a 0 °C, e ovviamente anche sotto. Per altro, su ciò il detto che non nevica per il troppo freddo. Questo non è affatto vero, infatti, nevica anche quando la temperatura è di molti gradi sotto lo zero. Per intenderci, può nevicare anche con 50° sottozero.
Orbene, la bassa pressione che ci interessa, tenderà a favorire l’ingresso di aria più fredda al suolo rispetto quella che abbiamo avuto, in quanto ormai vaga sulle terre emerse europee, e si sta raffreddando.
Per altro è prevista una situazione meteo detta retrograda della bassa pressione e della sua nuvolosità, e la neve è attesa a quote di pianura in varie aree delle regioni del Nord Italia, stavolta in modo più deciso rispetto al periodo precedente. Neve che è destinata a cadere soprattutto nel settore orientale.
Il peggioramento dovrebbe raggiungere l’Italia del Nord nel corso della giornata di domenica e poi parte di quella di lunedì. Ma non sono attese bufere di neve d’altri tempi si potrebbe dire in pianura.
In Italia avrà per diversi giorni un’area di bassa pressione, ovvero il ciclone. Questo favorirà precipitazioni sparse, che per il calo termico porteranno nevicate a quote basse, non solo poi al Nord Italia, ma anche al Centro. La neve, d’altronde, si è già mostrata in Sardegna a quote collinari, come nel Lazio, in Toscana, ma ecco che nel corso del fine settimana la vedremo in Adriatico. Ed è da queste parti che potrebbe nevicare con maggiore rilevanza. Ma non sono attese nevicate sulla costa. Forse, sino alla costa, si potrebbero avere rovesci di gragnola che potrebbero imbiancare il paesaggio e rendere l’atmosfera da inverno rigido.
Più a nord si sta di nuovo formando un’area di alta pressione che sta per congiungersi con quella in formazione sulle Isole Britanniche e poi quella delle isole Azzorre. Di fatto si formerà un nuovo scudo di alta pressione che ostacolerà il transito delle perturbazioni oceaniche, le quali slitteranno verso nord-est, raggiungendo le regioni dell’Artico, per poi andare a finire in Siberia e trasportare insolite nevicate come ormai è divenuto consuetudine in questi anni.
La domanda che viene fatta questi giorni è la durata del freddo. I modelli matematici sono abbastanza vaghi su scala locale e ancor più incerti sul lungo termine, dove appare marcata una sorta di lotta tra masse d’aria mite oceanica e più fredda di varia origine. Il parere di numerosi meteorologi mondiali e che l’Europa avrò probabilmente circa due settimane di temperature sotto la media. Quindi di freddo.
Insomma, l’ultima parte di gennaio 2023 e i primi di febbraio, potrebbero essere freddi, salvo novità dovute al Vortice Polare che potrebbe iniziare a degenerare in split o altro, dando seguito a ondate di gelo vaganti nel nostro Emisfero.
Ci aggiorneremo con i vari articoli dove parleranno dell’evoluzione meteo, ma anche del tempo del passato per comprendere meglio quello del futuro. Oltre che notizie dal Mondo. (METEOGIORNALE.IT)
